“Un gelido inverno in viale Bligny”, di Arianna Destito Maffeo

Recensione di Marco Candida

Arianna Destito Maffeo, Un gelido inverno in viale Bligny, Morellini Editore, 2021

Una delle parti più gustose nei romanzi gialli o nei thriller, sono le parti iniziali, quando la vicenda non ha ancora preso piede, quando il giallo non è ancora iniziato. Oggigiorno siamo molto più proiettati verso l’inizio in medias res, sul dare subito al lettore quel che vuole. Buttarlo dentro la vicenda. Se è un giallo, il giallo deve cominciare subito. Ma in effetti le parti interessanti, spesso, sono quelle prodromiche alla vicenda vera e propria. Quando ancora ci troviamo nella classica situazione idilliaca. La famigliola felice nella sua bella casa immersa nel verde prima che arrivi una banda di malviventi incappucciati oppure, come in questo caso, il curatore di mostre playboy a cui la vita sembra dare tutto senza dimenticarsi di nulla. E nel romanzo queste parti sono essenziali. Essenziali. E’ quasi come leggere un romanzo rosa alla Danielle Steel, se non ché a un certo punto irrompe il giallo in tutta la sua virulenza. L’escalation del personaggio viene interrotta dalla sua morte per omicidio, come un dio sadico che prima si diverte a darti tutto per poi farti fuori. Ma c’è un fatto. Noi lo odiamo, quel personaggio. Quel personaggio a cui la Maffeo dà tutto noi lo odiamo intimamente. Non proviamo alcuna empatia per lui. Ci mette disagio. Perché pensiamo alla nostra vita e ci sentiamo inadeguati. In ritardo su tutto. Tutto quanto. E così, quando arriva la notizia del suo omicidio, siamo disposti ad accettarla. E questo modo di costruire i suoi personaggi e le sue storie (favola a tinte rosa prima dell’irrompere del giallo, della violenza estrema che di tutta questa bellezza e perfezione fa scempio) si evidenzia bene nella storia di Marlene. Un manager in carriera che vive a caviale e champagne, dorme negli hotel di lusso, guadagna vagonate di soldi e tutto gli va a meraviglia secondo i valori del tabellone da flipper del sistema di vita capitalistico occidentale fino a quando questo stesso uomo si rintana in un buco d’appartamento sporco e sciatto e si mette in mutandine e reggiseno. Ecco, la ferocia. Dare tutto al personaggio, per scoperchiare l’assurdità del tutto. La Maffeo non se la prende, come un dio sadico, con l’umano-troppo umano dei suoi personaggi; punta invece a mostrare l’assurdità del tutto, il contesto valoriale che rende i suoi personaggi, le sue vittime, quel che sono. Un gelido inverno in Viale Bligny è feroce critica sociale. Ai feticci di una società al crepuscolo. A percorsi “umani” ormai al lumicino. Le ascese e le cadute. I trionfi e le sconfitte. Tutto è sbagliato, e dopo aver mostrato il quadretto viene voglia, a noi come alla Maffeo, di squarciare la tela. In questo senso, Arianna Destito Maffeo è solo l’esecutrice della volontà del lettore, volontà di chiunque, di tutti.

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