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Trasversalità, di Rosa Pierno. Marco Furia

“Minime circostanze” di Marco Furia. Un soggetto linguistico.

La raccolta di brevissimi testi che Marco Furia ripropone in Minime circostanze, Contatti, Genova, 2021, caratterizzati dallo stile  dei suoi esordi, ci pone dinanzi a un protagonista che si nasconde attraverso un linguaggio impersonale. Egli sembra avere una mano che non gli appartiene: “Percossa, a mezzo ossute nocche della mano destra, verniciata superficie di lignea porta, ottenuto vocale permesso di entrata, superò marmorea soglia”. L’elisione degli articoli determinativi o indeterminativi e l’uso battente del participio passato apparecchiano un’esposizione oggettiva dei fatti che appare priva di interpretazione. L’aggettivazione, sempre presente, qualifica la materia degli oggetti in maniera precisa e sintetica. Da questo effluvio impersonale, però a poco a poco viene fuori una persona. Dall’insieme dei singoli momenti si rivela una sensibilità a volte delicatissima, a volte insofferente. Emersione a cui non si può opporre nemmeno lo scrittore. Continua a leggere

Trasversalità, di Rosa Pierno. Gabriella Drudi

Gabriella Drudi “Senza titolo”, frammenti, Anterem n. 56, I semestre 1998

I frammenti di Gabriella Drudi, pubblicati dalla rivista Anterem n.56, I semestre 1998, sono tratti da Senza titolo, edito dallo Studio Durante nell’autunno del 1989 in occasione della mostra – dedicata a Samuel Beckett  – di Claudio Adami, Luisa Gardini, Nunzio, Pizzi Cannella, Marco Tirelli, Toti Scialoja.  Artisti diversissimi fra loro, dunque, ma nei quali la Drudi riconosce un comune atteggiamento nei confronti dell’arte: essi, infatti, guardano alla tela:

“come al luogo dove può accadere di tutto e persino uno scambio di residui umani non meno persuasivi di tanti eccessi
e non sostegno di vaste ideologie, estetiche salvifiche, o raffigurazioni di una cascata spumeggiante per depressione del letto vuoi esterno vuoi interno
il preteso silenzio è brulicante di parole, la pittura cosiddetta astratta ci ossessiona di figure, così come la nostra supposta vita interiore che si dà in un video di voci fugaci e scorie di apparenze”.
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Trasversalità, di Rosa Pierno. Robert Walser

La scrittura a matita su volatili reperti: “I microgrammi” di Robert Walser

Un succulento libro/catalogo quello ordito in occasione della mostra, tenutasi nel 2015/2016, presso la Casa Croci Mendrisio, a cura di Antonio Rossi, con la collaborazione di Anna Fattori e di Simone Soldini, di parte dei “microgrammi” dello scrittore bernese Robert Walser: circa cinquecento piccoli fogli riempiti da una grafia minutissima al punto da risultare apparentemente illeggibile. È questa davvero un’occasione ghiotta e irripetibile per conoscere alcuni testi, ma soprattutto le modalità dello strabiliante progetto a cui Walser si è dedicato negli ultimi anni della sua vita (1924-1933). Non senza però dimenticare i due studiosi Bernhard Echte e Werner Morlang, i quali per anni hanno lavorato con acribia su questi testi, curando la prima edizione dei Microgrammi in 6 voll. uscita negli anni 1985-2000 con il titolo “Dal territorio alla matita”, e gli studiosi del Robert Walser-Zentrum di Berna, la cui collaborazione si è mostrata preziosa. Continua a leggere

Trasversalità, di Rosa Pierno. Marco Vitale

Marco Vitale Gli anni, Nino Aragno editore, 2018

Gli anni (Aragno editore, 2018) raccoglie tutte le raccolte poetiche di Marco Vitale dal 1993 e mai titolo fu più onnicomprensivo visto che il tempo è il principio costitutivo della scrittura del poeta. Il tempo viene osservato sia nella diacronia sia nella sincronia offerta dalla memoria; rispettivamente, quel filo apparentemente continuo e quella serie di frammenti da cui non è più possibile ricomporre alcuna continuità. Le sue occorrenze sono raccolte dal poeta con la certosina accuratezza del filologo, sempre attento a che, sull’acqua stagna della pagina, non se ne fissi mai una definizione, che ne raggelerebbe lo scorrere, che negherebbe il gioco inesausto della scrittura stessa. E, nonostante tutto, è un tempo non cronologico. Continua a leggere

Trasversalità, di Rosa Pierno. Giancarla Frare

 

Giancarla Frare, Come confine certo, Edizioni Tracce, 2007, Premio Scriveredonna 2006

Parrebbe che per Giancarla Frare non possa darsi esperienza se non in uno spazio costruito di sana pianta, il quale dunque vada preventivamente progettato, giacché l’esperienza principe è sempre la percezione dello spazio, la relazione con un ambiente in cui collocare la propria persona e gli oggetti.

Si rivela interessante seguire la concezione spaziale di Frare non solo sul piano pittorico, al quale siamo maggiormente adusi, ma, in questo caso, anche sul piano linguistico, tentando una sorta di confronto del tutto generale, per grandi linee, fra le due modalità espressive, senza tuttavia volere ricondurre l’una all’altra, giacché è proprio lo iato fra i due codici che potrebbe mostrarci l’irriducibile, ossia ciò che non si fa tradurre perfettamente dall’una all’altra forma. Continua a leggere

Trasversalità, Di Rosa Pierno. Fausta Squatriti

Fausta Squatriti “Carnazzeria. Poesie, Collages” Testuale, 2004

Nel libro di Fausta Squatriti Carnazzeria. Poesie, Collages, Testuale, 2004, gli interventi critici di Gio Ferri, Milli Graffi e Angela Madesani cercano di individuare le tangenze tra le poesie e i collage che il libro espone, perché se i due linguaggi sono irriducibili, pure è solo una la mente che li pensa e d’altronde la formalizzazione poetica o visiva deve congegnare mezzi espressivi che siano di sostegno a una medesima visione. Continua a leggere

Trasversalità, di Rosa Pierno. Gio Ferri

Gio Ferri L’appartamento, editrice L’Aquilone, 1975

 

Il poemetto di Gio Ferri, L’appartamento, editrice L’Aquilone, 1975, presenta una versificazione battente, quasi evocante lo spazio claustrofobico dell’appartamento nel quale si muove un autore irretito da tutto ciò che la connotazione negativa dello spazio abitativo borghese trascina con sé. Ferri, però, antepone al suo testo la seguente citazione tratta da Storia della civiltà borghese di Eros Borgesman: “… ne consegue che l’uomo borghese, grande o piccolo che sia, considera la propria casa il tempio del sano individualismo, della tranquilla coscienza e delle rimembranze, il luogo eletto dei sereni affetti, della continuità familiare e umana, insomma, del consorzio civile”. Ciò fa sì che l’attenzione sia diretta non tanto verso la contrapposizione tra stato borghese e stato rivoluzionario, quanto verso la necessità di uno scandaglio dello stato umano in generale, pur se permane in sottofondo la relazione con la condizione occidentale e contemporanea. Intanto, l’estrattore in grado di polarizzare tutte le evenienze negative che il contenitore abitativo può elargire sembra essere l’età avanzata, stato naturale, ma anche stato culturale. Che le stanze siano quelle poetiche, tanto per rafforzare il legame diretto tra esistenza e cultura, o quelle delle meraviglie, quei gabinetti delle curiosità, che potevano esibire qualsiasi cosa, di fatto pare che ciò che queste stanze proprio non contengono sia la giovinezza, la quale si trova citata sempre alla fine di ogni sezione (la camera da letto, il bagno, il salotto, la cucina, il ripostiglio) come un altrove: “ – apri! apri! – nelle strade affollate e vere fanciulle / vive canzoni d’amore e rivolta”. Continua a leggere

Trasversalità, di Rosa Pierno. Alejandra Pizarnick

Trasversale, 30 dicembre 2011

Alejandra Pizarnick, “Poesia completa”, Lumen, Barcelona 2016, traduzione di Alessandro Ghignoli

È possibile riscontrare un particolare esempio di relazione tra poesia e prosa nel libro di Alejandra Pizarnick, “Poesia completa”, Lumen, Barcelona 2001, nella traduzione di Alessandro Ghignoli.  Alla prosa viene affidata l’espressione di una visione del mondo di fatto poetica e alla poesia numerose volte l’autrice fa riferimento come a un traguardo irraggiungibile:

Sulla vetta dell’allegria ho dichiarato riguardo a una musica mai ascoltata. E cosa? Magari potessi vivere solamente in estasi, facendo il corpo della poesia con il mio corpo, riscattando ogni frase con i miei giorni e con le mie settimane, infondendo alla poesia il mio soffio man mano che ogni lettera di ogni parola è stata sacrificata nelle cerimonie del vivere”. Continua a leggere

Trasversalità, di Rosa Pierno. Stefano Iori

Stefano Iori, Il tocco dell’ignoto, peQuod, Ancona, 2023. Con una nota introduttiva di Flavio Ermini

Il nuovo libro di poesie di Stefano Iori, Il tocco dell’ignoto, peQuod, Ancona, 2023, si dipana tra poesia e filosofia. Il libro infatti si compone di poesie e testi filosofici, ma il poeta non percorre campi mediani, nel senso che non effettua tra loro una sintesi e non ne scarta le differenze; piuttosto esegue un’interpolazione dei due estremi, ossia li collega e conserva entrambe le esperienze con i loro dettagli. È come se il poeta stringesse assieme le due forme del poetare e del filosofare, costringendole a procedere sempre unite, a tenere tutto l’orizzonte del possibile in una linea, non omogenea, naturalmente, in forza della specificità delle due risorse creative, eppure continua. Lo straordinario apporto di codesta scelta, creativa a tutti gli effetti, consiste nel fatto che non scompare l’abisso tra le due forme espressive; tuttavia, esse sono ritenute inscindibili anche dal lettore. Per poter ottenere tale risultato occorre affondare le mani nell’immaginazione e nella meraviglia, che sono gli ingredienti necessari e sufficienti. Nell’attuale fase storica, con la perdita di quelle certezze che implicano un ambiente stabile per l’essere umano, l’illusione diviene strumento di speranza e desiderio, si trasforma in un beneficio, facendo emergere il pensiero dalle acque stagne degli schemi preconfezionati. L’illusione è la risposta al tocco dell’ignoto. Il tocco dell’ignoto è forse qualcosa che ci sfiora dall’esterno, come i primi chiarori e i suoni sinestetici che sono latori, dopo la prima morte, di un’attenzione risvegliata, da che eravamo in letargo mentale e percettivo. Essere presenti alla vita è indispensabile per attingere all’oltre che ci riguarda. Continua a leggere

La parola ai poeti. Rosa Pierno

La poesia in prosa di Rosa Pierno

Gli antichi greci avevano due concetti di poesia, il primo era che la poesia fosse frutto dell’ispirazione divina, mentre il secondo definiva poetica solo quella forma che fosse scritta in versi. Tuttavia, che non fosse solo una questione di struttura metrica lo si evince constatando che se si fosse trattato esclusivamente di una scrittura in versi la si sarebbe potuta considerare equivalente alle arti (produzione di cose), il che, per loro, non era. Aristotele, infatti, specifica: “Il poeta è tale più in virtù del contenuto delle opere che della loro forma metrica”, giacché un trattato medico può essere scritto in versi, ma non diviene per questo poesia. In La metrica italiana, Beltrami scrive che la poesia non coincide con la scrittura in versi: «‘versificazione’ è infatti un concetto tecnico, che riguarda i tipi di discorso dotati di certe caratteristiche formali, mentre ‘poesia’ è un concetto estetico, sentito come diverso da quello di versificazione fin dalle più antiche teorie estetiche che hanno avuto importanza nella cultura occidentale». Continua a leggere

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