
Autunno
È appena uscito per le edizioni “La vita felice” Stagioni, che raccoglie le opere pittoriche di Giancarlo Consonni dedicate alle stagioni del titolo, composte dal 1980 al 1998. Sono 46 composizioni di piccole dimensioni, dipinte su carta, a tempera o a tecnica mista, introdotte da una poesia di Antje Stehn. Come tutta l’opera visiva di Giancarlo Consonni, che si esprime in fotografie, collage e dipinti a olio, a tempera e a tecnica mista, Stagioni si colloca sul crinale fra concreto e astratto, come indica il titolo di una mostra fotografica tenuta nel 2013 presso la Galleria Consadori di Milano.

Autunno
Nelle composizioni di Stagioni circola l’aria aperta e si avverte il sentire all’unisono con la natura dell’arte moderna. E ci sono gli elementi fondamentali dell’arte contemporanea, la linea, la superficie e il colore, utilizzati con risultati di grande brillantezza e materialità ed esaltati dal supporto cartaceo e dai materiali usati. In queste linee e forme non c’è nulla di figurativo, così come manca la dimensione prospettica legata al razionalismo rinascimentale, eppure è impossibile non riconoscere in ogni opera il nome della stagione rappresentata, anche senza avere sott’occhio l’indice con i titoli delle composizioni che è collocato in fondo al volume. Come scrive Stefano Levi Della Torre nella prefazione a astratto/concreto, “L’arte ‘astratta’ ci fa riscoprire il mondo concreto, o più precisamente come le nostre percezioni sfilacciate del mondo possano condensarsi in segni significanti, in linguaggio delle cose e sulle cose”.

Viaggio d’inverno
Così la nostra visione esce dall’automatismo della percezione e va alla cosa stessa: i grigi e i bianchi pastosi di Stagioni sono la neve, più o meno candida a seconda dei passi che l’hanno calpestata, più o meno luminosa a seconda della posizione del sole. I verdi celeste rossi teneri e vibranti sono la primavera, così come il combinarsi di rossi e gialli, blu e turchini sono la sinfonia dei colori dell’autunno. I procedimenti attraverso cui si fondono concreto e astratto sono la visione ravvicinata come quella che con linea precisa accenna la nervatura delle foglie in alcune composizioni dedicate all’autunno (35-41), o viceversa quella distanziante e sintetica del Volo (1) o del Giardino segreto (21-23) o della Estate mediterranea (33-34). Spesso un particolare occupa l’inquadratura esprimendo l’insieme come una sineddoche o s’impone sporgendosi dal dipinto verso lo spettatore come in una ipotiposi. Decontestualizzato o isolato, sfumato o ingrandito, il dettaglio trascende la dimensione figurativa proprio mentre la realizza, producendo quello straniamento che la teoria formalista applica alla letteratura.

Autunno
Tutta l’opera pittorica di Giancarlo Consonni è quindi un’opera di riscoperta che procura piacere estetico e intellettuale, ed è un bene che le edizioni “La vita felice” di Milano ne abbiano intrapreso la pubblicazione producendo finora i seguenti volumi: astratto/concreto (2013), Ritmi e soglie (2018), Sognando la Liguria 1994-1998 (2019), Stagioni 1980-1998 (2021). È un’opera colta, che, come è stato osservato da Stefano Levi Della Torre e Paolo Rusconi, è memore della lezione dell’astrattismo e in particolare di Piet Mondrian, Nicolas De Stael, Mark Rothko, ma la rinnova tramite l’osservazione diretta e sensibile della natura, mai sullo sfondo, ma sempre una presenza amata avvolgente l’artista e lo spettatore. Ed è un’opera unitaria, infatti è lo stesso sguardo che guida le fotografie di astratto/concreto, i collage di Ritmi e soglie e i dipinti di Sognando la Liguria e Stagioni, costruiti su grandi fasce cromatiche, giustapposizione di superfici, disposizione ritmica di colori e forme geometriche.

Vivaldiana
In Stagioni ai procedimenti precedenti si aggiunge la linea, una linea elegante e sicura, che diventa protagonista nell’imprimere un nuovo dinamismo a gesti e movimenti, figure e intrecci e diventa un segno distintivo di questa serie di Consonni. La linea dice con segmenti spezzati l’essenzialità dell’inverno, con triangoli allungati la direzione di un volo, con tratti frastagliati la vibrazione delle ali di un insetto, con cerchi rigonfi la rigogliosità della natura. Nelle composizioni del Giardino segreto (21-23) e in alcune delle Vivaldiane (24, 31, 32) invece i colori si compongono in grandi masse per dire semplicemente la pienezza della natura, senza nessun moto centripeto, ma in un accordo dove anche un centimetro periferico canta a piena voce.

Canto d’inverno
Quest’opera è anche un esempio della circolarità fra le arti. Lodovico Mereghetti nella sua prefazione parla di variazioni sonore per i 14 collage di Ritmi e soglie. Anche nella composizione 11 di Stagioni sette linee verticali che si innalzano su uno sfondo luminoso costruendo un Canto d’inverno realizzano una bella sinestesia.
Direi inoltre che la compresenza in Stagioni di ordine e libertà e l’assenza di codificazioni e costrizioni fa pensare anche alla danza contemporanea: così ad esempio avviene nelle ultime opere (42-46), dove cerchi e archi di colori dell’autunno occupano lo spazio con assoli concentrati e giravolte simmetriche che compongono una disinvolta coreografia. Soprattutto evidenzierei la circolarità fra pittura e poesia. Consonni dipinge come un poeta e scrive come un pittore, concludo perciò con un assaggio di poesia “pittorica” tratto da In breve volo (1994),: “Sui sentieri arsi/i saltamartini in amore/mostrano il colore/avuto in dono.//Turchese, carminio, ocra, marrone/in breve volo”, dove c’è lo stesso cromatismo, dinamismo danzante e spirito essenziale, partecipe e inventivo di Stagioni.

