La Spagna in lettere, di Annelisa Addolorato. Clara Janès

di Annelisa Addolorato

Questo post di luglio è nuovamente dedicato alla scrittrice Clara Janés, che ringrazio e che ha ispirato la mia ricerca poetica, in parte a partire da quella accademica: come già menzionato nel posto di aprile di LA SPAGNA IN LETTERE, nei miei libri in spagnolo Viaje entre palabras (Amargor, Madrid 2009) e Hacia el enigma (Printservice, Pavia 2008) si trova parte del mio lavoro sulla sua scrittura. 

Poetessa, romanziera, traduttrice, studiosa, viaggiatrice, saggista e conferenziera internazionale (nata a Barcellona nel 1940). Instancabile e grande, in tutti i casi e in tutte queste vesti e declinazioni, e di cui mi piace qui ricordare alcune delle tantissime opere, ricordando che ha scritto e scrive opere di ogni genere letterario, dalla poesia al romanzo (tra cui Los caballos del sueño), dal taccuino di viaggio (come Sendas de Rumania), alla raccolta di racconti brevi, alla pièce teatrale (come Voz de oscura llama, su Juan de la Cruz – S. Giovanni della Croce), e anche libri e spartiti musicali e libri poetici cantati, da lei stessa (tra tutti ricordo Kampa), e anche saggi (tra cui, dedicato al poeta catalano avanguardista Cirlot, e no mundo y la poesía imaginal) e curatele (come per esempio Las primeras poetisas en lengua castellana, cosposa antologia delle prime poetesse in lingua castigliana) e traduzioni poetiche e letterarie. Ecco altri suoi titoli tra le sue numerosissime sillogi poetiche, molte corredate anche da collage e poesie visuali, di cui ha realizzato anche varie mostre, anche in Italia, oltre che in altri paesi: Creciente fértil, Lapidario, Rosas de fuego, Peregrinaje, Los secretos del bosque, Diván del ópalo de fuego, Fractales, Paralajes, La voz de Ofelia, Poesis perennis e cito anche una delle tantissime traduzioni delle sue opere (in moltissime lingue del mondo), in questo caso poetiche, e a cui tengo molto, essendone anche stata cotraduttrice (con Cesare Greppi), cioè il libro curato dalla professoressa emerita e studiosa Mariarosa Scaramuzza Vidoni (Milano 2000, CUEM) In un punto di quiete (Fractales), che scrive dell’opera di Clara Janés, tra l’altro, nella sua bella introduzione:

 

“La convinzione che il punto più alto dell’amore si raggiunge attraverso una comunione con il cosmo, punto d’arrivo di un lungo processo di conoscenza, si manifesta in diversi modi nella poesia di Janés”, per esempio nel cambiamento della rappresentazione della ‘corporeità’.

(…)

“I suo interessi culturali si rivolgono a diverse correnti di pensiero: dalle tematiche cristiane ed esistenziali della sua gioventù alle mitologie del Medio Oriente (assiro-babilonese, persiana…) e ai motivi platonici, filtrati attraverso la mistica islamica del sufismo, fino, recentemente, alle concezioni cosmologiche della nuova scienza.”

E ancora 

“Poesia e vita sono per lei un continuum”. 

E, altro di questi aspetti che anche io nel mio studio della sua opera letteraria ho trovato e approfondito, Scaramuzza scrive di Janés: “Il fascino della letteratura popolare esercita su Clara è grande. Il suo legame con la tradizione orale”, e io aggiungo e chiarisco: anche molto costellato di canzoni, “le permette di recuperare anche la carica gestuale che a questa è connessa. Ha affermato una volta, parlando del processo generativo della propria poesia: ‘… ho sempre saputo che la poesia era in me naturale, frutto del mio stesso ritmo, dei miei passi, e che era una sostituzione della danza, incominciai a scrivere per strada, camminando”. 

Ed ecco alcuni delle poesie – tra quelle da me tradotte -, raccolte in questo libro, In un punto di quiete, appunto, nato da un incontro tra Janés e Milano:

“Quiete

L’occhio della notte
scopre il pallido abbandono
ed assorbe fino al nero la sua bianchezza.
Ecco uno specchio vuoto
che raggiunge
l’altro volto del vuoto.
Ecco un’apertura senza fine
e senza confine.
(…)
La quiete senza orizzonte
apre le vene dell’aria
e l’aria strappa il deserto dalla mia bocca.
E ritorna il mio cavallo
a Pasargadas
trascinando lo spettro
del desiderio
mentre abbozzano i suoi zoccoli
vani indizi di movimenti nella sabbia,
cancellati subito dal vento.”
(p. 25)

Un’altra poesia, sempre nella prima sezione del libro, intitolata ‘Il segreto delle sillabe’:

“Adesso

Se mi avvolgesse di nuovo
l’iridescenza dell’istante…
Ma la mia lingua
di fiamma dice:
non aspettare,
corri attraverso i campi
dove l’erba
si apre per accoglierti.
O forse desideri ancora
L’accendersi dei sensi?
Desidero che la trama dell’acqua
rimetta in ordine i miei passi
uno dietro l’altro
o tutti in tondo.
E uno zampillo di luce
che indichi:
è qui il segreto
delle sillabe.”
(p. 27)

E poi, a seguire ecco la Canción de cuna presente nel libro:
“Ninna nanna

Entra nelle nervature
di una foglia,.
per i sentieri della linfa
verso la quiete vegetale.
Dove ammutolisce la tormenta
si schiudono le condensazioni bianche
che dicono: arrivo, arrivo.
Allegria carminio,
una ciliegia,
danza radiosa di Bach
fino all’ascesa porpora
del sonno.”

La sezione centrale del libro In un punto di quiete, tradotta da Cesare Greppi, è dedicata a Ungaretti: ogni poesia di Janés si ispira a versi del poeta italiano; la terza sezione, di nuovo tradotta da me, si intitola “Il numero dispari” e raccoglie vari ritratti di persone e luoghi cari alla poetessa. 

Nella vastità delle letture e studi della autrice, spesso realizzati anche in lingue diverse dallo spagnolo e catalano (sue lingue madri), ovvero anche in inglese e francese soprattutto, cito ora solo alcuni dei suoi punti di riferimento culturali di varie latitudini, varie epoche, varia natura artistica e non solo, e dalla contemporaneità al mondo antico…, visto che come già annunciato, dedicherò altro spazio qui a Clara Janés: Rosa Chacel e M.V. Atencia (nel primo numero della rivista italiana Poesia – Milano, Crocetti, sono presenti versi di entrambe le poetesse spagnole: Atencia e Janés), María Zambrano, Vladimir Holan, Adonis, Ibn Arabi’, Pau Casals (Pablo Casals, celeberrimo violoncellista catalano-spagnolo), W. Shakespeare, Hafez, Sor Inés de la Cruz, Chillida (scultore basco-spagnolo), Rumi, Basho, …

 

 Nel 2005 ho curato e tradotto, con il contributo del Ministerio Español della cultura e dell’educazione, l’edizione italiana (Crocetti) della sua silloge poetica Arcangel de sombra. Arcangelo d’ombra, che mostra, tutti insieme, molti degli aspetti della sua poetica. Mi sento ora di ricordare questo libro, insieme alla sua autrice, esigente con sé stessa, generosa con gli altri e a sua volta sempre curiosa e attenta lettrice di pagine, del sapere umano di tutte le latitudini e tempi e degli sguardi sul mondo delle persone che lo popolano. Sempre presente e acuta nella ricerca del proprio cammino e gioiosa nel condividerlo, con misura e acume, con gli altri. Una scrittrice e persona davvero eccezionale, votata alla scrittura e convinta nella importanza della convivenza pacifica tra i popoli e anche degli esseri umani con e nella natura, e in cui il ‘prendersi cura’ è e deve essere – appunto – naturale e reciproco.

Questo libro è diviso anch’esso in tre parti: ‘Arcangelo della voce’, ‘Arcangelo d’ombra’ e ‘Arcangelo del silenzio’. 

    Come già Scaramuzza aveva delineato, anche io ho ritrovato nei versi di Janés, e anche specialmente in questo libro, un afflato mistico molto diffuso e grande. 

Ecco alcune delle poesie raccolte nel volume, in cui anche visivamente la poetessa ha cercato soluzioni esteticamente singolari:

“Il giardino penetra nel cuore.
cento petali di bianchezza dira-
mano l’alba nelle loro cavità.La
voce sospesa è un lago d’amore.
Il capo s’inclina nell’azzurro e le
labbra si confondono con l’acqua.
Attorno crescono salici come ali
accoglienti.”
(p. 43)

E

“E tutto è moltiplicazione, tutto è
figura dell’eterno intagliata come
diamante, istante saldo senza le
frange pallide dei limiti, rinchiuso
nella perfezione del perpetuo
nascere. Tutta la materia è letto di
luce. E io mi moltiplico – e mi trat-
tengo – in cellette d’amore puro
dall’alveare della sua voce – fre-
quenze, rete cristallina che so-
stiene essere e non essere, spec-
chio multiplo della purezza stes-
sa… Tutto è intatto, aereo, lieve
rifugio per l’albore dell’armonia.”
(p. 51)

Torneremo a questo libro e ad altri testi di Janés, riporto qui l’esordio della mia articolata introduzione a questo libro di Janés.

“Chiave di lettura e di volta di Arcángel de sombra sono” anche, aggiungo ora “l’ascolto mistico della voce, la musica celeste incarnata nel canto umano della vita. L’incontro naturale tra dimensione umana e divina, che sono – comunque – fatte della stessa ‘carne’ e si rispecchiano l’una nell’altra (…).” (p. 7)

“‘Essere qui è tutto’, ci dice l’autrice con la voce dell’arcangelo, facendo” anche “eco al verso di Rilke ‘Hierstein ist alles’. Negli occhi cangianti del pavone, tra le ali di cristallo dell’arcangelo, (…)”

“Dalla vena minerale segreta,
dalla venatura occulta,
copiosamente emerge
il silenzioso pensiero,
memoria della terra,
che si divide in tutto lo spazio,
filone senza fine dell’oro
delle aure di gloria,
che trasfigurano
i germogli naturali
in bellezza.”
(p. 135)

Grazie alla poesia, e anche agli incontri con chi l’ha amata e studiata per una vita con passione e umanità incredibili, come la straordinaria ispanista milanese Mariarosa Scaramuzza Vidoni, già specialista di Cervantes e letteratura cervantina.

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