Lirico terapia. Alfonso Gatto


A mio padre

Se mi tornassi questa sera accanto

lungo la via dove scende l’ombra

azzurra già che sembra primavera,

per dirti quanto è buio il mondo e come

ai nostri sogni in libertà s’accenda

di speranze di poveri di cielo,

io troverei un pianto da bambino

e gli occhi aperti di sorriso, neri

neri come le rondini del mare.

 

Mi basterebbe che tu fossi vivo,

un uomo vivo col tuo cuore è un sogno.

Ora alla terra è un’ombra la memoria

della tua voce che diceva ai figli:

«Com’è bella la notte e com’è buona

ad amarci così con l’aria in piena

fin dentro al sonno ». Tu vedevi il mondo

nel plenilunio sporgere a quel cielo,

gli uomini incamminati verso l’alba.

Quando, dal passato, emerge la memoria dell’amore, subito avvertiamo l’eco della nostra vera identità. La poesia serve anche a questo?

3 pensieri su “Lirico terapia. Alfonso Gatto

  1. S&R

    La tenerezza d questi versi suscita nostalgia di quei momenti -rari ma certo presenti-carichi di magia in cui qualcuno ci ha mostrato il segreto della vita e il mondo, per un attimo, è apparso un miracolo d’amore.

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  2. Marcello Comitini

    Sì, la poesia serve anche a scoprire, o riscoprire, la nostra identità, quella non deformata dal marcio in cui la vita ci costringe ad affondare le mani e il cuore. Tra i versi di una poesia, se sappiamo leggerla, se ancora in noi è forte l’anelito all’amore per il prossimo e quindi per Dio, riscopriamo il senso vero del nostro esistere. Riscopriamo che le nostre dita non sono fatte per contare denaro, o i gradini che abbiamo scalato verso un illusorio potere, ma per donare un briciolo di libertà, fisica e morale, a chi teme d’averla perduta, per contare le stelle e tutto ciò con cui il creato ci circonda, ivi icluso il dolore.

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