Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro. Ascensione

Ascensione [At 1,1-11; Ef 1,17-23;  Mt 28,16-20]

 

 

Siamo abituati a considerare con positività gli incontri e  le presenze, e continuamente cerchiamo di accorciare le distanze, non accettando che ci sia spazio fra chi si cerca.

Allo stesso modo, vediamo come distruttiva l’assenza, come vuota la distanza che si pone fra chi si ama. Sarebbe strano e incomprensibile il contrario.

La logica dell’Amore ci pone di fronte ad una diversa lettura.

Non è la presenza, facilmente fruibile e consolante a determinare la crescita delle persone e della loro storia. Non è la presenza protettiva e rassicurante che spinge all’acquisizione della propria identità, che, in questo caso, si porrebbe semplicemente come riconoscimento dei confini del proprio mondo.

Gesù se ne va.

Lascia il mondo condiviso con quelli che pure aveva amato e “amato fino alla fine”, per instaurare modalità nuove di rapporto e di continuità. Ecco, la continuità. Vediamo subito un doppio aspetto nella festa di oggi. Il lasciare, l’interruzione,  genera continuità e la continuità non è ripetizione ma novità.

Il mondo di affetti, di interdipendenze, di alleanze costruite e disfatte viene  rivoluzionato dall’instaurarsi dell’assenza. Chi c’era, presente, identificabile, ora manca; tutta la discontinuità è marcata e brucia, genera vuoto e nostalgia.

Ma la logica dell’Amore non prevede che qualcosa vada perduto. Non siamo meteore passeggere destinate all’oblio di ciò che è stato e che non è più. La nostra identità non è il riconoscimento dei confini affettivi, culturali, religiosi. Nell’Amore si rimane. Per sempre.

Finiscono le esperienze, mutano i modi percettivi. Non muta l’identità di chi si riconosce solo nell’alterità; anzi è proprio questa identità che si va compiendo e si compie.

“Tutto il potere” di Gesù è qui: creare spazi in cui l’identità di ognuno è accolta, fatta maturare, donata. Creare spazi di incontro, incontro vero non dipendente da nulla, non legato alle situazioni, non legato alle esperienze. Tutti sono discepoli e tutti sono maestri. Fino a quando Gesù era con loro, i discepoli restavano legati a quell’esperienza, umanamente vissuta e comprensibile. Ora, è il tempo dell’assenza che diventa tempo di crescita: andate e rendete tutti discepoli [mathetéusate panta ta éthne]. In greco si usa la stessa radice per discepolo [mathetés]e rendere discepolo [mathetéuo]. Non si tratta di “ammaestrare”, dove il verbo usato prevede un passaggio da uno stato di ferinità ad uno si addomesticamento. Si tratta, di condividere ciò che si è. Siete discepoli: comunicate a tutti ciò che siete. Qui è la continuità. Qui è la affermazione di identità come dono di ciò che si è. Tutto questo, però, è possibile solo se si resta in un ambito che è ambito d’amore: nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito. Non è un ambito tematico, è piuttosto un ambiente vitale. Solo chi ama, chi dona, chi non ha paura di spendersi e di perdersi, di rischiare la propria inutilità, saprà riconoscersi nel volto nuovo di Cristo, perfetto compimento di tutte le cose (seconda lettura), in cui trovare “il fulcro e la memoria di questa nostra incerta identità” (Inno dell’Ascensione).

Ciò che accade, d’ora in poi, accade non più solo in me o in te o in noi, ma fra noi; in quello spazio dato dall’assenza che non è più solo e semplicemente mancanza, ma diventa spazio di incontro fra alterità, non possedute, non dimenticate, riconosciute e amate.

Così la lontananza diventa prossimità e l’essere prossimi non fa a meno della distanza, del riconoscimento dell’altro, volto irripetibile, bello e prezioso, dell’Altro.

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2 pensieri su “Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro. Ascensione

  1. S&R

    E’ lo tzim tzum, Dio che si ritrae per creare il mondo, e per ricreare la nuova identità di ciascuno di noi.
    Molto bella e profonda questa riflessione, da condividere specialmente con chi ha perso persone care.
    Grazie!

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