Lirico terapia. Salvatore Quasimodo

Forse il cuore

Sprofonderà l’odore acre dei tigli
Nella notte di pioggia. Sarà vano
Il tempo della gioia, la sua furia,
quel suo morso di fulmine che schianta.
Rimane appena aperta l’indolenza,
il ricordo di un gesto, d’una sillaba,
ma come d’un volo lento d’uccelli
fra vapori di nebbia. E ancora attendi,
non so che cosa, mia sperduta; forse
un’ora che decida, che richiami
il principio o la fine: uguale sorte,
ormai. Qui nero il fumo degli incendi
secca ancora la gola. Se lo puoi,
dimentica quel sapore di zolfo
e la paura. Le parole ci stancano,
risalgono da un’acqua lapidata;
forse il cuore ci resta, forse il cuore.

Non è questa la vocazione della poesia? Una parola che resta, dopo l’ennesimo fallimento, dopo ogni sconfitta.

3 pensieri su “Lirico terapia. Salvatore Quasimodo

  1. S&R

    La parola ????? è un simbolo potente, archetipo del centro, dell’anima, metafora dell’amore, a ricordare che al di là di qualsiasi orrore l’uomo possa concepire, la sua realtà più intima non è il nulla di un buco nero, ma la luminosa materia delle stelle.
    Poesia splendida.

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