Si vis pacem, para pacem. Legittimare un linguaggio di guerra è legittimare la guerra

Riccardo Luna sul giornale la Repubblica commenta la notizia che sia su Facebook sia su Instagram saranno permessi messaggi ostili nei confronti dell’esercito e dei leader russi. “A causa dell’invasione dell’Ucraina, siamo tolleranti verso forme di espressione politica che normalmente violerebbero le nostre regole sui discorsi violenti come ‘morte agli invasori russi'”, ha confermato Andy Stone, capo delle comunicazioni di Meta, casa madre delle due reti sociali. Riccardo Luna avverte: “Uno dei possibili effetti della violenza è di farci diventare violenti” e esorta a “Non smettere di provare a capire”. Legittimare un linguaggio di guerra è legittimare la guerra.

Zuckerberg e il rischio di farci diventare come Putin
di Riccardo Luna

Insomma, su Facebook e Instagram possiamo inneggiare alla morte. La morte di Putin e quella dei soldati russi impegnati nell’invasione dell’Ucraina. Lo dice un documento interno di Meta, la società capo del gruppo di Mark Zuckerberg: “Temporaneamente si potrà fare”. E non si può non avvertire un senso di vertigine. Uno spaesamento. Devi morire, come quando un giocatore della squadra avversaria finisce a terra in uno scontro, e lo stadio lo urla in coro “devi morire”, secondo un macabro ma innocuo copione teatrale. Ma non siamo in uno stadio, questa non è un gioco è una guerra.

Uno dei possibili effetti della violenza è di farci diventare violenti, come l’intolleranza può farci diventare intolleranti. Non sono qui a fare filosofia spicciola ma il rischio in casi come questi è quello di diventare come i nostri avversari. Perdere i principi in cui crediamo, e quindi noi stessi. Quando si fermano i corsi universitari su Dostoevskij o quando si vieta ad atleti paraolimpici di partecipare ad una gara che attendono da anni, c’è qualcosa che va oltre la solidarietà con l’Ucraina e il desiderio di portare aiuto anche punendo gli invasori.

Così come quando la Commissione europea proibisce la diffusione dei contenuti dei media russi in Europa e chiede a Google di renderli invisibili nelle ricerche. Io invece credo che dovremmo sapere cosa pensano al Cremlino e cosa leggono in Russia. Non avere paura delle parole. Non smettere di provare a capire. Siamo ancora una società aperta, liberale, democratica che non deve avere paura della propaganda avversaria perché sappiamo, appunto, che è propaganda. In questi giorni stiamo assistendo ad autentici eroismi e a infiniti gesti di solidarietà. Restiamo noi stessi, per combattere Putin non diventiamo come Putin.

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