La parola ai poeti. Rosa Pierno

La poesia in prosa di Rosa Pierno

Gli antichi greci avevano due concetti di poesia, il primo era che la poesia fosse frutto dell’ispirazione divina, mentre il secondo definiva poetica solo quella forma che fosse scritta in versi. Tuttavia, che non fosse solo una questione di struttura metrica lo si evince constatando che se si fosse trattato esclusivamente di una scrittura in versi la si sarebbe potuta considerare equivalente alle arti (produzione di cose), il che, per loro, non era. Aristotele, infatti, specifica: “Il poeta è tale più in virtù del contenuto delle opere che della loro forma metrica”, giacché un trattato medico può essere scritto in versi, ma non diviene per questo poesia. In La metrica italiana, Beltrami scrive che la poesia non coincide con la scrittura in versi: «‘versificazione’ è infatti un concetto tecnico, che riguarda i tipi di discorso dotati di certe caratteristiche formali, mentre ‘poesia’ è un concetto estetico, sentito come diverso da quello di versificazione fin dalle più antiche teorie estetiche che hanno avuto importanza nella cultura occidentale».

La poesia, in quanto genere, colleziona una serie di rapporti tra il tema del componimento poetico, le forme metriche e le scelte lessicali che, nel corso dei secoli, ne designano la specificità. Il loro smantellamento, attuato tra Otto e Novecento, quando il poeta rinuncia alla separatezza tra linguaggio d’uso comune e linguaggio poetico, ha portato a una poesia pressoché priva di regole, la quale spesso conserva l’unico vezzo della versificazione. Ma, se si considera la serialità fonico-semantica come una delle principali caratteristiche formali distintive della poesia, l’andare a capo perde di significato e la prosaicizzazione del verso, che si manifesta con l’immissione di modalità del parlato ed esigenze realistiche (prelievi da un linguaggio basso, plurilinguismo), pur se sembra porre in dubbio la distinzione tra i generi letterari, non dissolve la specificità della poesia. Anche quando la poesia acquisisce alcune delle potenzialità tecniche della prosa (struttura del discorso, rottura delle regolarità del verso, dissonanza di toni, disgressioni). Il poetico non include la necessità del verso né di alcuna melodia, come già sottolineava Leopardi nelle Operette Morali. L’idea di Baudelaire di una prosa poetica, musicale, senza ritmo e senza rima, deve comunque utilizzare i formalismi propri della prosa per raggiungere l’obiettivo. Mentre, per Beccaria, la melodia è necessaria per giustificare in senso poetico la prosa. Dunque, poesia e prosa condividono l’espressione poetica al di là dei generi, ma la struttura della poesia in prosa non coincide con quella della poesia: ne ha una sua propria, tant’è che al posto delle strofe si trovano brevi paragrafi. Quando presenti, i versi incistati nella prosa fanno sentire sia il peso della prosa sia l’energia dei versi. È come se la poesia, nella casella della poesia in prosa, sottolineasse le sue potenzialità espressive, saggiando e misurandosi con istanze estranee (il diario, la descrizione, la narrazione, il saggio, la versificazione, la critica d’arte).

Codesta fulminea introduzione mi è di sostegno nell’indicare la poesia in prosa, espressione usata da Sbarbaro nel 1914, come mio campo d’elezione; in essa l’eredità della lingua poetica tradizionale viene rifondata in una diversa struttura e si apre alle più varie esigenze espressive. Se da una parte la prosa poetica consente di conservare scelte lessicali e topologiche, così come la saltuaria presenza della rima o del metro, delle iterazioni e delle assonanze, che fanno comunque parte del patrimonio della lingua, risultando più preziose e sorprendenti in una struttura testuale che non utilizza la segmentazione del testo, dall’altra, ingloba elementi spuri, contenuti, modalità procedurali, discorsive, descrittive, che arricchiscono la sua capacità di connessione con la realtà storica e sociale.

La poesia in prosa non è per me solo una scelta formale; essa riguarda una poetica, una presa di posizione nei confronti della forma e del contenuto con un riguardo particolare al discorso di ibridazione dei generi, non solo nel senso di innesto fra poesia, saggio, diario, ecfrasi, ma di ibridazioni con forme discorsive diverse, riguardanti il teatro, la musica, l’arte. Il problema dei generi letterari considerati come superati risiede nel fatto che se non se ne conserva la distinzione non si ha più la possibilità di vedere le differenze fra le differenti proposte testuali. Se la necessità di tali ibridazioni proviene dalle esigenze espressive dell’autore, ciò in ogni caso non fa cadere in disuso la convenienza dell’utilizzo delle categorie letterarie in quanto esse fungono da misura: il discorso critico può utilizzare lo scarto dalla norma per trarne alcune considerazioni specifiche. Certi scambi e prestiti tra i generi avvengono da sempre e sono naturali in quanto la classificazione, di puro uso strumentale, ha una fissità alla quale non corrisponde la materia da incasellare; tuttavia proprio lo statuto della tassonomia consente di misurare lo scambio tra i generi. Anzi, non riconoscerne la valenza d’uso significa credere che l’opera letteraria non mantenga le proprie relazioni con opere già esistenti, come segnala Todorov.

Numerose sono, negli ultimi cinquant’anni, in Italia, le scritture di prosa che sembrano avere tangenze con il genere della poesia. In alcuni di questi testi si trovano innestati versi tradizionali, in altri se ne riscontra l’assenza. A ogni modo, la prosa ha i suoi mezzi, ben esplicitati da Beccaria (Ritmo e melodia nella prosa italiana). Nel mio caso si tratta di una prosa che intende enfatizzare le sue potenzialità per raggiungere la sua autonomia estetica. Penso che  la poesia in prosa non si avvicina più della poesia alla lingua parlata. Certamente il suo carattere discorsivo e analitico consente modalità espressive più distese, meno enfatiche, ma può restare molto distante da una modalità ordinaria di comunicazione, in funzione della sua deliberata scelta di attingere alla categoria estetica della poesia. Ciò avviene procurando che il testo presenti una poeticità latente, sia attraverso la dispositio (ad esempio, inversioni nell’ordine delle parole, prolessi, iperbati) e il ritmo, sia utilizzando ibridamenti con altri linguaggi prelevati dalla scienza, dalla musica, dall’arte per ottenere uno straniamento rispetto a una prosa soltanto comunicativa o narrativa. Si disegna così una casella, quella della poesia in prosa, che non coincide con altre etichette. Essa si struttura prevalentemente in blocchi non interrotti dall’andare a capo; la paratassi le consente di ottenere sia coesione sia frammentarietà; inoltre, le iterazioni e i parallelismi, le assonanze e le rime, le anafore e le epifore creano una discontinuità sintattica che interrompe il progredire del discorso, al contempo implicando un ritmo poetico.

Non appaia contraddittoria la posizione degli autori che non utilizzano il verso come entità ritmica regolare, mentre accettano comunque il ricorso al ritmo. Infatti, un maggior senso di liberazione dalle regole, la possibilità di ibridazione che la poesia in prosa consente in relazione all’immissione di linguaggi specialistici nel testo, il disporsi di un soggetto che si avverte instabile e polimorfo e, infine, la maggiore aderenza alla frammentazione, che è veste maggiormente adeguata alla realtà della mente, convogliano l’attenzione dell’autore verso la prosa poetica. Quanto a me, scrivo col desiderio di scrivere, conoscendo, a priori, sia l’oggetto del mio desiderio sia il modo in cui voglio scriverne. La verità è precostituita dal fatto che la lettura è una precondizione della scrittura, che nessun desiderio nasce se non nell’ordine di una tradizione. La poesia è il punto di fusione fra desiderata ed oggetto prodotto. Libera poesia in libera prosa.

Inferiore/Superiore

Fra le due linee, la superiore e l’inferiore, c’è un assembramento di figure convenzionali: è un’area infarcita d’imposizioni morali, di comportamenti astrusi, di rifiuti e proteste, di mani morte, di torti e violenze. Dall’alto al basso è guardato chi è povero, mentre si eleva chi è scaltro. Sull’orizzonte intermedio si distribuiscono le esistenze senza narrazione, i fallimenti e le rinunce, le vittorie e i miseri risarcimenti. Si forma uno strato che assorbe e da cui non rimbalza niente. La malattia vi alligna, melma da cui non è possibile issare nemmeno un braccio per salutare. Si può iniziare in un modo e finire in un altro, ma è più frequente il caso in cui non si percepisca alcuna variazione tra gli estremi.

Stabilità/Instabilità

Se la successione degli eventi si manifesta senza interruzioni o salti, non si deve per questo pensare che l’instabilità non operi al di sotto della superficie. Sente la pelle fremere, il battito accelerare e le tempie pulsare. Le mutazioni presuppongono un’incessante motilità, un contraddirsi continuo che nessuna cosa lascia sussistere com’era. L’aumento vertiginoso dell’incertezza causa il desiderio di raggiungere uno stato di calma piatta. Il cambiamento non esclude, di certo, la forma unitaria; essa ne è come la conseguenza inevitabile, il sensuale prospettare, l’anelito al perdurare. Non è, infatti, detto che ciò che muta divenga sostanzialmente altro, anche se la cosa si trasforma in maniera così estensiva da divenire irriconoscibile. Un lieve desiderio corre lungo i polpastrelli: sente che il corpo diviene arboscello.

Biografia

Rosa Pierno è nata a Napoli nel 1959. Laureata in Architettura, vive a Roma. Dal 1993 al 2020 ha fatto parte della redazione della rivista Anterem; ha collaborato con la rivista d’arte il libretto, edito da Pagine d’Arte. Dal 2015 al 2018, assieme a Gio Ferri, ha diretto TestualeCritica. Cura il blog Trasversale dal 2011. La sua attività critica letteraria è attestata dalla partecipazione a riviste di poesia, antologie e convegni e corre parallelamente all’attività di critica d’arte, per la quale è presente in numerosi cataloghi d’arte, anche internazionali. Svolge anche una personale ricerca pittorica. Collabora con la rivista Menabò diretta da Stefano Iori, edita da Terra d’ulivi. Ha pubblicato i libri di poesia: Corpi, Anterem, 1991; Buio e Blu, Anterem, 1993, Didascalie su Baruchello, Roma, 1994, Interni d’autore, Joyce & Company, 1995; Musicale, Anterem, 1999; Arte da camera, d’if, 2004; Trasversale, Anterem, 2006 (vincitore della sezione poesia Premio Feronia 2006); Coppie improbabili, Pagine d’arte, 2007, Artificio, Robin, 2012; Corpo in movimento con fotografie di Josef Weiss, Josef Weiss private press, 2017; Bagatelle, Trasversale, 2019; Istoriato, Gilgamesh Edizioni, 2020; Il contorno dell’ombra, Oèdipus, 2020, Botanico Brogliaccio, Terra d’ulivi edizioni, 2022.

 

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