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Lirico terapia. Margherita Guidacci


Tre campanule bianche ad Annarosa

Poiché il fiore era falso ma la pietra era vera

ci concentrammo sulla pietra:

spigoli scheggie macchie asperità.

Ad essa ci aggrappammo, la stringemmo

negando ogni altro scampo.

Pure, nel fondo della mente, ancora

ritornava un effluvio, un tremolio

di petali leggero – tre campanule bianche

nel cantuccio d’un quadro di Klee.

Noi cercavamo disperatamente

di non badarvi, e sapevamo bene

che ne saremmo morti.

Cosa conta di più, nella vita, la pietra o il fiore? Dobbiamo fare delle scelte, come sempre, ma lasciare fuori la bellezza è un rischio, spesso mortale.

Il porgitore di stelle, Margherita Guidacci

Guidacci
Poesie tratte da Il buio e lo splendore, di Margherita Guidacci.
Ed. Garzanti Poesia

a cura di Barbara Pesaresi

da Il porgitore di stelle

“Una Lasa etrusca (divinità femminile alata) di nome Vecua, divenuta per amore una donna mortale, ebbe dal Collegio dei Lucumoni l’incarico di delimitare i confini dei terreni dei popoli etruschi, perché non sorgessero discordie; e, successivamente (essendo i Lucumoni rimasti molto soddisfatti dell’operato catastale di Vecua) anche di disegnare una mappa del cielo. A questo scopo fu dato a Vecua un assistente, detto «Mav Luceziniai» (il porgitore di stelle) perché le indicasse ad una ad una le stelle, che Vecua poi incluse in sedici «case del cielo». Dalla storia di Vecua, che mi piace enormemente, ho tratto il titolo di questa parte della mia raccolta.”
(Margherita Guidacci) Continua a leggere