(vv.1-20)
ad Agnès
Flecte ramos, arbor alta, tensa laxa viscera
Et rigor lentescat ille quem dedit nativitas
Ut superni membra Regis miti tendas stipite…
Fortunato: Pange lingua
Oggi è il giorno del tuo
Nome, Signore,
Ho letto in un vecchio libro le gesta della tua Passione,
E la tua angoscia e i tuoi travagli e le tue buone parole
Sono le lacrime di quel libro, dolcemente monotone.
Un monaco di un altro tempo mi parla della tua morte.
Tracciava la tua storia con lettere d’oro
In un messale posato sulle ginocchia.
Piamente lavorava ispirandosi a Te.
Seduto con la sua veste bianca, dietro l’altare
Lentamente lavorava dal lunedì alla domenica.
Le ore si fermavano al limitare del suo eremo.
Chinato sulla tua immagine, lui si dimenticava di tutto.
A vespro, quando salmodiavano campane,
Il buon frate non sapeva se era il suo amore
O se era il Tuo, Signore, o il Padre tuo
A bussare a gran colpi alle porte del monastero.
Sono come quel buon Monaco, stasera, mi sento inquieto.
Nella stanza accanto, un essere triste e muto
Aspetta dietro la porta, aspetta che lo chiami!
Sei Tu, è Dio, sono io – è l’Eterno.
Versi “religiosi” possono uscire anche dalla penna laicissima di Blaise Cendrars. La suggestione di prospettive inedite non può non intrigare il lettore, al quale, come sempre, spetta trovare la chiave.


“Non son più io che vivo…”
Bellissima
Ci sono istanti in cui l’immagine e la somiglianza di cui siamo plasmati fa capolino, in cui i pensieri abituali -per un attimo- tacciono, e una dimensione altra irrompe dal profondo dell’anima, mostrando il lato nascosto dell’universo.
Una splendida alba