
I Cieli augurali di Giovanna Menegùs sono un canto alla natura, alla circolarità del tempo che alla stessa natura si adegua, in barba al tempo lineare di un positivismo occidentale che non dà tregua per l’attenzione e la cura. Questa breve raccolta di 12 poesie inedite si stringe attorno allo stupore per la bellezza del mondo, che si trova nei paesaggi e nei boschi, persino sui cigli della strada come sulle rive dei corsi d’acqua. Sono cieli augurali perché portano doni di luce, con le loro stagioni, le loro aurore che aprono l’alba e spalancano il giorno, i loro tramonti che s’inchinano al crepuscolo e raccolgono la notte.
(a&b archibiblio ferrara – Strenna Natale 2021 delle Biblioteche di Ferrara)
Immagini: AS MI, 2021
*
Si riapre il sipario del gran cielo lombardo,
con brandelli di nubi sparse
a pennellate
– scenografia fastosa e indecifrata
dell’anno nuovo che inizia,
si toglie il velo
*
Chi mette gemme, chi acumina spine,
chi da oscillanti amenti
indora l’aria di polline
per future nocciole
Nel bosco
di metà gennaio
c’è già gran voglia
di darsi da fare
*
Dai giardini, da angusti cortili
esplodono le magnolie
rosa
fino a ieri invisibili, contenibili
tra mura e cancelli
Nel vento gelido, l’acre luce scorticata
d’un marzo siccitoso
esplodono ferendo gli occhi,
gli attutiti sensi
Quanti giorni durerà
la loro trepida, serica fiamma
smarginata e tremante lungo le strade
in tutto il cielo e l’aria
oltre i muri
*
E poi una sera d’inizio giugno
in macchina tra frange d’alberi e di grano
ti si scoperchia sopra
il cielo
Non è mai stato così grande
e chiaro
prima
– è la pietra
sollevata dal pescatore
in cerca d’esche
e noi sotto,
formiche lombrichi denudati
nella terra umida
Anche quest’anno è arrivata l’estate,
c’ha stanati
*
Come ardono i colori dei fiori
dentro il buio
non visti trasfigurano
i globi
rossi rosa dei gerani
*
Fulmineamente
s’intuisce a volte
un livello sopralenuvole
*
Dopo tanti autoritratti
finalmente sparisco dal quadro, io,
dallo scheggiato, torturato specchio
Che infinita ricreazione, quale sollievo
essersi liberati
di sé stessi
– poter stare di fronte al mondo, agli umani forse
come le pietre in riva all’acqua
il larice
in riva al cielo:
chiari sgombri leggeri come l’aria,
tutta quest’aria…
*
In ogni terso mattino è la mia
preghiera di luce
Si schiudono gli occhi al giorno e luce
infinita allaga gli orizzonti
apre l’anima
nelle sue tenere
nervature di foglia
la benedice
la battezza
al solco verde dello stelo
Dalla pianura
in vibrante chiarore
cresce il giorno
Sotto un cielo altissimo – spalancato fino a Dio
come la terra umida che fuma
in pingui zolle
argentate d’alba
la mia silenziosa
preghiera
si leva
*
L’aria è tanto secca e chiara
che la luce
vi passa in uno schianto
Tutte le cose cieche senza occhi, gli esseri,
entro il suo arco vivono
Il gatto bianconero che arriccia la coda
e s’arrampica sul muro
lo sa
nel suo balzo
al sole
sicuro
*
Nel tuo paese dove non c’è il mare
un grande pino marittimo
è ormeggiato
come una nave:
la larga chioma protesa nel cielo,
stretto fra case alberi, alto lassù
lo guardi
spirare immobile dorato
– in auto risalendo il sottopasso
*
L’infanzia e il desiderio
sono in ogni scura lama
d’acqua
intravista lampeggiare al fondo
di ignote valli, terra
mentre un treno vuoto silenzioso
traccia la sua via
Chiazze di neve e nebbia,
bui boschi, abbandonati paesi
miraggi di marmo bianco
cavato dalle rocce
Il tempo breve, sospeso, d’un viaggio
invernale che si cela in sé, lento,
lampeggiando a tratti
*
Vengono in avanscoperta a muso proteso,
a coda alta, candidissima
– e prima di sfioccare nell’azzurro
considerano che cosa sarà di questo tempo,
del cielo
che ancora ricomincia

*

Parole e versi che scoperchiano tratti di anima intonsi dal disuso, dalle dimenticanze del “sentire”, dalle distrazioni del vedere mai oltre la superficie. Giovanna ,scoperchia”, appunto, ciò che ci rende nudi, vulnerabili e accecati di luce con parole e versi che riguardano ognuno (luoghi, persone, anime)
Conosco bene “il gran sipario del cielo lombardo”, i campi di grano a giugno sotto il cielo che “non è mai stato così grande e chiaro prima”, il desiderio del mare, proprio della gente di pianura, che si consola cercando qualcosa “in ogni scura lama d’acqua”. Con i tuoi versi hai saputo dar voce a emozioni che mi porto dentro ogni giorno e questo fa la grande poesia: parte da ciò che il poeta vede e diventa parte della vita di tutti, esce dal sé e si incarna nel sentire del mondo. Grazie Giovanna!
Ringrazio Elisabetta e Alfredo per i commenti e auguro a tutti i lettori di LPELS, a tutti noi, un buon anno nuovo!