
La muffa e le castagne (Elliot) è un libro che si legge d’un fiato. Del resto, è una poesia, non è una vera biografia. È molto più del racconto di una vita: è una vita; in poche pagine, fai il giro dell’anima, ti rendi conto che è inutile firmare registri, che tutto ciò che l’anagrafe può darti è una gomma per cancellare, un cestino dei rifiuti. Per vivere devi immaginare, usare l’anima che in genere serve a essere dimenticata. Michele ha questa capacità di entrare e uscire da qualcosa: la pagina? La vita? Con lui un’imprecazione diventa preghiera – anche Lutero diceva che Dio gradisce più le bestemmie del disperato che le composte litanie dei benpensanti. Di Madre Teresa, in questo libro, non si dice nulla; per questo si riesce a dire tutto. Ogni immagine scava un posto nel cuore, lo ferisce, lo lacera. La misura giusta è questo smisurato desiderio di toccare le corde più profonde, infischiandosene delle pretese del realismo, delle esigenze della fedeltà storica o anche solo della verosimiglianza. Non riesci a fermarti, leggendo questo libro. Stanco come sono, mi ero proposto di leggerne una parte, di ricordarne qualcosa, tanto per fare una recensione non richiesta. Mi sono trovato all’ultima pagina e ho pensato: Michele mi ha fregato un’altra volta. Mi ha messo davanti una vita a cui non avrei pensato, ma che è impossibile non riconoscere, e di conseguenza non amare. Non mi ha parlato di Teresa, per questo me l’ha fatta vedere così bene. La prossima volta mi rifiuterò di aprire il libro: voglio vedere se riesco a recensirlo senza leggerlo. Grazie, Michele, sei tra i pochi che riescono a stupirci, raccontandoti, anzi, raccontandoci.

Se “la misura giusta è questo smisurato desiderio di toccare le corde più profonde”, la potenza evocativa delle tue parole riesce pienamente a colmarla, e accende il desiderio di leggere le pagine a cui si riferisce.
“In poche pagine fai il giro dell’anima”, un grande desiderio di leggere il libro.
Grazie allo scrittore per questo che sarà senz’altro un gioiello e a don Fabrizio per questa recensione così profonda.