Mi chiamo Giulia Chianese e sono napoletana di nascita. Dopo anni in giro per l’Italia, sono
tornata a vivere ai piedi del Vesuvio, terra dove mi sono formata artisticamente e dove ho
cominciato a incontrare parole e versi nel caos armonico e infuocato dei figli della lava. Di
questa città mi sento parte evocativa e scollata (come molti di noi) ed ho vissuto sempre divisa
tra la scrittura e le arti figurative a fasi alterne e, a volte, in una sovrapposizione non sempre
facile. Sono un’illustratrice e arredatrice, frequento la poesia da che ho memoria, poesia come
luogo che mi raggiunge nel luogo fisico che mi accoglie e che mi soccorre. Ho pubblicato i
miei versi e racconti in varie collane e su diversi blog come Formicaleone di Valentina di
Cesare e Un marziano a Roma, su Comunità provvisorie di Franco Arminio e Poesia in azione.
Ho fede nell’arte e in tutto quello che nell’arte trova accoglienza.
—
Certi pensieri sono vicoli
pericolosi e malfrequentati
Se entri può cambiare il corso
di una giornata
ed è una guerra
Dovresti
dovrei
evitarli
Prendere quell’autostrada
al centro del cervello
Dovremmo essere nella fatica
di una corsa
da qui alla spiaggia
la riva dei nervi
Morire di stanchezza
ed arrivare a domani
Quasi amanti
—
Sotto l’acqua sono sempre la stessa
Anche se in un’altra casa
e con la solita frustrazione del tempo
che annulla il tempo
delle strade
dei vicoli miei
Ma acqua come filo
porta la coscienza in ogni terra
la grotta dell’erba tagliente
il bar vicino al pontile
il cancello, la spiaggia, le mani
la forza di chi ha bisogno
il percorso di ogni linfa.
—
Nel tuo volto trasmesso
c’è un coltello
che non mi lascerà mai
Ora come potrei spiegare
a chi non ti ha conosciuto
che ho raccolto la tua pena
senza lasciare niente a nessuno
e insieme
mi muovo con la paura dei tuoi passi
-della meta che si allontana-
e non mi costa una sola fatica
la replica del taglio perverso
della tenerezza.
—
Oggi pensavo a quella strada dietro la scuola piccola
dove abitava tua zia
la solita stradina secondaria
io che aspettavo con la bicicletta ferma tra i polpacci
Quando arrivavi sorridevi sempre
io accennavo una smorfia sicura
ma ero al limite del delirio
così convinta di non avere scelta
tra amarti e andare
Il tempo di dirci poche cose banali
e poi scappa che è tardi
Così guarivi una giornata
così il sangue agitato
schiumava e copriva
la paura.

Memorabile Chianese
In parte, c’è la Napoli che ho conosciuto nel lontano 1991. In parte. O forse c’è tutta