Innanzitutto ringrazio Fabrizio Centofanti per l’invito.
Un piccolo avvertimento per la lettura di quanto segue: quel che leggerete è esso stesso una forma poetica, ovvero una forma di scrittura desiderante che cerca di illustrare il tema proposto. Quanto vado scrivendo è esso stesso desiderante-poetico; il discorso intorno alla poesia è, a mio parere, sempre contorno del desiderio, passeggiata intorno e dentro uno spazio del desiderio: ancor prima di essere metrificata, storicizzata, conclusa in un ‘genere’ contraddistinto dalla prosa, la poesia è lo spazio del desiderio, spazio che è anticamera di ogni inconscio, ogni Dio, ogni materialismo. Lo spazio del desiderio è, in sostanza, l’anticamera di sistemazioni di comodo che etichettino il modo e il mondo poetico in.
la poesia non la considero un genere letterario. e io non mi definisco un poeta. Credo che la poesia sia consustanziale al corpo e al suo desiderio. ancor prima di essere comunicabile in qualche modo, non sono verbale, ma anche visivo, teatrale, scultoreo, filmico, la poesia è un’oralità avvolgente che riguarda il sovrappensiero degli esseri umani intorno al mondo e al modo di stare nel mondo: soprattutto nel conflitto necessario tra il proprio desiderio e quello del mondo si scrive una poesia, secondo me. la prima lettura in poesia è stata la Divina Commedia, alle scuole elementari, mi colpiva quella strana struttura di scrivere, le note e gli appunti aggiunti in matita. Quando iniziai a leggerla capivo pochissimo, ma mi piaceva la musica, la musica di quella strana lingua lontanissima dalla mia e mi piaceva l’aspetto grafico di quelle aggiunte in matita. Ho sempre amato i mondi lontanissimi dal mio, per questo mi è sempre piaciuta l’idea dell’esperimento come forma-modo per andare oltre e più a fondo, sperimentare nuove forme di coscienza e scrivere, rigorosamente con la penna. All’inizio, poi con la macchina per scrivere e la digitazione ha in parte mutato il contatto con il corpo della poesia.
ho però una visione alquanto nichilista. della cosa poetica. e contraddittoria. diciamo che per me la poesia è strettamente connessa. col narcisismo dell’individuo che si immagina di avere sempre. qualcosa di importante da dire o scrivere. in questa epoca. poi. il narcisismo prolifera poeti poete. e poetese anche. molte similarità che rendono il bosco poetico sia nell’area della ricerca che in quella classica. un omologato frastagliarsi identico di foglie attaccate all’albero modello. per così dire. l’epigonismo va per la maggiore. ma. appunto. io come poeta non esisto. e nemmeno come individuo. in quanto scrivere è sempre un essere scritti. scritti dal desiderio e dalla mancanza che ci abita. se abbiamo la fortuna di essere abitati e il coraggio di accogliere la mancanza che ci forma come soggetti parlanti. esiste pure un narcisismo creativo, poetico. non patogeno.
però. a essere un po’ pratici e evitando di scimmiottare un colui che sta sapendo quello che sta dicendo. dovessi spiegarlo a un analfabeta poetico. direi che allo stato attuale delle cose. sono molto attratto dalla ricerca e dalla stranezza del carnevale poetico. spesso il mio corpo mi propone di digitare piani inclinati di significanti collegati a passeggeri malumori. ma in questo caso è più sfogo coreutico. danzante caos che si imbriglia nella nassa del simbolo. c’è molta contraddizione e non so mai dove vuole andare a parare. soprattutto non so mai io dove voglio andare a parare. come in questo caso. a pareggiare i conti. però non sopporto la serietà né la serialità. non trovo affascinante né veritiero riproporre la realtà descrivendola. la poesia. per come si fa intendere al mio orecchio interiore. è iscrizione del reale sulla lapide della scrittura che rende morto il desiderio. infatti se tu scrivi un verso lo fai a scapito di tutti gli altri possibili.
però nel mio primo libro di poesie. con la postfazione di Gabriele Frasca. mettevo su carta le ripetizioni. la realtà del lavoro nel suo svolgersi reale e inconscio. e mi confrontavo con la lingua degli stranieri. con quell’italiano prelinguistico quasi. nell’ultimo libro di poesia invece cerco la pagina bianca, la fine della poesia. la pagina bianca. potenziale.
la poesia. fuori dallo spazio del desiderio e quando non ci parla dal desiderio. e forse nemmeno ci abita. in quel momento. la poesia che opera fuori dallo spazio del desiderio non è vera. secondo me. non è nostra del nostro corpo. a mio parere. o meglio secondo il parere della poesia stessa. del desiderio che la genera. premesso che non è comunque utile nel senso materiale. e che nessuno sa cosa sia vero e cosa no. cosa sia immaginato da noi e cosa ci è stato inoculato. per così dire. la poesia è questo. per il mio soggetto mancante. per me. per così dire. la poesia è il desiderio che ci abita. ma non è l’inconscio né tanto meno dio. il desiderio. quando è il desiderio soggettivo del poeta. diventa poesia. e ci fa luce ulteriore sul mostro che ci abita. il mostro che ci abita è questo desiderio che quando è tale diventa Caravaggio. o Zanzotto. per esempio. non propongono la realtà. ma il reale. la realtà è solo una costruzione immaginaria. riproporla per togliere opacità al mondo non ha senso. il desiderio è sempre anarchico. il poeta desiderante si fa intendere ma non mostra il nulla che non so. non la ripetizione terra terra di quel che già conosco. la poesia non serve a nulla. è serva del nulla e della mancanza che ci abita. le prime prove di scrittura mie erano legate per lo più agli stati alterati di coscienza. ottimo materiale per il poeta. anche i vari bullismi e violenze familiari. sono stati un ottimo terreno di coltura. per i germi della poesia desiderante soprattutto se ha anche pretese di comico. comico e poesia. non mi stancherò mai di ripeterlo. sono più facce d’una stessa medaglia. ho iniziato in quinta elementare la. mia prima poesia era intitolata Breve. un elenco di cose che all’epoca consideravo Brevi: la gioia l’amore la vita la morte l’amicizia l’odio. poesiola molto ingenua ma fondamentale. essendo la prima in assoluto. adesso scrivo di cose più interessanti. quindi non di sentimenti. amore e altri argomenti del genere. ora mi piacciono le cose. gli oggetti. perduti per strada. gli umani non sono più molto interessanti. la poesia dovrebbe essere insegnata all’asilo. non come la si insegna a scuola. ovviamente. la poesia è l’altra faccia della comicità e entrambe sono desiderio e godimento. mi ripeto. mi sembra di non aver detto nulla di nuovo e di importante. d’altronde credo che parlare della poesia è già un primo modo di crearla.
poi c’è il gesto poetico come descrittura del proprio desiderio. la poesia come diretta o quasi. descrittura del desiderio:
linee di desiderio.
quaderni del depensamento.
gesti tridipulsionali.
e infine la timbrica del desiderio.
questi ultimi eviterei di. parlarli o scriverli. sono forme di descrittura desiderante. e ogni significante è pura forma.
Quello che segue è scritto con la digitazione vocale, e preferirei lasciare la forma ortografica proposta dal software:
«Le prime poesie sono nate utilizzando la penna, la carta, il diario e il quaderno, per quanto all’epoca utilizzassi anche altri materiali per fare poesia tra cui la terra e i fili di plastica e le foglie secche. Poesia è strettamente collegata al desiderio e non secondo me niente che fare con la forma letteraria, o meglio ha che fare il secondo momento quando diventa vuole tempo fossile di quello che è stato in desiderio che ci ha abitati in quel momento.
Una cosa che mi piace fare è scrivere poesie a partire da digitazioni vocali come questa che sto scrivendo ora mentre cammino per andare a fare la spesa e intorno C’è tutto un mondo Quotidiano indaffarato è completamente lontano da quello che potrebbe essere il desiderio umano. Registrare porzioni di testo che vengono dal televisore o dalla radio è un altro modo per comporre poesia. O meglio utilizzare dei materiali da ricomporre poi come se insignificanti che provengono dai discorsi della televisione o della quotidianità per strada fossero dei pezzetti di LEGO con cui costruire qualcosa. Allo stesso tempo si sottrae il linguaggio al sistema del potere e quindi dal linguaggio come espressione del potere che comunica a tutti i costi un’intenzione a un linguaggio invece artisticamente eticamente abuso dal potere e che contorna il desiderio o il vuoto del desiderio.
In questo senso nella digitazione vocale possono essere presenti degli errori degli errori di pronuncia degli errori di trascrizione provenienti dall’uso di linguaggi stranieri e insomma tutte le devianze dal linguaggio standard comunicazionale sul quale mi piace lavorare l’errore il fallimento lo sbaglio sono materiali per me molto fondamentali nella poesia.
Nel contesto in cui viviamo in effetti la poesia è molto legata a un certo tipo di trattamento linguistico derivato da bullismo first registrazione di vocali riprese eccetera
È il concetto di poesia però per me è da sempre stato transmediale per questo la descrittura cromatica ha un’importanza fondamentale nella mia evoluzione o involuzione o Stasi poetica: poesia e creazione secondo il proprio desiderio a partire da materiali prestabiliti e culturali duepunti la carta la penna il colore il marmo la musica.
In questo senso la mia poesia è sempre transformale e trans contenutistica.
In questo momento sto camminando sotto la pioggerellina ovviamente aspetta a capodanno per farsi sentire la pioggia e ci sono molte luci molti addobbi è quello che mi ritrovo a scrivere ed è stato direttamente dalla dalla voce che ha rapporto col col corpo. Questo caso è un bell’esperimento capire il tipo di parola che viene fuori a partire dalla camminata dalla velocità del Passo dall’ambiente circostante. soprattutto in poesia La parola è sempre il suo contesto non solo il contesto socio. ambientale e territoriale anche il contesto dei significati intorno e dei contorni formali appunto ascoltarlo di una cornice di un quaderno di un palcoscenico eccetera. È chiaro che in questo tipo di discorso sulla poesia attivato dalla digitazione vocale sono assegni di normali segni di interruzione e degli errori anche di provincia (pronuncia) questo fa riflettere su come la poesia con la parola si è strettamente connessa anche alla sua provincia alla sua dizione in una sola parola alla sua ritmica musicalità. Poi però se incontro lo sguardo di un nigeriano sotto il portico a vendere ombrelli mi chiedo il senso di questo scrivere di questo sperimentare in poesia e di conseguenza quale azione politica potrebbe avere la poesia azione ovviamente non faziosa ma strettamente collegata alla critica sociale al cambiamento […]»
Dunque l’errore, il glitch, la perturbazione che può increspare la scrittura verbale, in questo caso utilizzo parole, perché poesia è anche descrittura cromatica come mostrano le figure sopra, installazione e gesto desiderante puro, asemico.
Per natura il desiderio essendo rizomatico, la poesia è sempre, a mio parere, transmediale. È importante anche quel tipo di improvvisazione che fa della poesia non solo meccanismo verbale di memorizzazione ma anche macchina desiderante di oblio, strumento per scordarsi e abbandonare l’io. in questo senso la poesia-desiderio è fondamentale nei miei laboratori di scrittura desiderante che conduco in ambito psichiatrico e scolastico: la poesia come sosta creativa, umoristica e ludica in cui farla finita e con il giudizio dell’io, e con quello di Dio e in genere con la precostituzione del discorso asservito al potere ma sconnesso dal proprio desiderio. dunque poesia come scoperta e riconoscimento del proprio desiderio.
Non scordo di dire che la poesia è pure quel corpo infantile che è stato segnato dalla parola genitoriale e poi sociale. E per fortuna o purtroppo le parole non sono state mai per nulla poetiche. Nel senso terra terra del termine.. E spesso si scrive poesia a partire da come siamo stati scritti nel corpo dalla famiglia poetica cui apparteniamo e dalla società poetica cui pensiamo di appartenere. Poesia-desiderio è appunto scoperta e riconoscimento del mio proprio desiderio-poesia.
Sono la poesia che ho e ho la poesia che sono.
[Foto di Dino Ignani]







Geniale questo dare corso a una creatività spontanea, che supera le barriere dei luoghi comuni e delle soluzioni prefabbricate!
grazie!
Poesia come spazio del desiderio e non-genere letterario. Un’apertura e un flusso rigeneranti e vitali: grazie!