
di Giorgio Stella
L’autore dedica al dotto escretore
– 1 – Indio rinnegato alla coccarda
Dello stemma alato
Quando pioveva l’ombra
Che si mosse dal sole
Tra le vacche sacre
E l’organo trapiantato
In angelo di coro
– 2 – Votiva la possidente tagliata erba
Rettangolare alla siepe di neve
Dalle zone delle aragoste miste al ventre degl’oblò
Nel cuore degl’acquari –
La parrucca di Ester è ammucchiata tra
Las Vegas e la cremeria di spiraglio a nido
Perché il cocco rotto ha il latte di seta
Se la porcellana sverna la conchiglia
– 3 – Dal porto la rete é breve, di rete –
Altri concimi hanno portato
A riva la fava equestre mirata nella chiocciola presente –
A medaglie i gettoni sono fusi creste-gondole
Somiglianti alla meticcia del poligono
Tra la betoniera e lo stagno luttino
– 4 – Il sangue del corpo ha l’anima nello Spirito Santo –
Pentito l’uomo, avanti DIO
Che lo ha in patria sommerso dal palombaro
[Che] la medaglia cresca in abisso
La rosa del vento Suo tra l’airone e il faro grano turco –
Lavare la latrina, il nettare da sparo, il miele d’acacia la polvere dello
[zucchero col sale da off]
– 5 – Il rito del ballo da schiuma
Giù nella miniera [—]
Spacca il diamante
Nella cozza a lattice tirata –
Mosso il primo attimo l’eterno ha un’ala
Per la volta della medesima e poi raddoppia –
Cento Rosari non compongono una Croce
– 6 – Al centro della camomilla bolle l’arciere di nebbia
Come se da un passo allo stagno l’indio
Possa o debba vedere la soluzione
Della rete – se il fiume possa la parola del pesce muto d’argilla –
Alle volte in stagione di penombra nel chiodo del mosaico
La finestra stessa la produce come si deforma in luce che trasforma
[Che] sì alla questua da baro [—] il cilindro lattico batte il fiasco*
– 7 – Nel chiosco la ment[]a è corretta dal giro di disco
Diagonale al faro promesso alla luce e poi ridato –
Torna bambina la forma della sfera
Tratteggiata a spigolo tra la sinistra e la destra del calcolo monco
Alla grata suina dell’arcata-ragnatela della sfinge tra mazzo e tarocco –
Vita breve concede l’eterno riposo
– 8 – Tanti buchi di culo non formano una merda
E ritornano alla carta igienica felpata a spina –
Avanti il papiro l’osso tra l’anima e lo spirito
Cambia la ruota al terzo divisore della stessa* –
Dondola colibrì! che l’asta amara
Vola il becco del baco da ballo e asciuga
La forca tricolore: alba giorno notte
Ugualmente il latte si beve con la cannuccia
– 9 – Suona la campana battuta da bronzo suo
E nessuno non é niente sul tutto
Capovolto dal nulla della pietra corvina sbattuta
Dall’aldilà a qui quo qua –
Indiana la lotteria, evidente il gioco dell’oca che resta presente –
Dopo la Croce la pietra madre ha il premio Nobel…
E il discorso di presentazione fu questo:
‘ ringrazio gli astanti per la divina presenza
ma ho pescato solamente quello che essendo vivo era già rinato
senza avere il tempo di togliere le chele dal granchio e poi si sente’
– 10 – A rocca di vademecum sulla polpa del corso
* Vittorio nella strada che porta alla ginestra
Estesa [ ] lungo il miraggio di una clessidra che la candela accesa la
Metropolitana ha finalmente aperto le balle di fieno
Alla zolla mortificata non dagli astri del cielo previsti in Pisside
Ma dalla cultura elementare della vettura in essere, in essere sua.
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[Giorgio Stella Roma 26 maggio 2020 ore 05,26 …. Tutta la notte*]

E nessuno non é niente sul tutto
Folgorante!