Lirico terapia. Andrea Zanzotto, Da un eterno esilio

[Da un eterno esilio]

Da un eterno esilio

eternamente ritorno

e coi giorni mi volgo e mi confondo,

vado, da me sempre più lontano,

divelto per erbe prati e tempi

d’ottobre

e silenzi confidati agli orecchi

da stelle e monti. 

“Da un eterno esilio”: ci si ritrova facilmente in questo verso iniziale. L’essere umano si sente spesso espatriato, in una condizione in cui non è se stesso. 

“Eternamente ritorno”: c’è qualcosa che ci spinge a tornare dai territori dell’alienazione. Sono significativi i termini usati nelle diverse lingue per esprimere la realtà della conversione. Il greco metanoia sottolinea il cambiamento di mentalità; l’ebraico è più pregnante: shub è il gesto del ritorno, icasticamente rappresentato da Gesù nella parabola che un tempo si chiamava del figlio prodigo. La sua metafora trasparente è il perdersi, con il peccato, in un paese straniero, dove più nulla ci parla dell’amore. È allora che il figlio decide di tornare dall’”esilio”.

“E coi giorni mi volgo e mi confondo”: la ricerca della terra promessa dell’amore e dell’autenticità della vita è ardua; si può cadere facilmente nella confusione, inseguendo luci che si rivelano miraggi. Chiunque  abbia intrapreso il cammino dello spirito, ossia della profondità umana, ha sperimentato labirinti a volte angosciosi.

“Vado, da me sempre più lontano”: l’esperienza più drammatica è quando accade che più si cerca, più ci si allontana. Vogliamo dare una forma alla vita, ma è dalla vita che riceviamo la forma. 

“E silenzi confidati agli orecchi/ da stelle e monti”: la conclusione apre uno spiraglio. È necessario ascoltare il richiamo che viene da un oltre: la voce di silenzio sottile con cui si comunica un senso che non potremmo mai attingere con le nostre forze.

2 pensieri su “Lirico terapia. Andrea Zanzotto, Da un eterno esilio

  1. S&R

    Una poesia che dipinge perfettamente la condizione umana, e un commento che aiuta a spostare lo sguardo dalla terra al cielo, perché solo così si può afferrare quel “senso che non potremmo mai attingere con le nostre forze”.

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