Sul libro di Annelisa Addolorato ‘GUARDANDO LA MAR. Il nostro Chi’,

di Sofia Stucchi
Il libro, Anne, Annelisa, che emozione.
Il testo è bellissimo, è un bellissimo prodotto, tu e Stefano Donno, avete lavorato benissimo, il lavoro editoriale è pregevole e di un’altezza poetica in cui mi ci trovo bene. Ho letto tra le tante la tua prima poesia, come ricorre (spesso questa allusione e ricerca importante della madre), come hai usato e usi gli aggettivi “speziale” (in una poesia successiva), immagini, torsioni ma rigorose e classiche, riconosco parte degli autori a cui ti ispiri e citi, e anche alcuni che non appaiono espressamente, ma ricordano a me un percorso, mi ricordi, a tratti, nel modo netto e lucente, di usare la parola, la Achmatova, (per me che l’ho adorata e l’adoro è un complimentone) specie di alcune poesie giovanili, ma hai una voce netta, integra, poetica forte, tutta tua, che mi ha sempre parlato molto negli anni, dacché ti ho letto.

Ho il testo vicino a me, e ti volevo dire che ho notato, avevo notato, al momento della approfondita, e pur prima lettura, di fine aprile, delle assonanze, e immagini plastiche visive, che sviluppano, “vaticinano”,  passami il termine, qualcosa che avevo già dipinto in passato, quando non ci eravamo scambiate apertamente i percorsi, o del quale avevo scritto, proprio la forza di contrarre il tempo e lo spazio, analessi e prolessi propria della parola letteraria. La forza degli archetipi. Per inciso, mi è piaciuta moltissimo la postfazione di M. Buttazzo. “E quel momento perfetto, quel valico che dell’altro si coglie”, metto fra virgolette, ma vado a memoria dalla lettura di tempo, qualche giorno fa che ho lasciato stampata primariamente nella mia memoria… perché è proprio così. Colgo, e contemplo, con apporto mio forse, interpretando, perché è proprio quella perfezione dell’altro, quel valico di assoluto, che è Assoluto, che si coglie, quegli “attraversamenti”, mai nome di una casa editrice poteva essere più adatto per accompagnare questa metamorfosi poetica. E in te, ancora, anche, tante, tante esperienze di natura, sublimate, sorseggiate e restituite, col sapore di quanto è cresciuto, secondo l’intimo ritmo interno, come i cerchi degli alberi. Bella la poesia ricordo-imprinting che si ispira alla nascita di Rio vivido e “paonazzo”. La “joye de vivre” che non bisogna mai dimenticare, come lanterna più vera, anche in mezzo ai flutti.

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