Lirico terapia. Sebastiano Vassalli, La poesia oggi

 

La poesia oggi

Ci sono persone ovunque, anche in questo paese,

Che siedono attorno a “tavole rotonde”,

Che prendono e danno premi, che scrivono

“La poesia oggi” oppure “la funzione del poeta”.

Della funzione del poeta non saprei dire nulla;

La poesia oggi – questa sì, io la posso indicare,

Sta nei grandi magazzini, nei settimanali illustrati,

Nella pubblicità al cinema, nelle facce della gente

Che vede le famose cortigiane, gli animali lussuosi e splendidi

Che instillarono nel cuore del “poeta” l’Ideale lontano,

Per cui in milioni morirono o delirando vissero,

Passare dalla saponetta al vinello toscano

All’abito già pronto, imprimersi in suggerimenti 

D’un amore lontano su birra o su profumo

Risciacquar pavimenti o sturare un lavabo

– La gente guarda e tace, entra al supermercato.

Questa poesia di Sebastiano Vassalli, passato attraverso le turbolenze dell’avanguardia, è esemplare per la capacità di trovare nessi significativi e a volte folgoranti con l’attualità, nel difficile connubio fra tempo ed eterno. 

Il piglio ironico prende di mira le persone che “siedono attorno a tavole rotonde,/ Che prendono e danno premi, che scrivono/

“La poesia oggi” oppure “la funzione del poeta”. Vengono in mente i girotondi di parole che lasciano le cose come stanno, incapaci di incidere minimamente nella realtà della vita quotidiana. Vassalli non può dire nulla della “funzione del poeta”: le cose che contano non hanno una funzione, ma entrano nella carne e nel sangue dell’esistenza con i suoi dolori, le sue gioie, le sue contraddizioni. La poesia aiuta a vivere, è terapeutica, perché non si pone come un farmaco somministrato dall’esterno, ma perché sgorga dall’intimo, come un’eco di ciò che in qualche modo è già dentro di noi.

Si comprende allora la carica polemica che individua la “poesia oggi” “nei grandi magazzini, nei settimanali illustrati, / Nella pubblicità al cinema”. L’ironia diventa sarcasmo quando evoca “le famose cortigiane, gli animali lussuosi e splendidi”, l’ideale “per cui in milioni morirono e delirando vissero, / passare dalla saponetta al vinello toscano”. Il cortocircuito fra l’ideale per cui in milioni morirono e il vinello toscano basta da solo a giustificare l’esistenza della poesia, l’unica arte, forse, a portare in sé una tale potenza di demistificazione. Oggi serve soprattutto questo: creare uno sfondo alternativo alla pubblicità, ai messaggi subliminali portatori di un pensiero inconsistente, che rende sudditi obbedienti del sistema economico. La poesia è come Davide di fronte al gigante filisteo, ma le pietre e la fionda di cui dispone sono un’arma micidiale per abbattere il nemico disumanizzante. Tutto è lecito, di fronte allo spettacolo che abbiamo davanti agli occhi: “- La gente guarda e tace, entra al supermercato”.

4 pensieri su “Lirico terapia. Sebastiano Vassalli, La poesia oggi

  1. GIORGIO STELLA

    Colui che ha SCRITTO LA CHIMERA IN QUESTA POESIA
    CONFERMA E NON INFORMA CHE SI AZZERA L’ANALISI DELLA FORMA.LA RIMA é CASUALE –
    BELLISSIMA DAVVERO! SPERO SIA VIVO, APPUNTO, CHI HA SCRITTO LA CHIMERA.

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  2. vincenzo petronelli

    Grazie per il contributo offertoci con questa “pregnante” e significativa poesia di Vassalli. Al di là del mio gradimento generale nei confronti del poeta e dell’autore (ed aooprezzo Vassalli come poeta anche per la sua capacità – che per la mia visione della poesia, costituisce un valore aggiunto – di cercare di proporre delle alternartive espressive e di contribuire ad espandere il “campo del dicibile” in poesia) trovo questo brano avvincente per la sua ironia, ma anche straordinariamente vero ed attuale, nella sua “denuncia” del rischio di derive di conformismo salottiero della poesia, oggi più che mai vivo con la proliferazione indiscriminata di poesia sul web. Personalmente, trovo che l’insidia maggiore insita in questa tendenza, consista proprio nell’appiattimento di quello straordinario antidoto di indipendenza mentale che la poesia rappresenta.
    Grazie per la riflessione offertaci.

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  3. ema

    Ieri, oggi non fa molta differenza.
    La vera differenza sta nel saper distinguere quel che e’ ferro da quel che e’ oro.

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