Dalla Grecia antica, le analisi della condizione umana si succedono a ritmo incalzante, per cui è difficile formarsi un quadro coerente dei labirinti del pensiero, distribuiti in tutti i mari dell’essere, a molteplici livelli di profondità, dopo aver lambito ogni tipo di costa. A fronte di un così inesauribile scavo, non sembra affatto raggiunta una chiarezza universale, anzi, la percezione più comune è quella di un disorientamento, di una mancanza crescente di punti di riferimento, di un venir meno di fondamenti visibili o invisibili, parafrasando il titolo della raccolta poetica di Luzi.
Le ripercussioni sono evidenti in ogni campo dell’attività umana, dalla cultura alla politica, dall’arte alla stessa religione. La Chiesa, a volte, dà l’impressione di brancolare nel buio, di smarrire le coordinate di un’antropologia teologica che aveva resistito, sin qui, all’assedio di relativismi e nichilismi assortiti.
La fisica quantistica, oltretutto, ha minato le basi stesse dello scenario che eravamo abituati a contemplare, negando qualsiasi pretesa di oggettività e dimostrando, con analisi da laboratorio, che la realtà non è che proiezione dell’osservatore, sua privata e personale creazione.
Quest’ultima scoperta mette in crisi le pretese ideologiche di possedere i territori del vivibile, di dare su di essi un giudizio attendibile e fruibile.
Il fenomeno dell’entanglement conferma le intuizioni dei mistici e filosofi più attenti alla totalità dell’esperienza: tutto è collegato, ogni tipo di comunicazione incide sull’intero sistema.
Dove trovare un punto su cui far leva per sperimentare un’identità non più disintegrata?
Una risposta plausibile è suggerita dalla fede cristiana: ai verbi dell’io fallimentare – pretendere, possedere, giudicare – essa propone di sostituire l’unico termine che non oscuri il mistero ultimo della realtà: ringraziare. Denken ist danken (pensare è ringraziare), sosteneva Heidegger; ma sarebbe ora di spingere più avanti questa sua intuizione: non solo il pensiero, ma tutta la realtà può essere abbracciata soltanto con approcci di assoluta gratuità. Il messaggio di Cristo è il “foglietto di istruzioni per l’uso” che il Creatore ha trasmesso alla creatura, abilitandola a guardare, come dall’alto, le avventure di un’ermeneutica che rischia ogni momento di avvitarsi su se stessa. Il centro della prassi cristiana coincide con una forma diventata d’uso comune di questo stesso verbo: Eucaristia. La rivoluzione liberante, oggi, si nasconde nel rovesciamento radicale del valore economico: l’unica ricchezza è la gratuità dell’amore. Il Vangelo è il codice d’interpretazione d’ogni possibile realtà, da qualunque parte la si osservi e qualunque consistenza essa riveli. Essere è ringraziare: è il passo ulteriore a cui l’umanità sembra essere chiamata, in questo terzo millennio dalla nascita di Cristo.
[l’immagine, da me elaborata, è tratta da qui]


Siamo sulla soglia di una guerra nucleare, vicini alla possibilità di un’autodistruzione senza precedenti…urge una rivoluzione che tocchi le radici stesse dell’umano, che ne faccia emergere le potenzialità di amore universale. Nessuna visione è più potente di quella dell’Uomo-Dio che ha predicato e vissuto il perdono e l’amore come nessun altro prima e dopo di Lui.
Grazie per questa profondissima e necessaria meditazione, mi auguro che apra piste di concreta riflessione.
Sì –– ed è soprattutto apprezzabile il riferimento alle “intuizioni dei mistici e dei filosofi più attenti alla totalità dell’esperienza”.
E la costante attenzione di pensatori come Meister Eckhart alla dialettica fra sapere e amore suggerisce che l’uso continuo e martellante di quest’ultima parola rischia di svuotarla di senso.
Vi ringrazio, caro amici.
Grazie Fabrizio i tuoi pensieri sono anche i miei, tu sei molto piu’ bravo di me nel comunicare. Spero che in tanti leggano le tue parole e che almeno preghino affinche’Dio le ascolti. DIO PUO PLACARE TUTTO L’ODIO CHE C’E’ TRA LE GENTI.
Grazie don io ti capisco e ti ringrazio.
Anna Maria