
Da diversi anni la mia più grande aspirazione è quella di rinnovarmi. Una rinascita lenta che cerca di guardare il mondo e la vita con occhi diversi, con occhi di luce.
Questo rinnovo lo anelo anche nell’amare ciò che viene tenuto nascosto, abbracciando per esempio lo “scandalo della povertà”, “l’emarginazione (…) dei reietti e degli abietti”.
Lo sforzo più grande che ciascuno di noi dovrebbe fare rimane sicuramente quello di abbandonare il superfluo.
Quando indico il superfluo non mi riferisco solo a quello materiale, ma intendo quello che maggiormente attanaglia la mente, i preconcetti e i pregiudizi che intorbidiscono qualsiasi visione del mondo.
Ma, dopotutto, va anche abbandonato il proprio vecchio corpo e bisogna prepararsi ad accoglierne uno nuovo.
Occorre avere nuovi impulsi, un nuovo cuore, dei nuovi polmoni, una nuova pelle, un nuovo respiro, un nuovo fiato e, magari, poterlo riconoscere nell’altro per combattere insieme le proprie iniquità e gli egoismi personali.
Il mondo attuale è soffocato dall’indifferenza e dai giochi di potere da parte di politiche velenose e controproducenti dedite alla costruzione del dolore e alla distruzione dell’umana fratellanza.
Un filosofo che si è ritirato a vita privata da diversi anni diceva: “A coloro che ci governano piace giocare a dama con l’apocalisse”.
Ebbene, questa disfunzione della politica, questo abbrutimento della società contemporanea lo so può interpretare solo riconducendolo all’allontanamento da Dio e dall’uomo stesso creato a sua immagine e somiglianza, penso che non ci sia altra spiegazione.
L’orizzonte dalla bellezza che è insita nella spiritualità svanisce, l’uomo si sostituisce a Dio intervenendo sul creato, dimenticando per sempre la sua natura originale, da dove deriva.
Eppure, questo Dio, nella sua ineffabile bontà, ha lasciato tutto nelle nostre mani per vederne poi un degno raccolto.
Questo “degno raccolto” oggi è vanificato nell’idolatria del possesso e della presunzione. Un disumanesimo che vanificato, fa a pezzi le leggi morali divinamente umane, umanamente divine.
Il mio accorato auspicio è quello di un rinnovo della speranza verso una totale trasformazione, speranza particolarmente necessaria e vitale in questo periodo pandemico così difficile.
È questo un tempo “dilatato” per colpa di un terribile forza microscopica, un virus che come ha allontanato l’uomo altrettanto può riavvicinarlo fortemente al suo simile, anche in una condizione di distanza fisica, opportuna per non trasmettere questo male invisibile, riconoscendo, fino in fondo, i nostri limiti e la nostra vulnerabilità. Quest’ultima ci fa riconoscere figli di Dio ed ontologicamente “fratelli tutti”, avendo la consapevolezza di avvicinare le nostre ossa e il nostro sangue per aiutare il prossimo, per tirarlo fuori da una palude, dallo spaesamento e dal pozzo dell’incertezza.
È fondamentale unirsi con tutte le forze per rinnovarsi e potersi riconoscere “uomini nuovi”, come annunciava nella Bibbia il profeta Isaia: “Io il Signore ti ho chiamato per la giustizia e ti ho preso per mano, ti ho fermato e ti ho stabilito come alleanza del popolo e luce delle nazioni perché tu apra gli occhi ai ciechi e faccia uscire dal carcere i prigionieri dalla reclusione coloro che abitano nelle tenebre”.
05/04/2021

Abbandonare il superfluo mentale solo pochi lo sanno fare. A parole tutti, nei fatti pochi … Non è facile allontanare i propri giudizi e pregiudizi, significa dare vita all’altro, mettendo da parte se stessi, aiutare e non condannare. Accettare e non giudicare …