Lirico terapia. Margherita Guidacci


Tre campanule bianche ad Annarosa

Poiché il fiore era falso ma la pietra era vera

ci concentrammo sulla pietra:

spigoli scheggie macchie asperità.

Ad essa ci aggrappammo, la stringemmo

negando ogni altro scampo.

Pure, nel fondo della mente, ancora

ritornava un effluvio, un tremolio

di petali leggero – tre campanule bianche

nel cantuccio d’un quadro di Klee.

Noi cercavamo disperatamente

di non badarvi, e sapevamo bene

che ne saremmo morti.

Cosa conta di più, nella vita, la pietra o il fiore? Dobbiamo fare delle scelte, come sempre, ma lasciare fuori la bellezza è un rischio, spesso mortale.

2 pensieri su “Lirico terapia. Margherita Guidacci

  1. S&R

    Com’è vero che la bellezza ha un suo carico di terribilità! E si, in fondo, si tratta di scegliere se lasciarsi attraversare dal suo tremendo mistero, o aggrapparsi alle certezze che la materia sembra offrire, ignorando il paradosso di un fiore effimero che però resta nel ricordo di un’emozione, e la consistenza di una pietra che passa senza lasciare traccia.

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  2. Ema

    Un fiore è breve, ma la gioia che dona in un minuto è una di quelle cose che non hanno un inizio o una fine.
    (Paul Claudel)

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