Fiducia estrema

di Serena Fioris

Se da Dio accettiamo il bene, perché non dovremmo accettare il male? è la nota affermazione di Giobbe. Che entra in crisi quando questo male si prolunga oltremisura, in una vera e spietata persecuzione, di cui – non ne dubita – è Dio stesso la causa ultima. Tu sei un duro avversario verso di me, e con la forza delle tue mani  mi perseguiti; e ancora: Oh, avessi uno che mi ascoltasse! Ecco qui la mia firma! L’Onnipotente mi risponda!


chi non è capitato di provare nell’intimo sentimenti del genere, in momenti di grande afflizione, in cui sembra che una mano invisibile conduca gli eventi nel peggior modo possibile? O considerando eventi particolarmente drammatici della storia attuale, o passata?
Dubbi che attraversano, come lampi, persino la mente di coloro che possono vantare una fede salda, figuriamoci chi questa fede granitica non ce l’ha. Giobbe urla il suo dolore in modo scomposto direttamente in faccia a Dio, ma non se ne stacca mai, rimane caparbiamente aggrappato a Lui, fino a esclamare: quando anche tu mi uccidessi, io continuerò a credere in te!
Questa sfida, che a tratti sfocia nella bestemmia, commuove il cuore di Dio più della difesa inappuntabile che di Lui fanno gli amici di Giobbe. Sul terreno peggiore che sia immaginabile, proprio lì si gioca il destino del protagonista, e di ognuno di noi. Nella disperazione, nella malattia, nel dolore, nel non senso si consuma la lotta per la vita, da cui si esce vittoriosi se si continua a credervi, ad aderire al suo nascosto e misterioso logos, progetto che Qualcuno ha  tracciato e che continua a portare avanti, oltre le nostre categorie di bene e di male. La fiducia ha un potere salvifico, perché è fede in qualcosa che ci supera, e così ci porta a superare noi stessi.
L’Onnipotente, alla fine, risponderà a Giobbe, ma non per chiedere scusa o giustificare il suo operato, bensì per mostrare le sua sovrastante infinitezza, e ridurlo al silenzio, per cui Giobbe esclamerà: ho esposto dunque senza discernimento cose troppo superiori a me, che io non comprendo…ma ora i miei occhi ti vedono, perciò mi ricredo, e ne provo pentimento, sopra polvere e cenere. 

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