Lirico terapia. Giacomo Leopardi, L’infinito. 1

 

Sono note, ormai, le potenzialità terapeutiche della poesia: esistono, al riguardo, pubblicazioni, laboratori, figure professionali. Questa rubrica intende promuovere un tipo di esperienza similare: trovare, nella poesia, spunti efficaci per lo scioglimento di nodi che rischiano di appesantire o inquinare i nostri stati d’animo. Non si avanzano pretese di scientificità, ma semplicemente di efficacia. Si tratta della verità indimostrabile di valori accreditati dall’esistenza di chi li sperimenta con successo.

Comincerei da un classico della poesia mondiale, che tutti conosciamo: L’infinito di Leopardi. 

Sempre caro mi fu quest’ermo colle,

e questa siepe, che da tanta parte

dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.

Ma sedendo e mirando, interminati

spazi di là da quella, e sovrumani

silenzi, e profondissima quïete

io nel pensier mi fingo, ove per poco

il cor non si spaura. E come il vento

odo stormir tra queste piante, io quello

infinito silenzio a questa voce

vo comparando: e mi sovvien l’eterno,

e le morte stagioni, e la presente

e viva, e il suon di lei. Così tra questa

immensità s’annega il pensier mio:

e il naufragar m’è dolce in questo mare.

Sin dalle prime battute, possiamo cogliere un invito a focalizzarci sul bello e sul buono: “sempre caro”. La vita nello spirito richiede che riconosciamo, in noi, le categorie dell’essere: bellezza, bontà e verità. Se ciò che ci è “caro” tocca queste realtà, siamo certi di entrare in quelli che io chiamo i territori dello spirito, caratterizzati dal fatto di non essere immediatamente percepibili, come, per esempio, l’istinto.

L’”ermo colle” ci fornisce un’ulteriore indicazione: abbiamo bisogno di un luogo solitario per ritrovare noi stessi, di uno spazio e di un tempo di silenzio che ci facciano “scivolare” in un’altra dimensione. Sappiamo quanto questo, oggi, sia difficile. In realtà lo è stato sempre: Gesù trovava solo di notte il tempo per pregare. La soluzione sta nel farne una priorità del quotidiano: accertarsi che ogni giorno abbia l’angolo dell’ermo colle, che può essere anche una stanza in cui è possibile isolarsi.

La siepe che esclude l’orizzonte è un appello a liberare la capacità immaginativa. Ricuperare le categorie del bello e del bene significa fare della memoria un deposito di tesori da non lasciare mai inutilizzati. Nella Bibbia troviamo spesso l’invito a ricordare i benefici ricevuti. L’amore vero è eterno: rievocarlo, grazie a una siepe che ci libera per qualche tempo dalla contingenza, può essere un’esperienza di guarigione profonda.

Ma sedendo e mirando: fermarsi e contemplare sono scelte rare, ma indispensabili per ritrovare le coordinate dello spirito. Costituiscono il presupposto della poesia e di ogni esistenza sensibile alla qualità. Quando si insegnerà, a scuola, a sviluppare i sensi interni, come auspicavano i Padri della Chiesa? L’occhio, l’orecchio del cuore, permettono di vedere l’invisibile.

(continua)

4 pensieri su “Lirico terapia. Giacomo Leopardi, L’infinito. 1

  1. S&R

    Che splendida idea questa nuova rubrica!
    “L’occhio, l’orecchio del cuore, permettono di vedere l’invisibile”, viaggiare nel mondo incantato della poesia ci aiuterà a sviluppare questi sensi dell’anima.
    Grazie!

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  2. S&R

    “La poesia riequilibra le polarità di cui siamo costituiti e consente una riunificazione fra sé e il mondo, fra parti di sé, fra parti della realtà, configurandosi come l’unico linguaggio verbale in cui corpo e mente cooperano per dare vita a un senso di pienezza e armonia”.

    Da Poetry Therapy Italia (rivista di psicoterapia, febbraio 2020)

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