
Che possiamo fare per contrastare la barbarie? Nulla. Ma quel nulla è prezioso, perché la vita sa prendere le offerte della povera gente per costruirvi il tempio del significato, di ciò che in mezzo alla babele del mondo è verità.
Cos’è la verità? direbbe Pilato lavandosi le mani, nel gesto che siamo sempre tentati di ripetere quando cogliamo l’inutilità dell’impegno, l’inanità dei nostri sforzi. Eppure, fermiamoci un momento: non è vero che la babele del mondo è arginata dalla scelta del silenzio, dall’ascolto della profondità?
È arginata in me, e questo basta. Se fosse arginata anche in te, con l’apporto e il supporto della verità, saremmo maggioranza.

“Quello che facciamo è solo una goccia nell’oceano, ma l’oceano senza quella goccia sarebbe più piccolo”, diceva Madre Teresa di Calcutta. Immergersi in un oceano di silenzio è sfuggire alla logica stringente dell’omologazione per trovare se stessi, e il senso profondo dell’esistenza.
ecco qua un altro pezzo interessante; mi incuriosisce la frase “la babele del mondo è arginata dalla scelta del silenzio”., che credo di non capire bene: di fronte alle stragrandi malefatte dei potenti, se stessimo in silenzio, quelli andrebbero avanti ben più tranquilli. Cosa mi sfugge, caro Fabry?
Grazie, cari amici miei.
Grande Sparz, il silenzio a cui accenno è quello da cui nasce la parola più autentica, quella del Sé, per dirla junghianamente. La parola che, appunto, ha la capacità di mettere in crisi i potenti, perché propone un altro tipo di potere, quello dell’amore che ha insegnato il Cristo, l’unico in grado di rovesciare i domini di questo mondo.
Sono d’accordo, il silenzio parla, il silenzio insegna, scava nel profondo di chi lo pratica e di chi lo ascolta. È’ l’unico rimedio alla confusione dell’io.
Chi aspetta una parola spesso non è un “barbaro” bensì una persona che ha già meditato nel suo cuore il bisogno d’amore, nel silenzio.
Grazie!