
Ho inviato a cinque case editrici la mia storia di peccato e di grazia. Attendiamo le risposte. Questo che segue è il primo capitolo. Il libro, scritto con Sabrina Trane, s’intitola Il cammino per l’uomo.
Forse non è il momento migliore per cominciare un libro. E’ una giornata di quelle in cui vorresti buttare tutto all’aria, in cui ti sembra che la fatica, le rinunce, i sacrifici, siano solo uno spreco di energie. Non sai neanche prevedere se questa storia starà in piedi o sia destinata a disgregarsi, come le stelle che vedi cadere e non sai dove, anzi, non potresti nemmeno giurare che siano proprio stelle e non, magari, mozziconi lanciati dall’auto che sfreccia avanti a te. Questo della macchina è un simbolo importante: una memoria di evasioni folli da una vocazione che non sentivo mia, che mi ero ritrovato addosso quasi casualmente, una sera in cui il mio amico sacerdote era arrivato con l’agenda rossa su cui annotavo i miei pensieri e mi diceva: ecco, questa è la frase che aspettavo.
Quanti eventi, da allora, si sono succeduti, e quanti se n’erano già verificati! L’ictus di don Mario, la precarietà della parrocchia, il panico di non poter prevedere se il faro della mia esistenza si sarebbe svegliato vivo o morto, la mattina. Il tempo, come dice la Bibbia, s’era fatto breve; non era più possibile tirarla in lungo, e anche se il segno chiesto nel santuario di Loreto (“facciamo così: se celebra quel sacerdote vuol dire che la chiamata è vera”) aveva dato parere negativo, il dado era tratto: sarei entrato in seminario.
Fu un problema anche questo: al Capranica non mi vollero accettare, probabilmente a causa del prete che avevo abbandonato per don Mario; si vendicava così, non avendo altri modi per sfogare la sua rabbia. Fu allora che contattai il rettore del Seminario Maggiore: mi accolse come un padre, dimostrando come gli uomini di Dio siano sparsi a macchia di leopardo, e che puoi ritenerti fortunato se ne trovi uno che faccia al caso tuo. Per don Mario la fortuna si chiamava Provvidenza, e io ci credetti, come a tutto il resto. Ormai ero sicuro che il Padreterno mi volesse sacerdote, e se oggi non è il giorno più indicato per cominciare un libro, se un macigno più pesante del solito mi appesantisce il cuore, devo dire che ci credo ancora, che in quello che successe dopo, in mezzo al crollo di tutti i punti fermi, fu questa l’unica certezza, come se la frase sull’agenda rossa non l’avessi scritta io, ma il dito dello Spirito Santo, che a volte s’infila così nelle pagine gualcite della vita.

ma guarda che bell’inizio, Fabry! Mi piace il dito dello Spirito Santo che s’infila dove meno uno se lo aspetta.
“il dito dello Spirito Santo, che a volte s’infila così nelle pagine gualcite della vita.” Questa frase è pregna di significato! Tanti auguri che almeno una delle case editrici ti risponda favorevolmente, caro don Fabrizio.
Grazie grande Sparz, grazie carissimo Marcello, la storia umana è davvero piena di imprevisti…
IL DITO dello SPIRITO SANTO …
PAROLE che racchiudono un immenso significato vasto e profondo …
… Rievoca alla mente un ricordo lontano e vicino allo stesso tempo …