Domanda. Paola Silvia, mi parli del tuo nuovo libro “I processi di ingrandimento delle immagini”?
Risposta. Sei raccolte sotto falso nome che ho fatto girare su riviste e lit blog, è una breve antologia, ogni raccolta è attribuita a un autore scomparso o morto.
La prefazione è di Andrea Raos, le illustrazioni di Michaela D’Astuto.
- Fin dal titolo si avverte il senso di un’operazione concettuale, quasi di meta-letteratura o di poesia al quadrato: condividi?
- “… sono stato fotografato sapendo che lo ero. Orbene, non appena io mi sento guardato dall’obiettivo, tutto cambia: mi metto in un atteggiamento di «posa», mi fabbrico istantaneamente un altro corpo mi trasformo anticipatamente in immagine.” Il titolo, “I processi di ingrandimento delle immagini – per un’antologia di poeti scomparsi” mi è venuto leggendo La camera chiara di Barthes. “I primi attori si distaccavano dalla comunità interpretando la parte dei Morti: truccarsi significava designarsi come un corpo vivo e morto al tempo stesso.”
Per lavorare ho bisogno di anonimato, come nei libri precedenti, Amiral Bragueton, NuàdeCoco, momuk-ququ ecc
- Ora, così, a bruciapelo chi è Paola Silvia Dolci?
- Paola Silvia Dolci, ingegnere civile.
Diplomata presso il Centro Nazionale di Drammaturgia.
Capitano dell’imbarcazione NoixdeCoco:
Collaborazioni con riviste letterarie.
Direttore responsabile della rivista indipendente di poesia e cultura Niederngasse http://niederngasse.it/
Tra gli altri ho tradotto Maxine Kumin e Galway Kinnell.
Ho finora pubblicato quattro libri: Bagarre (Lietocolle, 2007), NuàdeCocò (Manni 2011), Amiral Bragueton (Italic 2013) e I processi di ingrandimento delle immagini ( Oèdipus 2017).
- Mi racconti ora il tuo primo ricordo letterario?
- L’isola del tesoro, piena di vento.
- Quali sono i motivi che ti hanno spinto a diventare una scrittrice?
- Il successo e il denaro.
- Ti consideri più poetessa, scrittrice a tutto tondo o altro ancora?
- Vorrei costruire immagini efficaci.
- Ma cos’è per te la poesia?
- Quella con lo spazio bianco a destra.
La poesia è la mia sostituta e una mia rappresentazione.
Un paesaggio, la natura, il mare, può mostrarti quello che sei, la poesia può dirti dove puoi arrivare.
- E cos’è per te la scrittura?
- Meccanica. L’operazione dello scrivere. Mani. Matita, penna, carta. Tasti, schermo.
- Quali sono le idee, i concetti o i sentimenti che associ al momento di scrivere?
- Una messa a terra.
- Pensi che la bellezza fisica si accordi al tuo modo di essere, di creare, di scrivere poesie?
Sì. Scrivo bene perché sono bella, se fossi brutta scriverei male.
- Come scrivi: quaderno, bloc-notes, computer, tablet o altro?
- Raggio laser.
- Hai luoghi o momenti della giornata che privilegi per scrivere?
- Quando bevo.
- Tra i libri che hai scritto ce ne è uno a cui sei particolarmente affezionata?
- Mi vergogno di Bagarre, che è brutto.
- Una poesia?
- Una di Ritsos.
Sempre l’amore – diceva Ione, – principio e fine;
e di nuovo l’amore oltre la morte. Ah, Ione –
che notti stellate; e le stelle primaverili brillavano nell’aria
come i bicchieri di cristallo del nuovo locale sul mare. Era
di giugno;
arrivavano, partivano navi cariche di frutta, luci, chitarre –
un eterno spostamento da un luogo all’altro, da un viso
all’altro,
una silenziosa affermazione al di sopra d’ogni rifiuto –
l’acqua intorno alla pietra –
migliaia di promesse e movimenti – un ginocchio, uno
sguardo, una bocca –
aspetta; non andare; non andatevene; viviamolo qui –
disse Alkis –
l’istantaneo, l’eterno, l’inesauribile.
Una donna
scendeva la scala della nave reggendo una cappelliera. Sulla
chiatta accanto
avevano caricato quattro cavalli, due rossi, due neri.
Guardavano
con triste stupore gli scaricatori, gli argani, le navi, i
marinai,
i bagliori d’acqua. Socchiudevano gli occhi. Ogni tanto
un tremito impercettibile passava sul loro orecchio. E tu,
ubriaco vacillavi
in un punto del decollo, impigliato in una rete immensa
che forse hai intrecciato tu stesso per la grande pesca.
Comunque
le maglie di questa rete erano grandi come porte,
entravi, uscivi o a volte restavi
su una delle mille soglie, mangiando un’uva grossa,
gli acini a cinque a cinque. Il succo ti colava sul mento,
lungo il collo,
e leccavi avidamente le tue dita o le dita delle mani e dei
piedi
di nove belle donne nude.
Altre donne
Scendevano dai quartieri vicini,
si fermavano davanti alle teche di vetro degli usurai,
scambiavano due parole
con qualche esitazione, come avessero un fuoco nelle
tasche. Lasciavano sul cristallo
certi grandi gioielli di famiglia, offuscati dal tempo,
chilometri di catenine d’oro, orologi guasti a tre casse,
fibbie, braccialetti, anelli. Ne ricavavano poco o nulla
e se ne andavano in fretta verso il mercato del pesce. Non
tornavano mai a prenderseli;
sapevano già che la vita, con tutti i suoi spaghi, le carte da
imballaggio, le scatole di cartone, le immagini
è più ricca del proprio ricordo.
Proprio allora Christos
Spartì le sue vesti, spartì la sua carne, le sue ossa
E rimase carnale, carnale, carnale,
uno e molteplice – bello stallone
che generava cavalli, fanciulle, ragazzi, veicoli a ruote,
uova, fiumi, vacche,
e un melo con sette uccelli su ogni ramo;
che generava e ingrandiva incessantemente
vacche, cavalli, fanciulle, ragazze, cipressi,
finché infine salì sul colle fitto di ulivi,
e tra le statue degli undici efebi nudi e gozzoviglianti fece
il suo proclama –
il grande proclama della feroce innocenza del mondo.
E noi non sapevamo che diavolo gli prenda ogni tanto alla
poesia
che scaglia contro le ciance arroganti degli altissimi vènti
versi spensierati dai capelli sciolti, e altri della
rassegnazione,
e altri simili a donatori di sangue professionisti che
attendono in silenzio sulle panchine verdi
fuori nel giardino fiorito dell’Ospedale. Attendono pensosi
finché entrano nelle sacre scale delle piccole resurrezioni
coi lunghi lacci di gomma, i recipienti in vetro;
o gli altri versi, deportazioni, scioperi, carceri, donne virili
su mostruosi affreschi,
il bel funambolo, amante della luna, sospeso su in cielo,
fanciulli con canestri sul capo e vedove di giustiziati coi
fazzoletti neri,
i “gloria nel più alto dei cieli” della rivoluzione mondiale
a vele spiegate
e dei ragazzini scalzi dai lunghi riccioli entusiasti
appuntati con cardi d’oro e piccoli gigli blu.
Perciò, nonostante la pletora di oggetti, eventi,
contraddizioni castighi, giornali,
bisognerebbe aggiungere anche acque, platani e pani e
osanna e fucili,
e una domenica con ombrelli gialli e ciechi e turisti
e armoniche. E nei cesti dei venditori ambulanti tristi
erano ammucchiati
migliaia di pettini multicolori. E soprattutto questi non
dimenticare
di aggiungerli al monte Ararat, finché si svuoti ogni cosa e
non resti
di fronte al Cielo immacolato, che il Corpo umano solo,
sano, nudo.
- E c’è per te un libro-culto tra quelli che hai letto?
- Me li dimentico.
- Almeno tre titoli che porteresti sull’isola deserta?
- Quelli sul comodino.
- Quali sono stati i tuoi maestri nella letteratura?
- Achmatova, Apollinaire, Ariosto, Artaud, Ashbery, Barthes, Bellmer, Berger, Bernhard, Bertolucci, Bishop, Brecht, Brodskij, Bulgakov, Camus, Canetti, Carver, Celan, Celine, ?erna, Charms, Chlebnikov, Cummings, De Andreade, De Beauvoir, Dostoevskij, Eliot, Flaubert, Grünbein, Genet, Gogol’, Heaney, Hrabal, Helder, Laclos, Mandel’štam, Majakovskij, Mann, Müller, Murray, Nabokov, Kafka, Klee, Krüger, i patafisici, Pavese, Pasternak, Pessoa, Potocki, Pound, Plath, Ritsos, Rilke, Rózewicz, Saenz, Saffo, Sereni, Sexton, Shakespeare, Simic, Stendhal, Strand, Svevo, Walcott, Yourcenar, Zagajewski e ne ho dimenticati 49684596594695469869656875756786875679567958979
- E più in generale maestri nella cultura, nella vita?
- Il mio psichiatra.
- Qual è stato per te il momento più bello della tua carriera di scrittrice?
- Quando mi sveglio la mattina alle 7.
- Come vedi la situazione della letteratura in Italia?
- http://ilmiolibro.kataweb.it/, http://www.youcanprint.it/ http://www.book-on-demand.it/ eccetera
- E più in generale della cultura oggi nel nostro Paese?
- L’Italia è un paese culturalmente depresso.
- Cosa stai progettando per l’immediato futuro?
- Risotto funghi e zafferano, Amarone e aprire una casa editrice.


L’ha ribloggato su Racconti di Marina.