Pier Paolo Pasolini
Senza di te tornavo, come ebbro
da: PASOLINI
Poesie
ELEFANTI BEST SELLER
GARZANTI
Lettura di Luigi Maria Corsanico
“Wasserklavier” – Luciano Berio
piano : Marinos Tokas
*****************************
Senza di te tornavo, come ebbro,
non più capace d’esser solo, a sera
quando le stanche nuvole dileguano
nel buio incerto.
Mille volte son stato così solo
dacché son vivo, e mille uguali sere
m’hanno oscurato agli occhi l’erba, i monti
le campagne, le nuvole.
Solo nel giorno, e poi dentro il silenzio
della fatale sera. Ed ora, ebbro,
torno senza di te, e al mio fianco
c’è solo l’ombra.
E mi sarai lontano mille volte,
e poi, per sempre. Io non so frenare
quest’angoscia che monta dentro al seno;
essere solo.
Capita spesso di osservare vite concepite e condotte come una ininterrotta e invariata difesa dall’abbandono: di un amore, di un’amicizia, della madre, di Dio.
La fragilità dell’essere umano sembra risiedere proprio nell’incapacità di bastare a se stesso; che determina poi l’incapacità di sapersi donare al prossimo (a un amore, a Dio), in modo totalmente gratuito.
Che sia il “non aver bisogno”, la chiave per “dare senza attendere una contropartita”?.
Bellissima descrizione della solitudine incolmabile che si nasconde nel fondo dell’anima, quella che fa cantare a De André “quando si muore si muore soli”.
Il coraggio di riconoscerla e di viverla, forse, è la via per superare l’angoscia e percepire dentro di sé la sorgente viva che scorre al di sotto dell’io. La liberazione dalla dipendenza e dalla paura, secondo me, non può avvenire se non nella consapevolezza di questa misteriosa presenza.
Perfetta la recitazione, grazie!
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Pier Paolo Pasolini
Senza di te tornavo, come ebbro
da: PASOLINI
Poesie
ELEFANTI BEST SELLER
GARZANTI
Lettura di Luigi Maria Corsanico
“Wasserklavier” – Luciano Berio
piano : Marinos Tokas
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Senza di te tornavo, come ebbro,
non più capace d’esser solo, a sera
quando le stanche nuvole dileguano
nel buio incerto.
Mille volte son stato così solo
dacché son vivo, e mille uguali sere
m’hanno oscurato agli occhi l’erba, i monti
le campagne, le nuvole.
Solo nel giorno, e poi dentro il silenzio
della fatale sera. Ed ora, ebbro,
torno senza di te, e al mio fianco
c’è solo l’ombra.
E mi sarai lontano mille volte,
e poi, per sempre. Io non so frenare
quest’angoscia che monta dentro al seno;
essere solo.
“Ognuno sta solo sul cuor della terra
trafitto da un raggio di sole:
ed è subito sera”
Capita spesso di osservare vite concepite e condotte come una ininterrotta e invariata difesa dall’abbandono: di un amore, di un’amicizia, della madre, di Dio.
La fragilità dell’essere umano sembra risiedere proprio nell’incapacità di bastare a se stesso; che determina poi l’incapacità di sapersi donare al prossimo (a un amore, a Dio), in modo totalmente gratuito.
Che sia il “non aver bisogno”, la chiave per “dare senza attendere una contropartita”?.
Bellissima descrizione della solitudine incolmabile che si nasconde nel fondo dell’anima, quella che fa cantare a De André “quando si muore si muore soli”.
Il coraggio di riconoscerla e di viverla, forse, è la via per superare l’angoscia e percepire dentro di sé la sorgente viva che scorre al di sotto dell’io. La liberazione dalla dipendenza e dalla paura, secondo me, non può avvenire se non nella consapevolezza di questa misteriosa presenza.
Perfetta la recitazione, grazie!