How the Trojan War Ended I Don’t Remember, An Anthology of Italian Poets in the Twenty-First Century, Edited by Giorgio Linguaglossa, Chelsea Editions New York, 2018
Una Antologia di poesia italiana contemporanea sulla perdita della Memoria storica
È uscita negli Stati Uniti la prima «Antologia della poesia italiana contemporanea» curata da Giorgio Linguaglossa e tradotta da Steven Grieco Rathgeb con prefazione di John Taylor, edita da Chelsea Editions di New York, 330 pagine complessive, How the Trojan Ended I Don’t Remember, titolo che ricalca la omonima Antologia uscita in Italia nel 2017 per Progetto Cultura, “Come è finita la guerra di Troia non ricordo”. I poeti si dispiegano lungo un arco generazionale di circa cinquant’anni, dal 1926 anno di nascita di Alfredo de Palchi (il primo libro è del 1967, “Sessioni con l’analista”) passando per Anna Ventura il cui primo libro è del 1978 “Brillanti di bottiglia”. I poeti sono: Alfredo de Palchi, Chiara Catapano, Mario Gabriele, Donatella Giancaspero, Steven Grieco Rathgeb, Letizia Leone, Giorgio Linguaglossa, Renato Minore, Gino Rago, Antonio Sagredo Giuseppe Talìa, Lucio Mayoor Tosi, Anna Ventura e Antonella Zagaroli.
Mnemosyne, nella mitologia dell’antica Grecia è la personificazione della Memoria. Figlia di Urano e di Gaia, appartiene al gruppo delle Titanidi. La leggenda dice che dalla copula di nove giorni con Zeus, nacquero le nove Muse, che non sono soltanto le cantatrici divine, ma presiedono al Pensiero, in tutte le sue forme: eloquenza, persuasione, saggezza, storia, matematica, astronomia.
Aristotele nel De memoria sostiene: «La memoria non è dunque né sensazione, né concetto, ma un certo possesso o affezione di queste ultime, quando interviene il tempo. Cosicché quelli che percepiscono il tempo sono gli unici, fra gli animali, a ricordare, e ciò per mezzo di cui ricordando è ciò per mezzo di cui essi percepiscono [il tempo]». La memoria ci riporta all’origine del pensiero occidentale, ovvero, alla filosofia greca. Platone è il primo filosofo a dare un posto centrale alla memoria con la dottrina della anamnesi, ovvero, della reminiscenza dell’anima che, stimolata dalle sensazioni si ricorderebbe delle idee eterne.
Umberto Galimberti ci mette sull’avviso che per la scienza moderna «la memoria è la capacità di un organismo vivente di conservare tracce della propria esperienza passata e di servirsene per relazionarsi al mondo e agli eventi futuri… Non esiste un centro neuronale della memoria. La memoria non è localizzata in singole zone ma è piuttosto il risultato dell’interazione dell’intera attività corticale».
Aristotele nel De memoria fu il primo pensatore ad osservare che la questione della memoria è strettamente collegata alla questione tempo e che gli uomini sono gli unici, tra gli animali, a poter esperire questo fatto. Quindi, ecco che la questione della «perdita della Memoria» che sottintende il titolo della Antologia «Come è finita la guerra di Troia non ricordo» è la spia della nostra condizione esistenziale ed esperienziale, di noi che abitiamo la contemporaneità.
(Marie Laure Colasson)

