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Il dolore disadorno di Rossella Renzi, di Francisco Soriano

Gli scritti poetici di Rossella Renzi assumono sempre una condizione di solida emancipazione dalle parole del quotidiano, dagli onirici vagheggiamenti dettati dalle retoriche del mainstream, dai disinvolti profeti dell’oralità come forma unica di esternazione poetica. “Tocca addormentarsi in alto nella luce” è l’esergo di Maria Zambrano, scelto dalla poeta come incipit alle pagine di Disadorna (peQuod, 2022, collana Portosepolto), opera partorita da un processo di maturità e di consapevolezza che, in nessun modo, incide sulla dimensione lirica, intensa, devota, visionaria, immaginifica. Continua a leggere

Intervista a Rossella Renzi

di Luca Pizzolitto

  1. Io e te (le nostre scritture, meglio) si sono incontrate attraverso la rete. Quali sono, secondo te, i vantaggi e i limiti della rapida diffusione di varie forme di scrittura poetica sui diversi canali della rete, tra cui, soprattutto, i social?

 

Rispondo prima in modo generico, poi entro nello specifico. I vantaggi della rete sono moltissimi, in primo luogo quello di mettere in contatto persone che spesso condividono cose, praticano forme d’arte, attività simili o affini, che possono intrecciare il loro operato e costruire qualcosa… nel nostro caso mi pare stia funzionando. Anche i social hanno un loro vantaggio, ma credo che pongano anche moltissimi limiti; come il fatto che all’interno di questi canali si creano delle bolle, per cui, ad esempio sulla bacheca di FB compaiono post di persone o realtà che hanno qualcosa in comune col tuo profilo. Si vengono così a creare “comunità” di profili omogenei o affini, che a mio avviso sono rischiosi, perché risultano “esclusivi”, nel senso che non includono profili di chi ha prospettive, posizioni, modi di pensare differenti. Questo lo sento come un grande limite e mi spaventa, perché tende a chiuderci, invece che ad aprirci, a ridurre gli sguardi e le prospettive, a limitare il confronto, il dialogo e la comprensione… che comunque difficilmente possono accadere in uno spazio virtuale. Sono molto scettica e fatico ad accettare certi fenomeni sociali come positivi… mi sento una creatura del Novecento, anche se l’ho attraversato solo nell’ultimo ventennio e riesco timidamente a comprenderlo a distanza di anni.    Continua a leggere