Cinque pensieri di Ungaretti, tratti dalle “Lettere a Bruna”.

 

a cura di Giselda Pontesilli

 

Cinque pensieri di Ungaretti, tratti dalle Lettere a Bruna

inviate in Brasile alla poetessa Bruna Bianco dal ‘66 al ‘69

e pubblicate nel 2017 da Mondadori a cura di Silvio Ramat.

 

«Quando verranno a Roma, Bruno e Marco, vorrei mostrare loro diverse cose. Qui è nato il Barocco. Roma è la città barocca più straordinaria del mondo. Vi hanno lavorato il Bernini e il Borromini. Del Borromini vorrei mostrare loro alcune opere. Era l’architetto più fantastico che abbia avuto il mondo, forse il maggiore in ogni senso. Era Ticinese. È morto giovine, suicida. I suoi monumenti sono pazzi d’equilibrio. Le diverse parti si tengono su, con un’armonia insuperabile, come gli oggetti che porta uno sopra l’altro, un monte di oggetti, un illusionista di circo.

/ Eppoi desidero che scoprano gli Etruschi. Non potranno venire con me sino agli scavi di Pompei e di Ercolano? Sarebbero visioni incancellabili per sempre.

Anche i Musei di Napoli, sono ricchi da impazzire.

Come sarei felice di mostrare loro com’è stata grande, come sarà grande l’Italia: arte e sapere. Non abbiamo altre strade, sono le strade maestre.» (lettera 184)

 

«Che cosa succederà domani? La persona umana riuscirà a salvarsi? Non ci sarà più che un’umanità di massa, inferiore per iniziativa e previsioni ai cervelli delle macchine che l’uomo avrà prodotto per esserne dominato, diretto, striturato [sic], ridotto a semplice particellina di macchina.

Non ne so nulla, amore mio, so che il tempo non sta più lavorando per l’uomo, ma per un tremendo imprigionamento dell’uomo, reso, dicevo, particelluzza insignificante d’una struttura d’inferno: logica! La poesia salva l’uomo, la logica lo riduce a meno di nulla, all’ultima ruota del carro.» (lettera 187)

 

«[Picasso] È il disegnatore più straordinario, più inesauribile di risorse che ci sia mai stato. Ma che nichilista, che negatore dell’uomo, che furibondo amante del mostruoso, del disastro, almeno in tante sue opere. Disarticola i corpi, anche il corpo della sua bambina, li scompone, li squarta, li strazia, li calpesta, li offende, dà loro una dismisura ossessiva, con parti, i nasi delle donne di solito, d’un erotismo da terrori. Certo, il barocco parte dal mostruoso, dal cataclisma, ma finiva anche se con disperazione come in Borromini, col trovare una ricostituzione armoniosa della rovina. Qui spesso non c’è che la voluttà di rovinare, la rabbia verso l’uomo, da degradare. […] 

Nel 1920 Picasso per un periodo non lungo, dopo il viaggio in Italia con i balletti di Diaghilef, durante la prima guerra, ha tentato di ritrovare l’armonia. Brevissimo intervallo. Bene o male, pure non omettendo di esprimere la tragedia umana del creato, che ai giorni nostri si fa così sfacciatamente palese, / il sottoscritto, umilmente, dal 19 non ha più smesso di correre dietro all’armonia.» (lettera 41)

 

«No, non sono un materialista, ma un cristiano, profondamente cristiano, anche se, per essere anche meno materialista del possibile, sono un po’ persino manicheo, o cataro, o giansenista, o quello che vorrai per considerare la materia come la nostra tremenda prigione, anche se, sulla terra, non può esistere vita dell’anima senza vita corporale, anche se non può esistere resurrezione senza rivestimento della carne, una carnalità, è vero, allora angelica, immateriale. Ma vuoi che mi metta a fare persino il teologo strampalato?» (lettera 28)

 

«Quanta gratitudine ho per Te, amore, e quanta ne ha Ninon: hai reso non più sola, non più abbandonata la tomba di Antonietto.» (lettera 157)

 

 

Un pensiero su “Cinque pensieri di Ungaretti, tratti dalle “Lettere a Bruna”.

  1. paolo valesio

    I commenti di Ungà a Picasso non sono all’altezza del grande poeta,. Ma quando, fortunatamente, si mette a fare quello che con tocco di auto-ìironia lui chiama il “teologo strampalato”, allora diventa veramente interessante.

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