
Incantesimi a scuola
di Mauro Germani
Da qualche anno propongo ai miei alunni di scuola secondaria di primo grado un’attività di scrittura creativa finalizzata alla realizzazione di brevi testi fantastici o del mistero, che sappiano creare atmosfere d’inquietudine o di paura partendo da situazioni di normale quotidianità, oppure testi in grado di sorprendere il lettore, magari con un colpo di scena finale. I ragazzi solitamente accettano la sfida con impegno ed entusiasmo perché mettono in gioco la loro fantasia e la loro creatività. I risultati raggiunti sono spesso sorprendenti, come credo dimostrino i brevi racconti qui presentati.
L’ultimo incontro
di Arianna M.
Era il periodo più buio dell’anno, quando la luce cede presto il posto alle tenebre e alla paura.
Vagavo senza meta lungo un viale alberato e poco illuminato.
Il vento faceva oscillare i rami spogli degli alberi e volavano le ultime foglie secche della stagione.
Il freddo pungente entrava nelle ossa come aghi taglienti.
Nell’aria si respirava odore di legna bruciata nei camini accesi.
Durante il mio vagare distratto, una voce attirò la mia attenzione: un uomo ripeteva un nome, probabilmente quello di un cane.
L’animale si era addentrato nel bosco vicino e l’uomo lo chiamava con insistenza.
Mentre mi avvicinavo a lui, mi rendevo conto che quello non sarebbe stato un incontro casuale.
L’uomo non si era accorto della mia presenza, nonostante mi fossi avvicinato molto a lui, e quando lo salutai si spaventò. Certamente non si aspettava di trovare qualcuno in giro in una serata simile.
Mi chiese se conoscevo la zona e dove poteva essersi nascosto il suo cane. Gli parlai di una casa abbandonata al limite del bosco e gli proposi di accompagnarlo.
Il cane poteva essersi ferito tra le assi arrugginite.
L’uomo accettò e ci incamminammo nel bosco.
Non impiegò molto a capire che anche per lui non era stato un incontro casuale, ma ormai era troppo tardi…
Al mattino alcuni passanti trovarono un cane che cercava disperatamente il suo padrone al limite del bosco.
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Fermata sbagliata
di Cristina P.
Annie era una ragazza molto tranquilla. Tutti i giorni andava a scuola, non fumava, non aveva mai bevuto alcolici, non faceva niente fuori dalla norma. Aveva sedici anni, ma sembrava molto più piccola della sua età. Era esile, con un corpicino molto smilzo e piccolo, bassa quel tanto che bastava per essere definita dai suoi compagni “Nanetta”. Andava al Liceo, ma nessun suo amico o amica la apprezzava veramente, Annie lo sentiva: lei aveva questo potere strano di “vedere” oltre le apparenze, cioè se le persone dicevano la verità o erano false. E la cosa più grave, per lei, era che era rimasta orfana. Aveva da sempre vissuto con la nonna, perché i suoi genitori erano morti per qualche malattia strana, ma sapeva che la nonna le aveva sempre mentito, se lo sentiva.
Un giorno, tornando a casa da scuola, Annie sbagliò fermata del bus: scese tre fermate prima, perché non sopportava più che tutto il pullman la chiamasse “Nanetta! Nanetta! Nanetta!”.
Si trovò in una zona della città che non aveva mai visto, un posto molto strano. Lì sembrava tutto diverso: era come se tutto fosse sfocato, che in qualche modo le costruzioni e i palazzi stessero quasi per scomparire. Facendosi forza, entrò in un bar per chiedere informazioni sulla via per tornare a casa, ma stranamente era vuoto. Cercò in un altro palazzo, ma nulla, non c’era proprio nessuno. Si chiese perché avesse fatto la scemenza di scendere prima. Quel posto incominciava a farle davvero paura. Poi, ad un certo punto, vide una casa con le luci accese. Quando fu davanti all’ingresso, la porta si aprì ed una voce la chiamò. Con timore entrò e dopo alcuni passi, due figure le vennero incontro. Le mancò il fiato. Erano i suoi genitori che le dissero: “ Ti stavamo aspettando, Annie. Qui nessuno ti prenderà più in giro…”.
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Io
di Lidia S.
E’ notte fonda e sento freddo. Mi sveglio di soprassalto da un bellissimo sogno dove bambini e poi ragazzi ridono, scrivono e disegnano tutti davanti a me, e sorrido a questo pensiero.
Un ricordo veloce attraversa la mia mente. Un tempo questi ragazzi mi avrebbero fatto girare sottosopra per un nonnulla e solo io posso dire quanto mi sentissi male! Per fortuna oggi non accade più e questo mi rende felice.
I fari di una macchina illuminano l’interno dell’ambiente che mi circonda e solo ora mi accorgo che sono sola nel silenzio di questa grande stanza, adornata da incantevoli immagini di posti esotici e disegni che rappresentano i sogni o le aspettative di chissà quale ragazzo.
Ci sono giorni in cui lo stridore del gessetto tenuto inclinato dai ragazzi per scrivermi sopra mi fa rabbrividire, ma poi ogni volta viene accompagnato da una carezza tranquillizzante che mi rassicura.
La mia speranza è quella di essere sempre utile, sia oggi come in futuro, anche se ho il timore che a breve potrei essere sostituita con una di quelle diavolerie moderne chiamate “lavagne multimediali” e questo mi rattrista molto.
Ma ora basta con questi pensieri malinconici. Il sole è finalmente sorto e tra poco sentirò il vociare dei ragazzi in arrivo, i quali mi terranno compagnia per la giornata.
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Plenilunio
di Moira D.
Mi guardo intorno e ho paura. Potrei essere scoperto in qualsiasi istante. Qualcuno potrebbe piombare qui improvvisamente e svenire per il terrore.
Fu in quella notte di luna piena che tutto accadde.
Era estate ed ero uscito in giardino per prendere un po’ di fresco. Intorno c’era silenzio e la luce della luna illuminava ogni cosa. Ebbi subito una strana sensazione, poi mi parve che il chiarore lunare si facesse sempre più intenso e la luna diventasse sempre più grande… Che cosa stava succedendo?
Da tempo nel paese circolava una leggenda sulle notti di plenilunio, ma nessuno l’aveva mai presa sul serio, nemmeno io, ma adesso so che diceva il vero.
Ora eccomi qua, richiuso da non so quanto in questa casa che tutti credono abbandonata, col terrore della luce del sole, con canini lunghi e affilati e labbra rosse di sangue.
Fra un po’ mi toccherà uscire. La mia sete è diventata implacabile.
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Il nuovo compagno
di Mirea V.
Da qualche mese era arrivato in classe un nuovo compagno. Io e i miei amici notammo subito in lui qualcosa di strano. Ad esempio, non veniva mai a scuola nei giorni di sole, mentre in quelli grigi sì. Era poi sempre solo, sempre con la testa bassa e non parlava mai con nessuno; tra l’altro era sempre il primo ad entrare in classe e l’ultimo a tornare a casa, come se non volesse essere visto.
Un giorno, incuriosita dalla sua stranezza e per saperne di più, decisi di seguirlo di nascosto fino alla sua abitazione.
Dopo un po’, mi trovai davanti ad una casa cupa e nera, che sembrava abbandonata da anni.
Stavo per andarmene via spaventata, quando improvvisamente si voltò e mi vide. Mi afferrò per un braccio e mi trascinò dentro.
Quello che vidi fu raccapricciante. Mi sembrò di essere in un film horror: teschi da tutte le parti, appesi come trofei, e poi quadri con scenari di morte e dappertutto polvere, ragnatele e ossa.
Lui mi si avvicinò e per la prima volta vidi il suo vero volto. Era pallido, quasi bianco, con la bocca scarlatta, gli occhi scuri e le guance scavate, quasi senza pelle.
Poi fu il buio totale. Non ricordo nient’altro…
Adesso non so dove mi trovo. E’ notte o giorno? Vorrei urlare ma non posso, mi manca la voce. Sento dei passi, qualcuno che si avvicina.
Chi sarà? E’ venuto qualcuno a salvarmi o è ancora lui?
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Senza risposta
di Arianna M.
Milano, lunedì 17/02/2013
Cari abitanti della Terra,
durante questi lunghi anni in cui ho vissuto sul vostro pianeta, mi sono confuso tra di voi per non farmi riconoscere. In realtà sono fisicamente uguale a voi, ma il mio sapere è di gran lunga superiore al vostro in tutti i campi. Conosco cose che nemmeno immaginate perché ho potuto viaggiare oltre i confini del vostro sistema.
Più dell’aspetto fisico, quindi, ho dovuto camuffare le mie conoscenze per non mostrarmi diverso da voi, anche se molte volte avrei ceduto volentieri alla tentazione di insegnarvi tutto ciò che ignorate.
Sono venuto sulla Terra per studiare proprio voi umani, unici in tutto l’universo. Mi sono documentato sul vostro passato, ma dovevo venire a vivere tra voi per capirvi fino in fondo.
Confesso che tra poco tornerò sul mio pianeta con tante domande senza risposta.
Perché riuscite ad odiarvi fino al punto di scatenare una guerra?
Perché nel mondo ci sono persone con troppo cibo e altre invece che muoiono di fame?
Perché non vi prendete cura del vostro pianeta e lo distruggete?
Ho visto paesi e genti di ogni genere, che parlano, mangiano, vestono, pregano in modi differenti, ma le vostre diversità mi hanno colpito e confuso. Conoscervi richiede una mentalità che io non ho. Tutta la mia cultura, forse, non serve a molto.
Mi occorrerebbe avere un’anima da uomo, che nessuno mi può dare.
Quando mi chiederanno di parlare di voi, riferirò che siete 7 miliardi di esseri uguali ma diversi, e che capirvi non è cosa da alieni.
Buona fortuna!
XR342 (del pianeta F4 – Galassia Andromeda)
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I principi prigionieri
di Nicola A.
Caro diario,
voglio raccontarti di un’esperienza che ricorderò per tutta la vita: la gita scolastica ad un castello in Puglia, di cui non voglio rivelare il nome, molto conosciuto e visitato da turisti italiani e stranieri.
Ti prego di credere ad ogni parola, anche se potrà sembrarti tutto assurdo.
Una volta arrivati, ci hanno accolto due guide, Ezio e Federico, che ci hanno raccontato le vicende del castello.
Nel Quattrocento fu una fortezza e in seguito divenne la dimora di re e principi.
Le guide ci hanno fatto notare che in ogni salone erano presenti sovrani rappresentati in sculture e dipinti, mentre su altre pareti erano esposti quadri di damigelle al telaio.
Durante il percorso sono rimasto impressionato dalla bravura delle due guide, capaci di descrivere nei minimi particolari la storia di ogni oggetto, come se fosse appartenuto veramente a loro. Non solo. Mi sono accorto poi di un fenomeno strano: in momenti diversi i due accompagnatori sparivano di colpo per poi riapparire all’improvviso.
Quasi al termine della visita, le guide ci hanno voluto raccontare di un’antica leggenda intorno al castello.
Dopo la morte del re Giovanni, deceduto senza figli, il cugino Mario, per succedere al trono, fece rinchiudere i due nipoti, che avevano diritto di successione, nelle prigioni sotterranee del castello, dove morirono. Secondo la leggenda, tuttora le due anime vagano per le stanze del castello alla ricerca della libertà.
Ricordo che a quel punto, il mio sguardo è ritornato spontaneamente su un dipinto visto poco prima. Non mi sbagliavo: ritraeva proprio due uomini identici alle due guide!
Sai dopo che cosa è successo? Improvvisamente si sono spente le luci, ma solo io mi sono spaventato perché i miei compagni non avevano notato il particolare del dipinto.
Quando è ritornata la luce, le guide erano sparite. Al loro posto, due giovani accompagnatori, che si sono scusati per l’improvviso black-out. E la cosa incredibile è che nessuno dei miei compagni si è stupito, come se non ci fosse stato alcun cambiamento.
Eppure io, caro diario, so che Ezio e Federico erano le anime dei principi prigionieri.
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Risveglio
di Francesca R.
Mi svegliai di soprassalto e vidi come ogni mattina degli spiragli di luce filtrare dalla tapparella abbassata. Volevo godermi gli ultimi minuti nel letto prima di alzarmi e affrontare una caotica giornata di lavoro. L’orologio segnava le 7.30; non potevo indugiare oltre.
Scesi le scale aspettandomi di trovare mio marito che preparava la colazione.
Quando feci l’ultimo gradino, rimasi pietrificata dallo spavento. Intorno a me era tutto sottosopra: tavoli, sedie, oggetti sparsi ovunque. Qualcuno doveva essere entrato in casa durante la notte.
Con mio grande terrore, vidi mio marito per terra in una pozza di sangue, privo di sensi o forse addirittura morto. Corsi verso di lui urlando e mi resi conto che non c’era più nulla da fare perché non respirava più.
In preda al panico e non sapendo bene che cosa fare, mi precipitai verso il giardino per chiamare aiuto, ma nel corridoio, vicino alla porta, vidi qualcosa, anzi qualcuno steso per terra.
Mi bloccai e cominciai a tremare. Non riuscivo a distinguere chi fosse. La mia vista era annebbiata. Vedevo dei capelli biondi, lunghi. Con grande sforzo mi avvicinai e rimasi senza fiato.
Quel corpo disteso era identico al mio.
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Quello sguardo
di Clarissa C.
Mi trovavo in un ristorante affollato in una domenica d’estate, quando vidi una ragazza.
Era molto bella, alta, con lunghi capelli castani e con grandi occhi verdi.
Pensai subito che mi sarebbe piaciuto tanto essere come lei. Per un attimo la invidiai, poi lei mi guardò.
Aveva uno sguardo agghiacciante che avrebbe intimorito chiunque.
Io non potei fare a meno dal distogliere i miei occhi dal suo volto. Mi sembrò quasi che volesse sfidarmi. Fu una breve sensazione, ma molto intensa.
Non diedi più peso a questo strano incontro, ma col passare del tempo mi accorsi che il mio viso stava cambiando. Avevo solo vent’anni, ma ne dimostravo trenta o forse più. E così con i mesi e gli anni successivi la mia pelle peggiorò progressivamente. Pur essendo ancora giovane, sembravo una vecchia. Consultai diversi medici, feci molte visite specialistiche, ma senza alcun risultato. Ero vittima di una malattia misteriosa, che nessuno era in grado di curare.
Continuarono a passare gli anni, finché proprio il giorno del mio sessantacinquesimo compleanno, incontrai una ragazza che mi aiutò a portare le borse della spesa a casa. La osservai ed improvvisamente mi ricordai della ragazza che casualmente avevo incontrato decine di anni prima. Era lei: lo stesso viso, gli stessi capelli, lo stesso sguardo agghiacciante, come se il tempo non fosse passato.
Solamente in quel momento capii che erano bastati alcuni minuti d’invidia a cambiarmi per sempre la vita.
Anno scolastico 2012-2013, classe III B, Scuola secondaria di I grado “Marconi”, Cinisello Balsamo (Milano)
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Il volto
di Alice M.
Era ancora lui, quell’uomo. Sì, era proprio lui, ne ero sicura.
Come ogni giorno arrivava dal viale principale e passava proprio davanti a casa mia, poi si fermava dal fioraio e proseguiva la strada.
Non sapevo chi fosse, ma il suo modo di fare mi aveva incuriosito. Sempre vestito allo stesso modo, stessa espressione malinconica, stessi gesti, stesso orario.
Chi era? Dove andava?
Quel giorno lo aspettai e lui puntualmente arrivò. Decisi di seguirlo. Come sempre entrò dal fioraio, poi uscì e riprese il cammino.
Con un misto di curiosità e timore, non lo perdevo di vista. Egli procedeva lentamente, incurante di ciò che gli stava intorno.
Lasciammo il centro cittadino e ci incamminammo verso la periferia.
Ad un tratto si fermò. Mi fermai anch’io ed un lungo brivido mi percorse tutto il corpo.
L’uomo era davanti al cancello del cimitero. Guardò per un istante davanti a sé, poi entrò.
Io ebbi paura. Non mi andava di entrare in quel posto, ma poi mi feci coraggio e varcai l’ingresso.
Mi trovavo ormai a pochi passi dall’uomo, nascosta dietro un albero, quando un rumore distolse la mia attenzione da lui. Fu un attimo, mi voltai e lo sconosciuto non c’era più. Continuai a cercarlo per qualche minuto, ma dopo un po’ persi le speranze e decisi di tornare a casa abbattuta ed incredula.
Stavo per uscire quando per caso riconobbi con orrore il volto di quell’uomo su una lapide. Accanto c’era una foto di una donna e sotto i fiori che lui aveva portato.
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Incantesimo
di Erika P.
Come uscirò da questo incantesimo?
Ricordo ancora quel giorno quando mi trovai con mia cugina a casa sua, dopo che gli zii erano usciti. Non sapevamo come trascorrere il tempo. Ad un tratto ci venne un’idea geniale: andare a visitare il solaio. Ero sicura che mi sarei divertita, curiosando qua e là, nonostante la paura di incontrare qualche topo.
Vidi un grande stanzone diviso da colonne e pieno di cianfrusaglie, quadri vecchi e polverosi, giocattoli abbandonati, bauli. Vi erano ragnatele agli angoli delle pareti e sul pavimento valigie di ogni tipo, grandi e piccole.
Ad un certo punto scorgemmo un’enorme scatola di cartone, che attirò la nostra attenzione. Incuriosite, l’aprimmo e trovammo tanti vestiti di un tempo, antiche gonne di pizzo, cappelli con la veletta, guanti ricamati, collane.
Pensammo di indossare qualche abito e di divertirci a giocare alle signore dell’Ottocento, così tutte eccitate incominciammo a provare quei vestiti.
Improvvisamente, però, si spense la luce e gridammo dalla paura.
A fatica, tenendoci per mano tutte tremanti e ancora abbigliate da antiche dame, uscimmo dal solaio per rientrare nell’appartamento.
Le scale erano nella penombra, però ci sembrarono diverse, più strette del solito. Entrambe avemmo la netta sensazione che tutto intorno a noi fosse cambiato.
Ad un certo punto, ci affacciammo ad una piccola finestra.
Fuori la città non era più la stessa. Nella nebbia stava passando una carrozza, non c’erano i lampioni della luce elettrica e le persone indossavano abiti antichi come i nostri.
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Le bambole
di Alma F.
Il risveglio a casa della zia Costanzina era per me sempre traumatico.
Tutta colpa di quelle orrende bambole. Realistiche, parevano così vere da mettermi i brividi.
Esse erano presenti in tutte le stanze della casa. Mi fissavano dappertutto coi loro occhi grandi sempre aperti e non mi davano pace.
Io le detestavo, e a volte, quando la zia non c’era, lanciavo del cibo addosso ai loro volti e ai loro vestiti in sala da pranzo, così quando la zia tornava era costretta a lavarle e per un po’ non le vedevo. Stranamente la zia mi credeva quando le dicevo che si erano sporcate da sole e mi diceva di non farne parola con nessuno. Mi terrorizzava.
Quella notte non riuscivo a prendere sonno. Chissà perché sentivo che sarebbe successo qualcosa.
Mi rigirai per l’ennesima volta nel letto e mi parve che quei mostri fossero più vicini rispetto a prima, così mi voltai dall’altra parte.
Non so bene che cosa accadde poi. Ad un certo punto mi svegliai e così mi resi conto di essermi addormentata a poco a poco.
Adesso non mi trovavo più nel letto e non potevo muovermi.
Ero su una mensola e davanti a me c’era la zia Costanzina che mi guardava soddisfatta.
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Estraneo
di Matteo C.
Ieri mi sono svegliato di soprassalto e come al solito mi sono diretto in bagno ancora dormicchiando. Sono poi ritornato in camera mia per vestirmi, ma appena entrato mi sono accorto che tutte le mie cose erano sparite. Al posto dell’armadio c’era un grande specchio, il letto era diverso e sulle mensole erano disposti libri e oggetti che non mi appartenevano.
Ho pensato subito ad uno dei soliti scherzi di mio fratello, così ho sceso le scale per andarlo a dire ai miei genitori.
Quando sono arrivato in cucina, mia madre ha lanciato un urlo e mio padre mi ha chiesto chi fossi e che cosa facessi lì, nella loro casa.
“Sono vostro figlio!” ho risposto, pensando che stessero scherzando.
Subito, però, mi sono reso conto che facevano sul serio.
“Da dove sei entrato? Vattene immediatamente o chiamo la polizia!” mi ha urlato mio padre.
Io sono rimasto immobile, senza parole. Mi sentivo mancare.
Allora lui mi ha spinto con forza fuori di casa, intimandomi di non farmi più vedere, altrimenti sarebbero stati guai.
Da quel momento mi chiedo perché nessuno si ricorda più di me.
Per un giorno ho vagato per la città non sapendo che fare.
Anche i miei amici non mi riconoscono più. Sono disperato.
Da lontano vedo la mia casa, i miei genitori, mio fratello, che vivono normalmente.
E al mio posto c’è un altro ragazzo che non conosco.
Anno scolastico 2012-2013, classe III B, Scuola secondaria di I grado “Marconi”, Cinisello Balsamo (Milano)
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Incantesimi a scuola
di Mauro Germani
Da qualche anno propongo ai miei alunni di scuola secondaria di primo grado un’attività di scrittura creativa finalizzata alla realizzazione di brevi testi fantastici o del mistero, che sappiano creare atmosfere d’inquietudine o di paura partendo da situazioni di normale quotidianità, oppure testi in grado di sorprendere il lettore, magari con un colpo di scena finale. I ragazzi solitamente accettano la sfida con impegno ed entusiasmo perché mettono in gioco la loro fantasia e la loro creatività.
Dopo la lettura di alcuni brani antologici e l’individuazione delle principali caratteristiche di questo tipo di narrazione (la normalità apparente, l’equilibrio che viene spezzato da forze oscure, il finale mai rassicurante e spesso imprevedibile) e delle varie tecniche di scrittura (l’importanza dell’incipit, la differenza tra fabula e intreccio, l’uso frequente della prima persona narrante), mi limito a suggerire alcuni spunti narrativi da elaborare, cercando di far capire ai ragazzi che la scrittura è “costruzione”, che alla base di ogni testo deve esserci un lavoro continuo e paziente, affinché il racconto sia ben solido nella sua architettura e nella sua invenzione.
Naturalmente la tecnica non è tutto. Perché un racconto sia davvero riuscito, è indispensabile la particolare sensibilità dell’autore, la sua capacità di creare con la parola un mondo (anche in poche righe), dare vita a dei personaggi e a situazioni che possiamo percepire credibili.
In questo senso ogni alunno sperimenta le proprie potenzialità creative, scopre la magia della scrittura e soprattutto uno sguardo diverso verso se stesso e la realtà. Spesso le storie nascono proprio dal mondo vissuto dei ragazzi, dalle loro esperienze, che vengono poi trasfigurate in senso fantastico. Le inquietudini e le paure nascoste della vita di ogni giorno prendono così corpo sulla carta, ma sono governate dai loro autori, quindi vengono distanziate ed in qualche modo esorcizzate.
I risultati raggiunti sono spesso sorprendenti, come credo dimostrino i brevi racconti qui presentati.
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MATERIALI
Allarme scrittura, i giovani non sanno più usare la penna
di Angela Padrone
Ci sono ricercatori convinti che la perdita di dimestichezza con la penna abbia effetti negativi sul nostro cervello.
“Mamma, ma perché devo proprio imparare a scrivere bene le lettere? Basta che pigi i tasti e vengono da sole...” Paolo, quarta elementare, ha già ben chiaro il problema: vale la pena impegnare i bambini, e poi i ragazzi, con la scrittura a mano, visto che poi useranno sempre di più la tastiera? Ha ancora senso sforzarsi con penna e matita?
Negli ultimi anni l’allarme di molti pedagoghi si è diffuso soprattutto nel mondo occidentale: quattro anni fa una ricerca americana constatava che i ragazzi di 16-17 anni non sapevano più scrivere in corsivo, l’85% usava solo lo stampatello. In Gran Bretagna la ricerca di Docmail rilevava due anni fa che un adulto usava carta e penna per scrivere al massimo una volta ogni 41 giorni e che un terzo delle persone non aveva scritto nulla a penna nei precedenti sei mesi. Si dirà: pazienza, è il mondo che cambia. Invece non è così: la scrittura influenza chi siamo.
Ci sono ricercatori convinti che la perdita di dimestichezza con la penna abbia effetti negativi sul nostro cervello. Manfred Spitzer, psicologo tedesco e specialista del cervello, ha scritto Demenza digitale (Il Corbaccio), un libro nel quale sostiene che l’uso della tecnologia abbia effetti negativi sull’ippocampo, portando alla perdita della memoria, alla riduzione delle capacità spazio-temporali e, alla lunga, anche a una maggiore probabilità di sviluppare l’Alzheimer. Esempi pratici che ognuno può verificare su se stesso: l’atrofizzazione della memoria numerica (nessuno ricorda più i numeri di telefono, perché sono tutti nella memoria del cellulare), perdita del senso di orientamento (senza navigatore ormai ci si smarrisce).
“Perdere la capacità di scrittura manuale sembra avere dei risvolti negativi sulla qualità del pensiero“. Questa è la teoria del professor Bernardo Vertecchi, ordinario di Pedagogia dell’Università Roma Tre: quando si scrive con la tastiera c’è più distacco tra la persona e il testo, sostiene. Viceversa scrivere a mano metterebbe in moto qualcosa nel nostro cervello e non solo migliorerebbe la padronanza della lingua, ma ne sarebbero influenzate perfino le capacità matematiche. “Per non parlare del senso di autonomia – aggiunge Vertecchi – che dà la capacità di scrivere velocemente degli appunti su un pezzo di carta“. (continua qui)
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Il curriculum di scrittura nella scuola superiore
di Beatrice Mezzina
Come si insegna l’Italiano nel triennio delle Scuole Superiori italiane? Perché negli Esami di Stato i commissari sembrano sempre più stupiti delle basse competenze degli studenti, scritte e orali, anche nei Licei?
Tralascio in questa sede alcuni problemi generali che pure sono da approfondire preliminarmente:
- la perdita progressiva delle capacità di lettura e scrittura negli studenti, per una diversa strutturazione dell’area cognitiva, per lo strapotere dell’immagine, per l’uso e l’abuso di strumenti tecnologici di ogni genere, per il divario generazionale e culturale degli studenti della scuola di massa con la cultura degli adulti e degli insegnanti; e altro;
- il durissimo lavoro degli insegnanti, lasciati soli e umiliati dalla scarsissima considerazione politica, sociale, economica della loro funzione, mal formati, crocifissi per tutti i mali della scuola, incerti tra una selezione invocata dal ministro come panacea di tutti i mali e l’impossibilità di lavorare in una scuola che assicuri a tutti un’istruzione alta, visti gli scarsissimi mezzi offerti alla scuola e la scarsa considerazione sociale della stessa; e altro.
- Il Curriculum di Italiano nel triennio delle scuole superiori, pur con qualche lodevolissima eccezione, non dà spazio all’insegnamento della scrittura. Per altro il curriculum di scrittura dovrebbe coinvolgere tutti i docenti, non solo quelli di Italiano.
- Gli studenti non scrivono se non nei compiti in classe, pochissimi insegnanti pretendono un quaderno, da esaminare costantemente, su cui gli studenti si esercitino nelle varie tipologie di scrittura. Pochissimi i percorsi sulle tecniche dell’ argomentazione e testuali.
Vero è che, in buona parte, l’insegnamento dell’Italiano nel triennio si basa sulla spiegazione della letteratura, sullo studio della stessa che gli studenti tendono a condurre in modo mnemonico e senza attenzione ai testi, marginalizzati rispetto allo studio dei manuali.
Così per la storia, per la filosofia, per tante altre discipline in cui la scrittura risulterebbe utilissima in funzione dell’apprendimento.
In conclusione, si avvii la riflessione… e si imposti nelle scuole un buon curriculum di scrittura. Se non si batte sull’obbligatorietà di un preciso curriculum di scrittura, ogni anno negli Esami di Stato avremo sempre gli stessi compiti giudicati negativamente, disordinati, nemmeno graficamente ben impostati. (continua qui)
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L’arte della scrittura come valore aggiunto
di Pio Sangiovanni
L’arte dello scrivere e di esprimere liberamente la propria personalità è una delle caratteristiche fondanti delle competenze dell’italiano. Tuttavia i nuovi sistemi di valutazione che si vanno affermando sembrano non tenere conto di questo aspetto che, invece, contraddistingue la cultura dei giovani e la scuola italiana.
Negli ultimi due decenni l’evoluzione della scuola italiana ha prodotto un sistema che, nel tentativo di innovare all’insegna delle famose tre “i” (Inglese, Informatica e Impresa), ha provocato una serie di contraddittorie riforme che non sempre sono andate in una direzione univoca e chiara.
Almeno su un aspetto il disegno è stato perseguito in modo sistematico: il taglio indiscriminato delle risorse della scuola pubblica con il pretesto di eliminare presunti sprechi e razionalizzare il funzionamento delle istituzioni scolastiche, la formazione di classi pollaio e la precarizzazione endemica della categoria dei docenti.
Il problema oggi è quello di riuscire a valorizzare ancora di più e meglio questo aspetto, senza trascurare l’innegabile esigenza di misurarsi onorevolmente con i problemi e le sfide del nostro tempo evitando, tuttavia, di ridurre tutto a formule e a semplificazioni che hanno come unico risultato di svuotare di contenuti quelle competenze fondamentali, che non possono prescindere dalla capacità di costruire un discorso, un ragionamento, utilizzando indifferentemente il linguaggio verbale e quello scritto. In altre parole, essere in grado di esprimere quello che si è. Ecco a cosa serve, tra l’altro, l’elaborazione di un testo scritto, argomentativo, creativo, espositivo o informativo. (continua qui)
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Sei righe al giorno per far crescere la concentrazione
“I bambini si sono subito incuriositi e hanno partecipato con un entusiasmo enorme“, racconta Filomena Mancini, maestra di quarta elementare nella scuola Mar dei Caraibi di Ostia: è tra gli insegnanti che conducono l’esperimento della cattedra di Pedagogia su scrittura e pensiero. Perfino lei, insegnante di lungo corso e laureata in pedagogia, è stata sorpresa dalle prime reazioni dei suoi alunni.
Ecco, cosa devono fare esattamente?
“Devono scrivere 5-6 righe su un argomento che viene indicato ogni giorno“.
Sembra facile, ma poche righe a volte rendono il compito più difficile…
“Sì, loro erano abituati a scrivere, ma di solito scrivono di più, anche una o due pagine su un certo argomento, e qualcuno viene assistito nel lavoro, a seconda delle capacità di ognuno o delle difficoltà di apprendimento… Invece stavolta tutti hanno trovato positivo il fatto di dover concentrare il pensiero in poche righe e di dover scegliere la cosa più importante. Perfino i bambini che di solito hanno qualche problema in più hanno avuto risultati migliori”
Insomma, lei vede già degli effetti positivi.
“Abbiamo iniziato da poco. Più in là si potranno cominciare a valutare i risultati. Però anche in così poco tempo io ho osservato aspetti che possono migliorare il lavoro personalizzato su ogni bambino e anche sulla classe nel suo insieme…
Intanto ho notato una liberazione della creatività. Ma soprattutto quello che si è visto subito e che mi ha colpito è stato un livello di concentrazione superiore al normale“. (continua qui)
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Problemi all’esame di Stato
I maturandi italiani hanno serie difficoltà a scrivere in italiano… Ci sono tuttavia differenze a seconda della tipologia di scuola. Nei licei il 37% dei temi analizzati viene considerato insufficiente, negli istituti tecnici la percentuale sale al 75,5% e negli istituti professionali addirittura all’80%.
Per quanto riguarda la competenza testuale, cioè il rispetto delle consegne e la coerenza e coesione nello svolgimento, il 58% dei temi non raggiunge la sufficienza. Per la competenza grammaticale (uso delle strutture grammaticali e del sistema ortografico e interpuntivo), il 54% degli elaborati è insufficiente. Per la competenza lessicale-semantica (disponibilità di risorse lessicali), la percentuale sale al 63%. E per la competenza ideativa (organizzazione di argomenti pertinenti su un’idea di fondo) i temi insufficienti sono il 59%. (continua qui)
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Problemi all’università
di Fabrizio Tonello
L’italiano che trasmettono gli elaborati scritti degli studenti (anche nelle lauree magistrali) è spesso povero, approssimativo, una lingua che non permette certo di dominare i concetti, di rielaborarli, di usarli nella professione. Se non mettiamo rimedio a questa situazione, tutto ciò che facciamo in aula sarà inutile: gli studenti semplicemente non posseggono gli strumenti cognitivi per “trattenere” le nozioni che tentiamo di offrire loro. (continua qui)
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LA SETTIMANA SCOLASTICA
Il nuovo che avanza
La politica (la politica?) in primo piano questa settimana. Il governo Letta si è dimesso e si prepara il governo Renzi. Mai Letta è stato così propositivo come nei giorni prima delle dimissioni: addirittura ha prodotto un Impegno Italia con la proposta di un “patto di coalizione” per condurre l’Esecutivo sino a fine legislatura.
Un impegno tardivo. Vi troviamo il proposito di incrementare le scuole materne, un nuovo regolamento sulla valutazione, 2 miliardi di euro per la sicurezza degli edifici, la chiusura delle graduatorie a esaurimento; i corsi abilitanti universitari e i concorsi triennali; un nuovo sistema di ripartizione del fondo ordinario, di contribuzione e delle borse di studio per l’università; “ristrutturare i cicli scolastici per consentire ai giovani italiani di diplomarsi prima in linea con gli standard europei”: iniziare a 5 anni (considerando scuola a tutti gli effetti la scuola dell’infanzia) per finire a 18.
Ma già si parla del programma di Renzi per la scuola e si torna a leggere l’intervista al respondabile scuola del PD da lui nominato, Davide Faraone. La scuola viene nuovamente definita come a ogni cambiamento di governo “una priorità” e si annuncia un viaggio di Renzi nelle scuole italiane. Anche la moglie di Renzi, Agnese Landini, insegnante precaria, dice che può aprire al marito “uno squarcio sulla realtà” dell’istruzione.
Si fa il conto delle cose lasciate in sospeso dalla ministra Carrozza: 30 decreti attuativi del Decreto scuola, la vicenda scatti da definire, la questione PAS infanzia e primaria, il Decreto per l’avvio del II ciclo TFA ordinario.
La ministra Carrozza saluta: “Non smetterò di pensare e lavorare per gli studenti e per il cambiamento di questa povera Italia“. E fa un bilancio a parer suo positivo del suo ministero. C’è da dire che su qualche provvedimento il governo fa un passo indietro, come sul “bonus libri“, su qualcun altro tergiversa, come sull’entrata gratuita dei docenti nei musei, a proposito dell’intervento contro la dispersione scolastica si parla di “pasticcio“: il ministero assegna più fondi alla Lombardia, dove il fenomeno è meno grave, che alla Campania, regione con una vera emergenza: la misura comunque è difesa dal sottosegretario Rossi Doria.
Un comunicato del Movimento 5 Stelle afferma che
“la ripartizione dei fondi per il contrasto del fenomeno della dispersione scolastica di cui al decreto ministeriale n. 87 del 10 febbraio c.m. (allegato B) non è avvenuta secondo i criteri dettati dal decreto stesso all’art. 6, comma 1“.
Il successore di Carrozza? Tra ciellini e montiani. Per il successore si fanno nomi non graditi al mondo della scuola: quelli dei ciellini Mauro e Lupi e soprattutto quelli di esponenti di Scelta Civica: Irene Tinagli, Pietro Ichino, Andrea Romano, Stefania Giannini. Questo il commento di Lucio Ficara:
Se così dovesse essere il termometro dello scontro politico-sindacale tra il nuovo ministro dell’Istruzione e gli stessi sindacati sarà fortissimo e inevitabile… In più di una circostanza gli esponenti di Scelta Civica hanno dichiarato ostilità agli insegnati…
Se il nuovo Ministro dell’istruzione partirà con l’idea pregiudiziale, che i docenti delle scuole secondarie lavorano soltanto 18 ore settimanali e sono dei privilegiati, conservatori e una casta corporativa protetta dai sindacati e magari ultra pagati, lo scontro sarà durissimo e il Governo Renzi è destinato a naufragare prima di iniziare.
E se fosse un docente? Giuseppe Grasso di “Quota 96” suggerisce tra chi cercare il nuovo ministro dell’Istruzione
Ci permettiamo di proporre a Renzi, se avrà un po’ di coraggio e di ambizione in più, di pensare a un maestro, a un professore o a un preside per tale difficile e spinoso compito. Sarebbe un segnale di immenso valore politico, di grandissima portata storica.
Della stessa idea alcuni dirigenti scolastici. A dirigere la scuola ci vuole non un docente universitario o un rettore, dicono, non un intellettuale, meno ancora un economista o un giurista, ci vuole un docente o un dirigente scolastico.
Giovani: precari e garantiti
Parola di Lapo. Il presidente della Fiat John Elkann, parlando il 14 febbraio a Sondrio in un incontro con gli studenti della città per parlare proprio di lavoro e di scuola, ha parlato:
Molti giovani non colgono le tante possibilità di lavoro che ci sono o perché stanno bene a casa o perché non hanno ambizione.
Non è la prima volta che chi sta bene se la prende con i giovani e usa epiteti come bamboccioni, sfigati o choosy.
Subito smentita. Contemporaneamente proprio in questi giorni uno studio realizzato e presentato a Roma da ItaliaOrienta, Fondazione italiana che si occupa di orientamento, presenta un identikit degli studenti che stanno per diplomarsi totalmente diverso: i giovani hanno idee chiare, sono determinati e non disposti a subire passivamente le decisioni della famiglia. Il 72% di essi si dichiara disposto ad andare all’estero, il 60% sceglierebbe l’università e il 30% un lavoro subito. Tra costoro il 16% opterebbe per l’artigianato.
Incazzarsi e reagire. Per il sociologo del lavoro Domenico De Masi, di fronte a numeri così esorbitanti di disoccupazione giovanile e alle etichettature troppo semplicistiche e spesso negative, ai precari e ai disoccupati non resta altro che “incazzarsi e reagire”, senza aspettare passivamente le decisioni di una politica troppo distratta.
Il governo per i giovani: premiare il merito. La Corte dei conti boccia il Miur e il ministero dell’economia sui soldi per gli universitari. I magistrati hanno indagato sul Fondo per il sostegno della formazione universitaria e sulla Fondazione per il merito, istituiti nel 2010 dalla riforma Gelmini. I venti milioni iniziali sono stati stanziati, ma mai spesi, il fondo per il merito non è decollato, mentre la fondazione semplicemente non esiste. Non un euro è finito in questo triennio nelle tasche degli studenti meritevoli.
Il governo per i giovani: recupero scolastico. Da quanto emerge da un’indagine del portale Skuola.net, 1 studente su 2 non potrà frequentare i corsi di recupero a scuola. E’ questa è infatti la percentuale, su un campione di 2250 studenti tra i 14 e i 19 anni, di chi afferma che il proprio istituto non organizzerà le lezioni pomeridiane per far recuperare i brutti voti in pagella. Per la restante metà degli intervistati i corsi ci saranno, anche se non sempre gratis: l’11% di loro dovranno pagare.
Lavorare di più, essere pagati meno
Punti di domanda sugli scatti. Il 13 febbraio in Commissione Bilancio del Senato il relatore Antonio D’Alì (Nuovo Centro Destra) ha sollevato dubbi sulla copertura finanziaria del pagamento ai docenti degli scatti relativi all’anno 2013; chiesti chiarimenti al Governo, che si è impegnato a fornirli nella prima riunione utile.
I punti interrogativi, secondo il relatore, sono più di uno. Il primo riguarda il fatto che il decreto prevede di imputare all’esercizio finanziario del 2014 spese connesse con oneri relativi all’anno 2013; e questo, ha sottolineato D’Alì, “viola il principio di annualità del bilancio proprio della legge di contabilità”. L’obiezione più importante è però un’altra ed è assai più sostanziale.
Occorre chiarire se il riconoscimento della maggiore anzianità stipendiale acquisita nell’anno 2013 consolidi in capo al dipendente una situazione giuridica soggettiva perfetta, che andrà dunque riconosciuta anche in futuro. In tal caso, trattandosi di oneri a regime, andrà fornita la proiezione decennale dei costi di cui all’articolo 17, comma 7, della legge di contabilità e chiarito come verrà affrontato il maggior onere per gli anni 2014 e seguenti.
Che fine hanno fatto 2 miliardi? Intanto Silvia Chimienti, deputata del M5S, denuncia
che la finanziaria di Tremonti del 2008 prevedeva espressamente che il 30% degli oltre 8 miliardi di euro tagliati alla scuola pubblica avrebbe dovuto essere impiegato strutturalmente proprio per pagare gli scatti del personale scolastico. Cosa che, evidentemente, non è mai stata fatta… Stiamo parlando di ben 2 miliardi di euro: dove sono finiti questi soldi? Per quale motivo il Governo vuole attingere al MOF, fondo per il miglioramento dell’offerta formativa, dal momento che ha a disposizione per legge ben 2 miliardi?
Il Mof non è un bancomat. Il baratto scatti-Mof provoca discordie tra i sindacati. Categorica la Flc Cgil: “Il fondo per il Miglioramento dell’offerta formativa (MOF) non si tocca, in pericolo l’autonomia scolastica”. Di tutt’altro avviso Cisl, Uil e Gilda: quei 200 milioni di euro non sono il ‘tesoretto’ dei presidi, sostengono, e devono tornare nelle tasche dei lavoratori. Per l’Anief toccare il MOF significa avallare l’idea che gli aumenti di stipendio non siano ormai più materia contrattuale.
Un esempio di cosa vuol dire il taglio del Mof per le scuole è questo: in una scuola in provincia di Bergamo tagliato il corso di Inglese.
L’onorevole Manuela Ghizzoni (PD) dichiara di condividere
“le preoccupazioni di studenti, genitori, insegnanti, dirigenti e personale Ata. Una riduzione così forte delle risorse per il miglioramento dell’offerta formativa non potrà non avere pesanti ricadute sull’autonomia scolastica e sulla qualità dell’offerta didattica dei singoli istituti. Non si può usare il Mof come un bancomat: bisogna immettere risorse fresche per il buon funzionamento della scuola“.
Vedremo se l’appello sarà raccolto dal nuovo ministro e dal nuovo esecutivo.
Non stanno meglio dli Ata. Quello che era successo a inizio anno con i soldi maturati con gli ultimi scatti d’anzianità, dei quali si chiedeva la restituzione a tutto il personale della scuola, avviene ora per le “posizioni stipendiali” del personale Ata (assistenti tecnici, amministrativi e ausiliari). Adesso il Ministero dell’Economia chiede la restituzione degli importi per le mansioni aggiuntive, che non sono soltanto un lavoro in più, ma competenze riconosciute dopo appositi corsi di specializzazione e che sono stati riconosciuti dall’ultimo contratto di lavoro a partire dal settembre 2011.
Cisl, Uil, Snals Confsal e Gilda inviano una diffida al Miur e al Mef con cui “si intima alle due amministrazioni di non procedere al recupero delle retribuzioni connesse alle posizioni economiche“. Parallelamente i sindacati hanno proclamato lo stato di agitazione per il personale Ata che si asterrà da tutte le prestazioni aggiuntive. La Flc Cgil dal 21 febbraio ha proclamato lo sciopero delle attività aggiuntive per un mese. L’Anief si dice pronto a ricorrere al giudice del lavoro. Il tavolo di conciliazione è stato riconvocato per il 18 febbraio.
Protestano anche i dirigenti scolastici. Per effetto di misure di contenimento della spesa, che hanno cancellato oltre duemila sedi dirigenziali, ridistribuendo il lavoro e le responsabilità sui dirigenti rimasti, c’è stato un incremento medio del lavoro del 25% a testa. Il tutto a retribuzione invariata, per effetto del blocco decretato con DL 78/2010. Anzi, a lavoro accresciuto il Mef vuole fare corrispondere una diminuzione della retribuzione di circa 2.000 euro annui.
Precari gli insegnanti, precari gli insegnamenti
Chi ha vinto un concorso, ne deve fare un altro? Si parla con insistenza dell’indizione di un altro concorso a cattedra entro la fine del 2014, allora ci si domanda quale sarà la sorte di chi nel frattempo è risultato idoneo al concorso del 2012, ma non è entrato in ruolo. Chi ha superato un concorso, per avere una cattedra di ruolo dovrà sostenerne un altro?
Posti di sistegno a rischio. L’unificazione delle aree del sostegno nelle scuole superiori si farà già da quest’anno e con essa sono a rischio moltissimi posti di lavoro nella scuola.
In ruolo con stipendi da precari. Un’altra trovata del governo per risparmiare ai danni del personale della scuola è il proposito di estendere per i docenti neo-assunti il primo “gradone” (ora di 8 anni) a 9 o addirittura a 10: per due anni lavorare in ruolo ma con stipendi da precari. Il teorema è “immissioni in ruolo ma meno diritti“.
Prosegue il taglio di insegnamenti. Dopo il taglio degli insegnamenti di Geografia, Storia dell’Arte, Latino, Diritto, i Laboratori degli Istituti Tecnici (ne abbiamo parlato qui), ora tocca alla Filosofia. Scuola e università sembrano avviate verso un processo di espulsione della materia: la sperimentazione di un ciclo abbreviato di quattro anni della scuola secondaria superiore potrebbe portare alla perdita di un anno di insegnamento (due invece di tre) nei licei, mentre in alcuni corsi di laurea, come Pedagogia e Scienze dell’Educazione, la filosofia è uscita dalle tabelle disciplinari. Per Gianni Vattimo
È un passo verso la disumanizzazione. In generale i Paesi in cui non si insegna la filosofia sono i peggiori.
Per Robeto Esposito
Si vuole così occludere lo spazio dove si forma lo spirito critico. Indebolire ogni resistenza a un diffuso realismo in base a cui, qui o altrove, non c’è da prefigurare nulla di diverso da quello che abbiamo sotto gli occhi.
Fuga dalla scuola
Aumentano i pensionamenti. In questo quadro, nonostante i limiti posti dalla riforma Fornero, cresce il numero degli insegnanti che chiedono di andare in pensione. Il 31 agosto del 2013 andarono in pensione 10.860 insegnanti, il prossimo primo settembre andranno in pensione in 13.380: 2.520 in più, con un aumento pari al 23 per cento.
A facilitare l’uscita degli insegnanti dalla scuola è anche l’età di tantissimi prof e maestri – di ruolo e precari – che fanno di quello italiano uno dei corpi docenti più anziani in Europa. Ma, sostiene Francesco Scrima della Cisl, conta molto anche la “frustrazione: insegnare oggi richiede fatica e impegno che non vengono riconosciuti“. Inoltre i docenti temono un ulteriore peggioramento della situazione.
Ne fa fede la lettera di una docente di Fabriano, Giuseppina Tobaldi, che è stata ripresa da varie testate:
Cari studenti, vi confesso che tante volte ho avuto la tentazione di togliere il disturbo e battere in ritirata. Ancora di più negli ultimi anni: anni di degrado culturale, ormai ne sono convinta, pianificato, voluto, non casuale.
Sento un senso di nausea insopportabile ogni volta che all’improvviso qualcuno scopre che “bisogna rimettere al centro dello sviluppo del paese la scuola (quella pubblica, ca va sans dire), la ricerca e la cultura“: sono solo slogan, cari ragazzi e cari genitori, solo prese per il culo, di solito immediatamente smentite da votazioni in commissione contro il ripristino delle ore di storia dell’arte, da tagli del ministero alle risorse per il miglioramento dell’offerta formativa, dai soliti contributi alle scuole paritarie o dal mortificante trattamento ricevuto dai nostri ricercatori, veri talenti che appena possono ci abbandonano.
Un appello per Tsipras
Varie associazioni del mondo della scuola esprimono la ricerca di un soggetto politico nuovo, che sia un interlocutore valido per “esigere una grande inversione di rotta dalle politiche di austerity e nuovi investimenti su istruzione, formazione, ricerca e difesa del patrimonio culturale“. L’appello si può leggere e firmare qui:
Come persone di scuola e università, abbiamo visto anno dopo anno il frutto delle politiche di austerity. Abbiamo contato ore, anni e docenti tagliati, abbiamo visto crescere la precarietà e diminuire la qualità, abbiamo visto il venir meno delle risorse per compensare, nella scuola, quello che nel resto della società provoca diseguaglianza nelle opportunità.
Abbiamo chiesto invano un’inversione di rotta, la fedeltà alla nostra Costituzione perché la scuola pubblica e l’università fossero al centro degli investimenti del nostro Paese. Ora non ci vogliamo arrendere.
Le prossime elezioni per il Parlamento Europeo ci offrono l’occasione per pensare ad un’altra Europa possibile, che impari dalla crisi e non si alimenti della crisi, dove si sceglie cosa produrre per vivere e non si viva per produrre.
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SEGNALAZIONI
Per informazioni vedi qui.
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Seminari promossi da IRIS (con Rete ELLIS e altri) presso la sede dell’ASP Golgi Redaelli, via Olmetto 6 Milano, nelle date sotto specificate.
Seminari Europa/Europe: esplorazioni storico-interdisciplinari, fra ricerca e didattica, previsti per il 20.2 mattina e i pomeriggi del 26.2, del 13 e 20.3.2014 (vedi qui).
Seminario Approcci storico-interdisciplinari all’educazione al patrimonio e alla cittadinanza. E’ previsto per il pomeriggio del 20.2.2014 (vedi qui).
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La pagina che non c’era
Il progetto nazionale di promozione della lettura in ambito scolastico, patrocinato dai Comuni di Napoli e Pozzuoli, vuole aiutare i ragazzi a superare la diffidenza nei confronti della lettura attraverso un gioco letterario: scegliere un libro e inserire in un punto della narrazione una pagina in più, imitando lo stile dell’autore.
L’iniziativa sarà articolata in due sezioni: nella prima si terranno incontri con gli autori, che parleranno con i partecipanti al concorso dei loro libri; nella seconda verranno proposte attività seminariali a numero chiuso sulle tecniche di scrittura e i generi letterari.
Tempi:
– le scuole possono iscriversi entro il 15 febbraio 2014.
– a marzo, presso l’Istituto “Pitagora” di Pozzuoli, si terrà il Festival “La pagina che non c’era”: Scrittori fra i banchi;
– entro i primi di maggio i ragazzi dovranno far pervenire agli organizzatori gli elaborati, che saranno valutati da una commissione tecnica e dagli stessi scrittori;
– a giugno è prevista la cerimonia finale con la premiazione delle pagine migliori.
Per informazioni vedi qui.
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Nel nome di Giordano Bruno – Laicità e diritti
Anche quest’anno l’Associazione Nazionale del Libero Pensiero “Giordano Bruno” in collaborazione con Roma Capitale ricorderà il 17 febbraio pomeriggio a Campo dei Fiori a Roma, il grande filosofo Giordano Bruno con il convegno “Nel nome di Giordano Bruno, laicità e diritti”.
Un convegno a cieli aperto col patrocinio del Sindaco di Roma Ignazio Marino e del Centro internazionale di studi bruniani Giovanni Aquilecchia.
Dopo la cerimonia di deposizione delle corone d’alloro con la partecipazione della banda musicale di Roma Capitale e gli interventi istituzionali e il saluto di Bruno Segre (presidente onorario della Associazione Nazionale del Libero Pensiero “Giordano Bruno”), il convegno continuerà con le relazioni di Maria Mantello: Liberi dalla soggezione; Franco Ferrarotti: L’idea di scienza in Giordano Bruno e prospettive culturali; Gianni Ferrara: La Costituzione repubblicana e la rivoluzione dei diritti; Alessandro Cecchi Paone: Diritti umani, una questione di civile convivenza democratica. Partecipazione artistica del Centro studi Enrico Maria Salerno. Presenta la scrittrice Antonella Cristofaro.
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RISORSE IN RETE
Le puntate precedenti di vivalascuola qui.
Per il nuovo anno scolastico
Un fascicolo della Flc Cgil su organici, dimensionamento, nuovo codice di comportamento e altre materie.
Indicazioni utili di Orizzonte Scuola su contratti, assunzioni, calendari.
Su ForumScuole una pagina dedicata al DL n. 104/2013 L’istruzione riparte.
Da TuttoScuola Sei idee per rilanciare la scuola qui.
Su ForumScuole tutti i tagli all’istruzione per il 2012.
Su PavoneRisorse una approfondita analisi delle ricadute sulla scuola della finanziaria di agosto 2011.
Tutte le “riforme” del ministro Gelmini.
Per chi se lo fosse perso: Presa diretta, La scuola fallita qui.
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Dove trovare il Coordinamento Precari Scuola: qui; Movimento Scuola Precaria qui.
Il sito del Coordinamento Nazionale Docenti di Laboratorio qui.
Cosa fanno gli insegnanti: vedi i siti di ReteScuole, Cgil, Cobas, Unicobas, Anief, Gilda, Usb, Cub, Coordinamento Nazionale per la scuola della Costituzione, Comitato Scuola Pubblica.
Finestre sulla scuola e sull’educazione: ScuolaOggi, OrizzonteScuola, Edscuola, Aetnanet. Fuoriregistro, PavoneRisorse, Education 2.0, Aetnascuola, La Tecnica della Scuola, TuttoScuola, Gli Asini…
Spazi in rete sulla scuola qui.
(Vivalascuola è curata da Nives Camisa, Giorgio Morale, Roberto Plevano)

Sono daccordissimo!