Lunario Zanzotto. «Il sadico aprile»

This image has an empty alt attribute; its file name is henri_rousseau_-_la_guerre.jpg

Due vibranti – ventose freddissime apocalittiche – poesie tratte da Conglomerati, l’ultima raccolta pubblicata da Andrea Zanzotto (nel 2009, con Mondadori come tutti i suoi libri). Sberle presenta un «sadico aprile», visionaria e potente variazione del celebre, eterno tema eliotiano «April is the cruellest month»; si legge nella seconda sezione del libro, Tempo di roghi, che comprende anche due testi sul 25 aprile che proporremo a breve. «Non ho più odio per l’aprile» è invece quasi il congedo di Conglomerati e quindi, si potrebbe dire, dell’intera opera zanzottiana: precede il componimento conclusivo emblematicamente intitolato Parola, silenzio («Sì parola, sì silenzio: infine assenzio»).
Del poeta di Pieve di Soligo ricorrono nel 2021 il centenario della nascita e il decennale della morte: dopo quelli dedicati al 21 marzo e alla Pasqua questo è il terzo foglio di un possibile Lunario ricavabile dai suoi versi e con il quale ricordarlo. (Giovanna Menegùs)

Sberle

Il vento chiamato
“la rissa degli scheletri”
         anzi, sberla degli scheletri
         che fa staccare le costole
         agli alberi e persino alle pietre,
         mai non fallisce nel suo memo

e il sadico aprile cavalca e par vivo
         sferzato da quelle sberle:
         ma se quel vento cade
         tutto il mondo si svela
         per quel ch’è
                  cioè cioè
                  un cumulo di membra sparse
                  finalmente scoppiato e finalmente apocaliptato

*

Non ho più odio per l’aprile
per gli aprili lontani in cui
come nel fondo di bambagie d’averno
e di dati stillati da inessenza
ad ogni sofferenza risuggevo un pur volatile
                                                         volubile senso

Non ho più odio per le sepolture
in cui sprofondai nei miei giovani
freddissimi aprili. Ora accolgo
sulle ultime svolte del grigio nel grigio
laccato qua e là da rosa e bianco e simili
e dal giallo di maledizioni-forsizie
– allora non c’erano quelle bestiole biliose –
ora, mi ripeto, mi riprendo-avvolto
in tanti stracci come un fante
mi rannicchio nel seno più lasso d’aprile
mi tralascio spaventi e sagre, a lato, alle spalle
nel sopore, che null’altro è più
di sopore, mi tollero e tollero le avventure horror
gli eventi strabici d’aprile.
E in asso per un istante lascio ogni me stesso.

*

Immagine: Henri Rousseau, La guerra, 1894, Musée d’Orsay, Parigi

Un pensiero su “Lunario Zanzotto. «Il sadico aprile»

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *