Con tutta semplicità devo dire
che un tempo sembrava lontano
il tempo in cui morire.
Ora non è piú un pensiero strano.
Ora è sempre lontano (almeno spero) ma
posso già prefigurarmelo. Ho l’età
in cui dovrei fare ciò che volevo
fare da grande e ancora non l’ho deciso.
Faccio quello che faccio, altra scelta non ci sarà:
leggo di miei coetanei che muoiono all’improvviso.
Il tema è scottante, ma la poesia lo trasfigura: Giovanni Giudici è un maestro nel procedere su un crinale da cui ognuno può osservare il suo paesaggio.


Non resta che pregare. La Grazia ci dirà cosa fare della nostra vita.
Cogliere l’essenziale, ciò che è visibile solo agli occhi del cuore, e restituirlo con l’immediatezza e la semplicità di un bambino perché possa superare le nostre sovrastrutture: questa l’arte del poeta.
Una lirica che sento mia: ormai non mi resta più molto tempo, ciò che potevo fare l’ho fatto, “e sempre corsi e mai non giunsi il fine”. Forse l’hanno pensato anche Napoleone e Giulio Cesare. Sicuramente Leopardi. Ci sarà mai qualcuno che se ne è andato con la tranquilla certezza di aver fatto e ottenuto ciò che voleva? Forse soltanto Gesù Cristo. Forse Socrate. Forse nessuno è davvero riuscito ad andarsene senza rimpianti.