Dal 31 agosto è in libreria Questo immenso non sapere (Einaudi 2021), uno splendido “libro disordinato” ma “con un suo ordine interno e misterioso“, con cui Chandra Candiani ci propone meditazioni all’aria aperta, “vasti nel vasto“, conversando con “alberi, animali e il cuore umano“. Ne propongo un brano, in attesa di parlarne diffusamente.
Avere amici animali e vegetali, praticare la vista meravigliata e meravigliosa introduce al sollievo dell’impersonalità. Perché andare in profondità meditando non è solo l’archeologia della storia personale, ma anche sentire che non c’è persona, assaporare la sofferenza senza cadere nella rete del raccontarsela, ma lasciando che sia lei a raccontare, se ha qualcosa da rivelarci, e sentire che i suoi racconti servono solo a renderci piú precisi nella compassione verso noi stessi, piú acuti nel riconoscere il c’è della sofferenza in noi e attorno a noi. Impersonalità non è diventare invisibili e innocui, ma innocenti, consapevoli della propria fragilità e della propria capacità di nuocere, consapevoli del c’è. Consapevoli anche di splendere. E splendere. Perché c’è, e perché i bambini guariscono in fretta se sono compresi e curati: non gli piace essere malati e lo stesso fa il cuore, anche un vecchio cuore.
Accorgersi che anche la gioia, come la sofferenza, è un c’è, e che è diversa dall’allegria; non vuole essere dimostrata: se a un animale viene da sorridere, sorride anche se è nel deserto, non vuole essere visto, non vuole essere non visto. Dunque, la gioia c’è ed è una gioia che tiene conto del nostro dolore, non un’allegria che lo cancella. È una gioia su misura, che ci conosce bene.
Gli animali e gli alberi insegnano a non sapere, a tollerare di stare al mondo senza l’ossessione di capire. La loro assenza di controllo mi pare renda il loro mondo non piú minuscolo, ma anzi vastissimo, misterioso. Sanno abbandonarsi, conoscono e insegnano una fiducia primaria e radicale.
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Dalla retrocopertina
Una buona pratica preliminare di qualunque altra è la pratica della meraviglia. Esercitarsi a non sapere e a meravigliarsi. Guardarsi attorno e lasciar andare il concetto di albero, strada, casa, mare e guardare con sguardo che ignora il risaputo. Esercitare la meraviglia cura il cuore malato che ha potuto esercitare solo la paura. Questo è un libro disordinato. E l’autrice ha scelto di lasciarlo cosí. «Perché ogni disordine ha un suo ordine interno e misterioso. Forse è l’andatura della mente, forse quella del ricordo, forse è l’intenzione di essere volatile o l’aspirazione alla semplicità, in ogni caso è qualcosa di sfuggente che non vuole essere imbrigliato in un piano: come un animale o come un albero della foresta, non addomesticati, inutili, nel senso che non si curano di avere uno scopo, sono in vita e gli basta. Il disordine è questo essere cosí come si è seguendo un filo illogico di stare al mondo». Ognuno di noi nel momento in cui accetta di non sapere si apre alla meraviglia e alla infinita sperimentazione in un inesorabile avvicinamento al mondo animale e vegetale.
Restare con l’innocenza di un bambino, con lo sguardo così disincantato e puro da aprirsi alla meraviglia. Questo è l’invito di Chandra Candiani in Questo immenso non sapere, un libro di riflessione e di pensieri sparsi che la scrittrice offre al lettore per spingerlo ad essere felice in modo assai semplice: guardare il mondo come se non l’avessimo mai visto, con curiosità e con quella meraviglia che solo una prima volta può offrire. Secondo Chandra Candiani tutto ciò è possibile e lo ribadisce in questo saggio, che non è giusto definire tale, ma che è più una disordinata raccolta di pensieri. In Questo immenso non sapere l’apertura al mondo che ci offre la scrittrice è espressa in modo sparso proprio come un vento che ci scompiglia i capelli e ci infastidisce, ma ci rende inconsapevolmente più belli. La Candiani ci invita così ad azzerare le nostre conoscenze per metterci nella condizione di stare nel presente, in un oggi scoperto per la prima volta e che può essere visto senza paure, ma con la meravigliosa consapevolezza di una vita tutta da vivere e tutta da cogliere.

che meraviglia, Giorgio! Roba da correre in libreria senza pensarci due volte.
Grazie del passaggio, Antonello, è proprio così! E come avviene in un “libro disordinato”, ci sono tanti tesori nascosti, che ti appaiono inattesi. Io lo leggo come una passeggiata in un bosco, in cui ci si lascia andare alla meraviglia.