

Credo a una parola poetica che assolva alla funzione archeologica che Remo Pagnanelli affidava alla poesia nel suo scritto Punti per un’improbabile etica poetica, vale a dire nella duplice funzione di discorso del Principio e conservazione del senso, di ciò che è andato perduto o si sta perdendo nella società del rumore e del caos internettiano. In un altro suo scritto fondamentale, Paesaggio invernale (o quasi), Pagnanelli parlava di una poesia capace di attraversare l’inverno-inferno della Storia, inteso come glaciazione provocata dall’atrofia immaginativa del Postmoderno e delle neoavanguardie. Questa la tensione di fondo dietro ai miei versi cadetti, maturati attraverso la frequentazione della bottega di Giancarlo Sissa, dopo alcuni anni di produzione di critica d’arte e sulla poesia. Credo a una poesia capace di risignificare le “trite parole che non uno/osava” di sabiana memoria, a una parola evocativa, in dialogo con il passato e con la tradizione, con il Grande Stile del 900. Da qui le ragioni della grande economicità di mezzi espressivi che ho messo in campo, in linea con la lezione di un grande maestro che ho avuto la fortuna di conoscere, Francesco Scarabicchi, la verticalità di una parola necessaria.
Faceva poi notare Giancarlo Sissa come nei miei versi convivesse il particolare contrasto, ossimorico, tra luce e morte. Come se l’adesione esistenziale dei miei versi riflettesse il ricordo dei miei cari e la lettura delle voci dei grandi del passato, il perpetuarsi nella vita di tutti i giorni dei gesti e degli insegnamenti di mio padre, solo ora, in un dialogo che la morte non ha interrotto, ma solo cambiato, venuti a disvelarsi. Una luce che avvolge la memoria, dunque, e il presente, i fratelli e il mestiere di insegnante, l’ineluttabile, ineludibile imperfezione del ruolo genitoriale a cui sono chiamato.
La poesia diviene dunque per me preghiera laica, invocazione, dai tratti essenziali, asciutti, semplici, depurati possibilmente da ogni elemento di retorica, come nella lirica che segue, contenente esplicite citazioni da Scarabicchi che hanno dischiuso la possibilità di un dialogo con il padre scomparso, ma presente nel ricordo, come se la poesia potesse fungere da transistor per questo colloquio:
Babbo
Non facevi che ripetere:
“Le fregature bisogna
prevederle in anticipo”,
con il presunto
tuo fiuto infallibile.
Forse era quello a scovare
ogni minima incrinatura
al rumore del motore.
E chissà perché
non capivi mai
la mia ironia,
sul naso adunco,
il vestito ingessato,
piccole storie
su principi e re
intrise di rispetto.
Stavo per chiamarti, stamattina,
al primo sbuffo
del motore ingolfato.
Ma il cellulare nuovo
non contiene “babbo”
come quello appoggiato
sullo scaffale.
Custodisco ancora
il tuo numero,
lo conservo
per l’inverno che viene.
Il riferimento esplicito, nella parte centrale, è alla Lettera al padre di Kafka, in cui il grande romanziere di Praga fa notare al padre quanto la sua reazione contrariata al figlio che sorride su alcuni difetti e vizi del padre stesso, tale reazione sia eccessiva, visto che quell’ironia è paragonabile a certe storie e leggende che si raccontano a proposito di principi e re “che non solo vanno di pari passo con il più profondo rispetto, ma ne sono un’intima componente”. Non sono certo di aver mai compreso queste parole così profonde. Nella poesia, e per come le ho interpretate, l’ironia diviene la chiave per assumere su me stesso una figura autorevole, un modello, senza tenerlo troppo a distanza, ma cogliendolo in tutta la sua umanità. Una persona carismatica anche nelle sue fragilità di uomo (il cinismo dell’affermazione iniziale, nella poesia, sul prevedere “le fregature”; la mia ironia sul “presunto fiuto infallibile”, che sottende il presentimento che anche mio padre abbia preso le sue “fregature”). Ma l’ironia diviene non lo strumento per deridere le debolezze, bensì per stringere con lui una complicità e un ancor più tenero rapporto padre-figlio.

E questa tenerezza vibra nei versi limpidi e raggiunge il cuore del lettore in profondità.
Grazie per la lettura così partecipe