Con le dita affondate
nelle cavità dello specchio
ho incontrato me stesso
senza cercarmi e senza desiderio
di rivedere il mio nemico d’infanzia.
Ha sussurrato al mio orecchio
dei piaceri non goduti
dei progetti mai finiti
della vita
trascorsa inutilmente.
Con le lacrime agli occhi
ha ricordato la mia forza
seppure cresciuta con fatica
scardinarsi come porta
rugginosa sul passato
quando lo sentivo rinchiuso
nei profondi
dubbi della mia anima.
Con un sorriso amaro
mi ha costretto a confessare
che fuggivo dalle case
in cerca di una casa
che in cerca di me stesso
cercavo un amore.
Mi guardavo intorno
fuggivo dal mio orgoglio
fuggivo la pietà
donando compassione.
Ma sempre alle mie spalle
lo sentivo lagnarsi
col quel suo fiato di capra
del mio lungo belare
d’ansia e d’inquietudine.
Ora mi direi
se m’incontrassi ancora
come ti sei fatto vecchio
e sempre più ubriaco
d’oscuri incanti
nelle notti tristi e di speranze
nei giorni senza fine.
La mia giovinezza è stata un’oscura tempesta,
Attraversata talvolta da soli rigogliosi;
Il tuono e la pioggia hanno fatto una grossa rovina,
Che nel mio giardino rimane ben poco di frutti vivi.
Ecco la mia visione è vecchia,
Occorre riprendere in mano gli arnesi
Per rimettere a nuovo le terre sommerse,
Dove l’acqua scava tombe sotterranee.
E chi sa se i fiori che sogno portano notizie
Troveranno nella terra abbattuta
Il seme spirituale che darebbe loro respiro?
? O dolore! o dolore! Il Tempo divora la vita,
E il Nemico oscuro che ci scava il cuore
Si alimenta del nostro sangue perduto!
C. Baudelaire
Fu la mia giovinezza una tempesta oscura
traversata qua e là da soli luminosi.
Tuono e pioggia hanno fatto tali disastri
che restano nel giardino pochi frutti vermigli.
Ecco già ho toccato l’autunno delle idee
e occorrerà usare pala e rastrello
per rimettere in ordine le terre inondate
dove l’acqua ha scavato buche come tombe.
E forse i nuovi fiori da me ancora sognati
troveranno nel suolo lavato come un greto
il mistico alimento che dia loro vigore?
— O dolore! o dolore! rode il Tempo la vita
e l’oscuro Nemico, che ci rosicchia il cuore
col sangue che perdiamo, cresce e si fortifica!
Ma jeunesse ne fut qu’un ténébreux orage,
Traversé çà et là par de brillants soleils ;
Le tonnerre et la pluie ont fait un tel ravage
Qu’il reste en mon jardin bien peu de fruits vermeils.
Voilà que j’ai touché l’automne des idées,
Et qu’il faut employer la pelle et les râteaux
Pour rassembler à neuf les terres inondées,
Où l’eau creuse des trous grands comme des tombeaux.
Et qui sait si les fleurs nouvelles que je rêve
Trouveront dans ce sol lavé comme une grève
Le mystique aliment qui ferait leur vigueur ?
— Ô douleur ! ô douleur ! Le Temps mange la vie,
Et l’obscur Ennemi qui nous ronge le coeur
Du sang que nous perdons croît et se fortifie !
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MARCELLO COMITINI – I NEMICI © 19 giugno 2020
Lettura di Luigi Maria Corsanico
Pancrace Royer : L’Aimable
Alexandre Tharaud, pianoforte
René Magritte, La reproduction interdite, 1937
Con le dita affondate
nelle cavità dello specchio
ho incontrato me stesso
senza cercarmi e senza desiderio
di rivedere il mio nemico d’infanzia.
Ha sussurrato al mio orecchio
dei piaceri non goduti
dei progetti mai finiti
della vita
trascorsa inutilmente.
Con le lacrime agli occhi
ha ricordato la mia forza
seppure cresciuta con fatica
scardinarsi come porta
rugginosa sul passato
quando lo sentivo rinchiuso
nei profondi
dubbi della mia anima.
Con un sorriso amaro
mi ha costretto a confessare
che fuggivo dalle case
in cerca di una casa
che in cerca di me stesso
cercavo un amore.
Mi guardavo intorno
fuggivo dal mio orgoglio
fuggivo la pietà
donando compassione.
Ma sempre alle mie spalle
lo sentivo lagnarsi
col quel suo fiato di capra
del mio lungo belare
d’ansia e d’inquietudine.
Ora mi direi
se m’incontrassi ancora
come ti sei fatto vecchio
e sempre più ubriaco
d’oscuri incanti
nelle notti tristi e di speranze
nei giorni senza fine.
E sempre più spietato
si è fatto il tuo nemico.
Grazie di cuore a Fabrizio e a Luigi. Grazie davvero !!
IL NEMICO
La mia giovinezza è stata un’oscura tempesta,
Attraversata talvolta da soli rigogliosi;
Il tuono e la pioggia hanno fatto una grossa rovina,
Che nel mio giardino rimane ben poco di frutti vivi.
Ecco la mia visione è vecchia,
Occorre riprendere in mano gli arnesi
Per rimettere a nuovo le terre sommerse,
Dove l’acqua scava tombe sotterranee.
E chi sa se i fiori che sogno portano notizie
Troveranno nella terra abbattuta
Il seme spirituale che darebbe loro respiro?
? O dolore! o dolore! Il Tempo divora la vita,
E il Nemico oscuro che ci scava il cuore
Si alimenta del nostro sangue perduto!
C. Baudelaire
https://youtu.be/D7grhv617Kw
IL NEMICO (L’ENNEMI)
Charles Baudelaire
I fiori del male
1857 – 1861
Traduzione di Marcello Comitini
© 2016 – Tutti i diritti riservati Comitini Marcello
Edizioni Caffè Tergeste
Fu la mia giovinezza una tempesta oscura
traversata qua e là da soli luminosi.
Tuono e pioggia hanno fatto tali disastri
che restano nel giardino pochi frutti vermigli.
Ecco già ho toccato l’autunno delle idee
e occorrerà usare pala e rastrello
per rimettere in ordine le terre inondate
dove l’acqua ha scavato buche come tombe.
E forse i nuovi fiori da me ancora sognati
troveranno nel suolo lavato come un greto
il mistico alimento che dia loro vigore?
— O dolore! o dolore! rode il Tempo la vita
e l’oscuro Nemico, che ci rosicchia il cuore
col sangue che perdiamo, cresce e si fortifica!
Ma jeunesse ne fut qu’un ténébreux orage,
Traversé çà et là par de brillants soleils ;
Le tonnerre et la pluie ont fait un tel ravage
Qu’il reste en mon jardin bien peu de fruits vermeils.
Voilà que j’ai touché l’automne des idées,
Et qu’il faut employer la pelle et les râteaux
Pour rassembler à neuf les terres inondées,
Où l’eau creuse des trous grands comme des tombeaux.
Et qui sait si les fleurs nouvelles que je rêve
Trouveront dans ce sol lavé comme une grève
Le mystique aliment qui ferait leur vigueur ?
— Ô douleur ! ô douleur ! Le Temps mange la vie,
Et l’obscur Ennemi qui nous ronge le coeur
Du sang que nous perdons croît et se fortifie !