Romain Gary, Una pagina di storia e altri racconti

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di Guido Michelone

Di Romain Gary fino al 2000 in Italia si sa poco o nulla, niente a che fare con il mito che ancora perdura in Francia, come succede ad altri eccellenti scrittori e intellettuali (ad esempio Boris Vian) misconosciuti nel Paese di Dante, Petrarca, Boccaccio: Lo storico editore Neri Pozza però decide di intraprenderne la pubblicazione con ottime traduzioni, che fanno conoscere un artista di prim’ordine, nato come Roman Kacew da una famiglia ebreo-russa a Vilnius l’8 maggio 1914, e morto suicida a Parigi il 2 dicembre 1980.
Stabilitosi a Nizza con i genitori nel 1927, il giovane studia legge a Parigi e negli anni di guerra, partecipa attivamente alla Resistenza, terminando orgogliosamente il conflitto quale “Compagnon de la Libération” con la decorazione della Legion d’Onore.
Nel dopoguerra Romain intraprende la carriera di diplomatico francese, soggiornando a lungo in America (a Los Angeles) come Console generale. Uomo bello e affascinante, eterno rubacuori, sposa dapprima la scrittrice Lasley Branch e poi l’attrice Jean Seberg, la quale, già da lui divorziata, si toglie la vita nel settembre 1979; è una notizia che getta Romain nella disperazione, a cui s’aggiunge un profondo travaglio filosofico nell’incapacità di accettare la vecchiaia. Sentendosi ancora ventenne nello spirito, ma conscio della decrepitezza consumata nel progressivo invecchiamento, teorizza la propria morte da tempo, per spararsi quindi in bocca, quando nessuno se l’aspetta.
Post mortem, in Francia, viene scoperta la molteplice personalità di Gary che, sotto pseudonimo (Émile Ajar), risulta l’autore di quattro fondamentali romanzi – Cocco mio, Pseudo, L’angoscia del re Salomone e il celeberrimo La vita davanti a sé – la cui titolarità viene dai critici assegnata al cugino Paul Pavolovitch, che recita il ruolo di Ajar di fronte ai mass media e all’opinione pubblica. Per non bastare, Ajar e Gary non sono gli unici nicknames, giacché, oltre a esordire come Romain Kacew ne Il vino dei morti, licenzia un giallo, Le Teste di Stéphanie, con l’appellativo di Shatan Bogat e un’allegoria satirica, L’uomo con la colomba, firmandola italianamente Fosco Sinibaldi. Come Gary le opere ufficiali sono ventotto, tra cui i notevolissimi Le radici del cielo, La promessa dell’alba e Biglietto scaduto.
Romain propone in tal senso una volontà ambigua di mistificazione poiché Gary e Ajar, nella nativa lingua russa russo, vogliono rispettivamente dire “brucia!” e “la brace”, mentre intere frasi rimbalzano nei libri dei ‘due’ scrittori, che ottengono entrambi il rinomato Premio Goncourt, o meglio, egli sarà l’unico a vincerlo due volte con Le radici del cielo nel 1956 come Gary e per La vita davanti a sé ‘di’ Émile Ajar, quasi vent’anni dopo.
Il nuovo libro ‘italiano’ di Romain Gary è dunque Una pagina di storia e altri racconti, cinque in tutto, (in ordine Il liuto, Il falso, Grandezza e nobiltà, Gli abitanti della terra e quello che dà il titolo al volumetto), che in origine fanno parte di un’opera più ampia dal titolo Gli uccelli vanno a morire in Perù (pubblicata nel 1960, a fine carriera diplomatica).
L’autore descrive con atteggiamento ironico e scanzonato cinque casi umani di ambiziosi che portano a catastrofi esistenziali e sublimi vergogne. Racconta, ad esempio, del conte di N., ambasciatore a Istanbul, indeciso collezionista di manufatti artistici che viene introdotto alla magia dell’oûd, il liuto arabo. Oppure parla di Kopff, soldato del Führer che vuole ridurre in cenere il villaggio di Pletsvi, ma viene ‘intrappolato’ da Michel Christianu, un vecchio smanioso di regolare i conti con il vicino che ha messo incinta sua figlia. Gary tratta quindi di S., altro collezionista d’arte, molto più ricco del precedente che è alle prese con un Van Gogh di dubbia autenticità e con una moglie siciliana di nobile lignaggio dalla ‘misteriosa’ bellezza. Narra ancora dell’anziano venditore di giocattoli che accompagna una ragazza cieca a ‘vedere’ il paesello distrutto dalle bombe della guerra. Si interroga infine su una pagina di storia, ancora durante il secondo conflitto mondiale, quando in Serbia, su tre piani diversi, altrettanti personaggi devono fare i conti con la realtà incombente.
Ma l’atteggiamento ironico e scanzonato mediante il quale Gary tratta i destini degli strani protagonisti non deve ingannare il lettore: stando alle sue parole, al centro dei cinque racconti esiste anzitutto «le phénomène humain», inteso come qualcosa che non cessa di sconcertarlo al punto da «farlo esitare tra la speranza di una qualche rivoluzione biologica o di una rivoluzione in quanto tale». E a descrivere il tutto, senza troppi psicologismi, ma con estrema attenzione ai risvolti comportamentali, emerge uno stile letterario quasi classico, che, proprio per questo, a distanza di oltre mezzo secolo, risulta più attuale che mai.

Romain Gary, Una pagina di storia e altri racconti, Neri Pozza, Vicenza 2014, pagine 111, euro 11,00.

Un pensiero su “Romain Gary, Una pagina di storia e altri racconti

  1. Giorgio

    Grazie, Guido. Un autore da riscoprire, io ho apprezzato molto soprattutto “Le radici del cielo”, famoso per essere il “primo” romanzo ecologista, che contiene alcune pagine splendide sulla dignità umana.

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