Lo stato dell’arte, credo, sia variegato e confuso: l’arte spesso non segue sempre una necessità o un’urgenza ma, almeno per me, è sempre una spinta del desiderio a farci compiere delle azioni poetiche; ecco, noto poco desiderio e un’omologazione di comodo che non permette di mettersi in gioco. Spesso c’è molto studio e poco corpo, poca immaginazione. Vedo anche un crearsi di continue divergenze, un limitante politicamente corretto. Ogni innovazione o viene ignorata o sistematizzata. Il riflettere su cosa sia una nuova cosa porta via tempo, si preferisce andare oltre. Mi spiace dire che le nuove generazioni, tranne pochissime eccezioni, hanno talmente tanto materiale tecnologico ma poi non molte capacità plastiche atte a trasformarlo in una nuova dimensione, per quanto postumana. Questo riguarda, in effetti, anche le vecchie generazioni che a un certo punto hanno ‘scoperto’ il mezzo digitale. Tanto è facilissimo produrre poesia e pubblicizzarsi, tanto è difficilissimo operare scelte etiche e desideranti, umane, rischiose magari.
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La parola ai poeti. Gianluca Garrapa
Innanzitutto ringrazio Fabrizio Centofanti per l’invito.
Un piccolo avvertimento per la lettura di quanto segue: quel che leggerete è esso stesso una forma poetica, ovvero una forma di scrittura desiderante che cerca di illustrare il tema proposto. Quanto vado scrivendo è esso stesso desiderante-poetico; il discorso intorno alla poesia è, a mio parere, sempre contorno del desiderio, passeggiata intorno e dentro uno spazio del desiderio: ancor prima di essere metrificata, storicizzata, conclusa in un ‘genere’ contraddistinto dalla prosa, la poesia è lo spazio del desiderio, spazio che è anticamera di ogni inconscio, ogni Dio, ogni materialismo. Lo spazio del desiderio è, in sostanza, l’anticamera di sistemazioni di comodo che etichettino il modo e il mondo poetico in. Continua a leggere
Cristina Bove, Una per mille
Il romanzo di Cristina Bove inizia descrivendo L’uomo nero. L’uomo nero è anche il titolo del primo capitolo-racconto. Ogni capitolo porta, almeno nell’indice, come titolo, le prime parole del capitolo stesso. Un procedimento tipico della poesia. Cristina Bove è poetessa e scultrice, manipola la materia dei pieni e dei vuoti, e anche il linguaggio del romanzo modella luci e buio. Continua a leggere





