A quel filo di luce
che filtra nella camera fugando
i fantasmi notturni
a quel filo di luce
che rivela a chi giudica il tormento
d’una realtà più vasta
a quel filo di luce
che non trova più cuori in cui specchiarsi
né in tanti volti un solo sguardo vero
a quel filo di luce
che vagola in riflessi tra le molte
costruzioni dell’ombra
a quel filo di luce
che una goccia nel buio fa diamante
a quel filo di luce
dell’alba che ferisce a morte quanti
hanno vegliato in giuoco, nello studio o nell’amore
a quel filo di luce
che contro il vento della notte ancora stacca l’orizzonte
a quel filo di luce
che regge in vita chi dispera e ancora
lo fa vedere e vivere
a quel filo di luce
verso cui tende tutto ciò che rompe
la prigione di terra
a quel filo di luce dove esala
l’anima dei morenti
a quel filo di luce
che unifica gl’incanti e ne fa intensa
percezione di grazia
a quel filo di luce
che, rotta l’abitudine, fa che alfine si guardi
con occhi nuovi
non è rimasto alfine che afferrarsi
– per chi spera che torni
un po’ di luce nei nostri atti umani.
Qual è – e dov’è – il vostro filo di luce? La poesia ci mette di fronte a noi stessi, invita a ritrovarsi.


I recenti avvenimenti afghani hanno trasformato quel filo di luce in filo di spada che trafigge le nostre coscienze.
“La parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito, delle giunture e delle midolla e scruta i sentimenti e i pensieri del cuore” (Dalla. Lettera agli Ebrei)
La luce fa chiarore nel buio di una coscienza addormentata perché si svegli, e veda che tutto è collegato e ognuno è responsabile di ciò che fa del dono della vita.
A quanto possiamo discernere, l’unico scopo dell’esistenza umana è di accendere una luce nell’oscurità del mero essere.
(Carl Gustav Jung)