“Minime circostanze” di Marco Furia. Un soggetto linguistico.
La raccolta di brevissimi testi che Marco Furia ripropone in Minime circostanze, Contatti, Genova, 2021, caratterizzati dallo stile dei suoi esordi, ci pone dinanzi a un protagonista che si nasconde attraverso un linguaggio impersonale. Egli sembra avere una mano che non gli appartiene: “Percossa, a mezzo ossute nocche della mano destra, verniciata superficie di lignea porta, ottenuto vocale permesso di entrata, superò marmorea soglia”. L’elisione degli articoli determinativi o indeterminativi e l’uso battente del participio passato apparecchiano un’esposizione oggettiva dei fatti che appare priva di interpretazione. L’aggettivazione, sempre presente, qualifica la materia degli oggetti in maniera precisa e sintetica. Da questo effluvio impersonale, però a poco a poco viene fuori una persona. Dall’insieme dei singoli momenti si rivela una sensibilità a volte delicatissima, a volte insofferente. Emersione a cui non si può opporre nemmeno lo scrittore. Continua a leggere











