
Le richieste della Russia sono inaccettabili. Come può un Paese rinunciare alla propria libertà a favore di un altro Paese? Eppure nessun paese è realmente libero, nessuno è pienamente autonomo. Tutti i paesi dipendono almeno in parte da altri paesi. L’Italia, e non solo, dipendono proprio dalla Russia, dal punto di vista energetico.
Per non parlare delle persone, dipendenti anch’esse le une dalle altre in quasi tutto, in un rapporto di scambio basato sulla fiducia quotidiana e, spesso, anche sull’affetto.
Eppure proprio questa situazione, in apparenza senza via d’uscita, sembra suggerire un cambio di paradigma, una nuova sfida da affrontare con buon senso e coraggio. Le parole neutralità e disarmo – ciò che la Russia chiede all’Ucraina – sono a ben vedere tutt’altro che brutte parole. E’ il contesto, ovviamente, che fa la differenza. Nella consapevolezza che nessuno potrà comunque restituire al popolo ucraino le madri, i padri, i figli uccisi in questi giorni per mano russa, e le loro case distrutte, il dolore sofferto, e la paura, il terrore per la propria vita e per quella dei propri cari.
Ma proviamo a uscire per un attimo da questo quadro disperante, immaginando che l’Ucraina, in cambio di:
- non aderire alla Nato né alla Comunità europea;
- attuare una forma di federalismo che lasci ai territori secessionisti la libertà di modulare la loro organizzazione politica e sociale secondo la propria storia e identità etnica e culturale, la propria visione;
…otterrebbe:
- l’interruzione immediata della guerra;
- la riparazione immediata dei danni provocati dall’aggressione russa alle case e alle infrastrutture;
- la fornitura immediata alla popolazione di tutti i beni necessari per vivere e rilanciare la loro economia;
- per un dato numero di anni, aiuti economici e di altro genere da definirsi sia dall’Unione Europea, pur non facendone parte, sia dalla Russia per effetto di sinergie e scambi;
- sulla base di un patto scritto tra Russia, Ucraina e Unione Europea, un impegno di difesa militare in caso di attacco, di non aggressione e non ingerenza nella sua vita politica ed economica.
Immaginiamo se la Russia s’impegnasse a:
- non compiere più atti di aggressione né di ingerenza nei confronti dei paesi dell’ex URSS;
- ridurre la propria capacità offensiva contenendo gradualmente gli armamenti e la spesa bellica annuale (attualmente di 53 miliardi)
- continuare a fornire ai Paesi dell’Unione europea gas e altri beni sulla base di precedenti accordi;
…in cambio, da parte dell’Unione europea e dei paesi aderenti, di:
- uscire dalla Nato;
- ma potenziando le proprio esercito difensivo (le Forze armate dell’Unione europea sono costituite attualmente da 7000 uomini) con l’apporto di uomini e risorse di tutti i paesi aderenti all’Unione, che dimezzerebbero così le spese militari fino ad ora sostenute (solo l’Italia spende annualmente 39 miliardi di euro, comprensivi anche di quelli destinati all’Arma dei Carabinieri); (le sole risorse impiegate in spese militari da Italia, Germania e Francia ammontano a circa 140 miliardi di euro l’anno, a fronte dei 53 miliardi spesi dalla Russia!);
- adottare una formula specifica di coinvolgimento dell’Ucraina, che richiede di aderire all’Unione, disegnando uno status nuovo, sui generis, in quanto paese neutrale e senza armamenti, con obbligo di sostenerlo in caso di attacco e di aiutarlo economicamente assieme alla Russia;
- con parte delle risorse risparmiate nelle spese militari dagli stati dell’Unione, avviare o rafforzare piani di aiuti internazionali per i paesi più poveri o in difficoltà (alimentari, sanitari etc.), in sinergia coi paesi e le Unioni che rappresentano le economie finanziariamente più sviluppate.
Questa triste contingenza potrebbe costituire così l’avvio di modello politico, economico e sociale nuovo, basato sulla pace, sul disarmo; col sostegno dei paesi ancora in armi ma dentro un progetto globale di riduzione graduale degli armamenti e di rifondazione di un organismo mondiale a difesa dei Paesi ingiustamente aggrediti; senza che nessuno possa più porre veti. Dedicando i risparmi così ottenuti al sostegno dei paesi più bisognosi e di quelli che hanno scelto la neutralità, il disarmo, la pace. Insomma, un mondo davvero nuovo.
Giovanni Nuscis

Non e’ un’ utopia. Sarebbe il frutto di un’ azione da parte di uomini aperti all’ ascolto, al dialogo e l’ espressione di una Storia vivente e non subita.
Hai ragione, Giovanni. Per fare la pace bisogna essere in due. Ma io vedo solo proclami di vendetta e nessun riconoscimento dei propri errori.
Grazie Cassandra!
Grazie, Giorgio. Ci sono rancori e conflitti storici (Donbass) tra Russia e Ucraina. Difficile entrare nell’intrico di torti e ragioni di entrambi. Ma è certo che la guerra scatenata contro l’Ucraina è una guerra criminale e ingiustificabile. Ma è anche incettabile la lenta erosione e occidentalizzazione di territori storicamente legati alla Russia. Sono evidenti i rischi di allargamento del conflitto fornendo armi all’Ucraina, che va sostenuta in tutti i modi ma non con le armi. Non avranno più senso, a questo punto, le ragioni dell’uno o dell’altro se ciò scatenerà una guerra globale. La via negoziale è la sola che può e deve praticarsi, ma servono proposte creative che sedando la rabbia e il dolore di un’ingiusta aggressione diano però nel contempo, con rinunce ragionevoli da parte di entrambi, una svolta definita ai contenziosi attuali e latenti.