di Luca Pizzolitto
- Io e te (le nostre scritture, meglio) si sono incontrate attraverso la rete. Quali sono, secondo te, i vantaggi e i limiti della rapida diffusione di varie forme di scrittura poetica sui diversi canali della rete, tra cui, soprattutto, i social?
Rispondo prima in modo generico, poi entro nello specifico. I vantaggi della rete sono moltissimi, in primo luogo quello di mettere in contatto persone che spesso condividono cose, praticano forme d’arte, attività simili o affini, che possono intrecciare il loro operato e costruire qualcosa… nel nostro caso mi pare stia funzionando. Anche i social hanno un loro vantaggio, ma credo che pongano anche moltissimi limiti; come il fatto che all’interno di questi canali si creano delle bolle, per cui, ad esempio sulla bacheca di FB compaiono post di persone o realtà che hanno qualcosa in comune col tuo profilo. Si vengono così a creare “comunità” di profili omogenei o affini, che a mio avviso sono rischiosi, perché risultano “esclusivi”, nel senso che non includono profili di chi ha prospettive, posizioni, modi di pensare differenti. Questo lo sento come un grande limite e mi spaventa, perché tende a chiuderci, invece che ad aprirci, a ridurre gli sguardi e le prospettive, a limitare il confronto, il dialogo e la comprensione… che comunque difficilmente possono accadere in uno spazio virtuale. Sono molto scettica e fatico ad accettare certi fenomeni sociali come positivi… mi sento una creatura del Novecento, anche se l’ho attraversato solo nell’ultimo ventennio e riesco timidamente a comprenderlo a distanza di anni.
Per questo ultimamente sono poco attenta a ciò che accade su FB (l’unico social che frequento), lo sfoglio distrattamente, leggo pochi post, ne scrivo meno: se una persona scorre la mia bacheca, sembra che al mondo esistano solo poeti o scrittori.
FB mi stanca, lo trovo ridondante, non mi arricchisce, se non per qualche notizia di evento, presentazione, concerto che mi può interessare. Piuttosto compro un quotidiano, una rivista, ascolto la radio, partecipo ad una lettura, leggo un blog che conosco, al di là di FB.
Per quel che riguarda la poesia, la situazione sui social mi irrita molto. Qualcuno mi dice che questi sono i tempi, i mutamenti del modo di comunicare, di condividere anche la scrittura in versi, di farsi pubblicità… ma non lo accetto di buon grado. Raramente ho scoperto poeti che mi hanno catturato, leggendo le loro poesie su FB: mi sembra che la bacheca appiattisca ogni cosa, la renda facile e veloce da consumare e da dimenticare, una sorta di “mordi e fuggi”; questo per me non c’entra nulla con la scrittura poetica (e con l’arte in generale). Il fatto di pubblicare un testo, una riflessione che ritengo importante, la copertina di un libro, pensando che verrà letta distrattamente da moltissime persone che scorrono FB mentre fanno altro – guardano la TV, sono in fila al supermercato o persino alla toilette… – ecco questa cosa mi disturba molto. Perché non è di questo che la poesia ha bisogno. Probabilmente sono io che non capisco, o non riesco ad adattarmi alle nuove modalità; mi spiace, ma preferisco leggere poesia sul libro, o al limite su fogli stampati da PDF, in silenzio, concentrata su quel testo, dedicando quell’attenzione, quel tempo deciso appositamente per la poesia.
2) Oltre alla forma poetica, ti sei dedicata o ti dedichi ad altri tipi di scrittura (narrativa, saggistica, etc..)?
Mi dedico da circa venti anni alla scrittura saggistica e divulgativa, con la redazione di saggi brevi, note di lettura, approfondimenti, studi sulla poesia e sui poeti e le poetesse che mi hanno catturato. Ho scritto circa un centinaio di articoli e contributi per riviste, blog, siti, annuari, antologie… ho intenzione di raccoglierli in un libro, ci sto lavorando. Ho scritto qualche racconto: uno è stato premiato in un concorso; preferisco sempre e comunque la forma breve. Ho iniziato anche a scrivere cose più lunghe (pensavo a un romanzo), ma mi sono resa conto che questa modalità non mi appartiene.
Ho scritto prefazioni a libri di poesia per varie case editrici e redazionali per gli Annuari e i volumi di poesia che ho curato per Argo (la rivista, ora anche casa editrice con cui collaboro dal 2003).
Ho scritto un saggio sui laboratori di poesia a scuola, frutto del lavoro di insegnante e di formatrice nei corsi per docenti. Si intitola Dire, fare, sbocciare. Laboratori di poesia a scuola. Raccoglie il lavoro di dieci anni di proposte, progetti, attività con i bambini, ragazzi e docenti della scuola primaria e secondaria. È stato importante scrivere questo libro, pubblicato nella collana Saggi di Pordenonelegge (formato E Book nel 2018).
3) Progetti per il futuro: cosa accadrà nel “fare poesia” di Rossella dopo la pubblicazione del nuovo libro?
In cantiere ho altri progetti, alcuni già avviati: la raccolta di saggi critici, che ho iniziato ad organizzare, facendo mille ipotesi su come vorrei proporla; un libro di poesie per bambini (ma non solo) che sto scrivendo con mio figlio Pietro… abbiamo già pensato al titolo e ci sono diverse poesie, ma dobbiamo completarlo. Poi mi piacerebbe riprendere alcune collaborazioni con artisti di altre discipline: musicisti, pittori, scultori. Adoro mettermi in dialogo con persone che hanno scelto altre forme espressive, perché a volte sento che cerchiamo di dire cose vicine, con linguaggi diversissimi. Negli anni ho collaborato con numerosi artisti, dando vita a progetti multiformi: uno di questi si intitola Musikè techne ideato insieme a Mirco Mungari, un etnomusicologo molto bravo che conosce e suona strumenti particolari come l’UD o flauti armeni, o tamburi di ogni tipo. Con Mirco abbiamo realizzato molti reading-concerto in cui la parola e il suono si mettevano in dialogo, creando atmosfere suggestive e particolari. Ci siamo divertiti ed ho imparato tantissimo. Poi ho collaborato con pittrici come Daniela Romagnoli, che ha realizzato disegni sul tema della maternità e sulla figura femminile, che ho accolto nel mio secondo libro, Il seme del giorno (ma anche nella copertina del primo, I giorni dell’acqua). Un altro progetto importante è quello che ha coinvolto la pittrice Laura Medici e il Maestro Paolo Ravaglia: abbiamo messo in dialogo poesia, pittura, musica jazz…
Inoltre numerose sono state le collaborazioni per realizzare libri d’arte con le mie poesie.
Di certo mi attiverò per sperimentare ancora il dialogo tra le varie forme d’arte, in primo luogo perché mi diverte e mi fa scoprire mondi nuovi.
Oltre al lavoro di scrittura e lettura che riguarda la mia poesia, continua la mia attività con le varie realtà (casa editrice, associazioni, blog, siti) con cui collaboro da anni e che mi forniscono giornalmente materiale per riflettere, incontri, scambi, confronti e tanto, tanto lavoro.
4) Tre poeti (e relative opere) imprescindibili, secondo te, per chi si avvicina, ama o scrive poesia.
Eugenio Montale, Tutte le poesie
Vittorio Sereni, Gli strumenti umani
Amelia Rosselli, Le poesie

