Nel 1919, invitato dalla prestigiosa rivista surrealista «Littérature» a rispondere alla domanda «Perché scrive?», Blaise Cendrars replicava laconicamente: «Perché sì». Motto caustico, tanto importante per l’autore da essere ribadito e declinato qualche anno dopo nella poesia che chiude la sua raccolta “brasiliana” Feuilles de route (1924): «POURQUOI J’ÉCRIS. Parce que…»[1]. In quei puntini di sospensione c’è tutta la poetica di Cendrars, il suo rifiuto dell’enfasi, delle ragioni magniloquenti che ammantano il privilegio di dirsi scrittore, poeta, lo sprezzo di una certa idea di letteratura e del sistema che la rappresenta.
La poesia non appartiene, è qualcosa di universale e intimo ad un tempo, di cui a tratti, per motivi imperscrutabili, è data la possibilità di prendere atto, e di riferire.
È di tutti, in ogni luogo. Detto con le parole del poeta brasiliano Manuel Bandeira: «Così, con mio padre, m’imbevevo di quest’idea che la poesia è dovunque – nell’amore come nella ciabatte, nelle cose logiche come in quelle assurde…»[2].
Anch’io la poesia l’ho incontrata con mio padre, bambina, aiutandolo a tradurre i suoi versi francesi in italiano. E da allora per me è divenuta esperienza – una sorta di igiene – quotidiana, intima, manifestazione e regalo dell’affettività più profonda, causa e insieme rimedio di ogni solitudine, ragione di vita e suo unico conforto. Come riconosco qui:
NATURA MORTA
Ecco cosa se n’è uscito
fuori dalla nebbia di piastrelle
quando non sentivo
né vedevo più niente:
il tuo polso senza l’orologio
con il cinturino verde
Chissà perché me lo ricordo
proprio qui adesso
la poesia ancora al mio fianco
come per giorni e notti
a fianco del cadavere il suo cane
Quegli incontri poetici famigliari, tra le amorose mura domestiche, mi hanno privata della capacità di dichiarare “ufficialmente” le ragioni della mia poesia, di cui sento vivo il dolore dell’approssimazione, della finitudine, con la gioia di una libertà che comunque non fa che sfuggirmi.
Ma la presenza fra quelle stesse mura domestiche della traduzione, la necessità di percorrere più lingue, di attraversare e metterne in salvo i significati, di farli risuonare in un’altra voce, ha aperto un percorso di ricerca che ugualmente mi appartiene e di cui invece potrei parlare qui: quello delle letterature in transito e dell’italofonia poetica. Quali sono i confini di una lingua e quando li attraversiamo? In un’epoca di migrazioni globali, trasferimenti e scambi multilingue, dovremmo forse ripensare le lingue come una costruzione collettiva, e la sfida della poesia è quella di rendere sempre la nostra una lingua straniera.
Mi è capitato più volte, nel tempo, di tradurre da lingue sconosciute, partendo o meno da traduzioni intermedie, più spesso lavorando direttamente con i poeti, armati di molti dizionari, guidata dalla musicalità di versi incomprensibili, recitati ad alta voce da autori in transito tra paesi, culture, lingue con la sola certezza della propria vocazione letteraria.
Nel 2019, in qualità di poeta ospite del Festival Struga Poetry Evenings, considerando la non coincidenza tra la presunta identità nazionale e la lingua d’espressione letteraria di molti dei poeti invitati, avevo l’ennesima occasione di riflettere sulla necessità di cominciare a individuare gli autori non tramite il paese di nascita o residenza, una localizzazione ormai irrealisticamente geo-politica, ma per la lingua da loro adottata letterariamente.
Come scrive Dubravka Ugreši, autrice croata naturalizzata olandese, da poco mancata: «Una vasta zona grigia di letteratura non territoriale cresce negli interstizi letterari europei (e non solo). Questa zona è abitata da autori “etnicamente inautentici”, émigrés, migranti, scrittori in esilio, scrittori che appartengono simulta- neamente a due culture, autori bilingui che scrivono “né da qui né da lì”, in ogni caso oltre il confine delle loro letterature nazionali […] Mentre i pensatori europei cercano di definire i turbolenti processi delle migrazioni letterarie, facendo ricorso, in mancanza di termini migliori, al vecchio termine goethiano di “letteratura mondiale” […] la babelica cacofonia dei nuovi, incomprensibili e terribili concetti che si fa strada (unità post-nazionali, unità transnazionali, mobilitazioni di confine, unità paranazionali) diventa sempre più numerosa»[4].
Stiamo parlando dunque dell’opera di autori che si incamminano personalmente ad incontrare, nel mondo, la propria voce, portando su di sé la responsabilità e il destino delle proprie parole poetiche. Una scommessa identitaria, culturale e letteraria, e soprattutto un’avventura linguistica. Perché, lungo il cammino, ancora non si sa cosa succederà alla lingua madre che si è lasciata alle spalle, né se si sapranno trovare in futuro altre parole da quelle della prima lingua interiore. E la questione cambia molto a seconda dell’importanza politica ed economica delle lingue in gioco, quella di partenza e quella d’approdo. Se il traguardo del transito è infatti una lingua che gode di un forte potere commerciale ed editoriale – come l’inglese – o invece una lingua, anche europea, di scarsa diffusione, com’è appunto l’italiano, nonostante il suo prestigio culturale. Questo discorso rischia di portarci troppo lontano: andrebbe aperta un’ampia parentesi sulla migranza e il plurilinguismo attraverso i secoli, sulle differenze fra letterature postcoloniali e non… Tutte questioni di cui mi occupo criticamente in Italia da quasi trent’anni, e a cui ho dedicato il saggio Di un poetico altrove[5], traduzione e adattamento della tesi di dottorato discussa alla Sorbonne nel 2016. Ora vorrei limitarmi a ricordare tre iniziative – editoriale, artistica e associativa – attraverso le quali, negli anni, ho cercato di collaborare a costruire quella “diversité culturelle et unicité humaine” di cui parla il poeta macedone Aco Sopov.
Anzitutto, la collana Cittadini della poesia, diretta con Francesco Stella per un decennio, a partire dal 1998: cinque Quaderni antologici, seguiti da tre monografici (e poi da tre importanti antologie, di cui una pubblicata in Francia e una negli Stati Uniti[6]). Ogni volume della collana è introdotto da una doppia prefazione: di un intellettuale o scrittore che appartiene all’area geografica da cui proviene il poeta, e di un poeta italiano aperto all’accoglienza di questa nuova voce, sulla soglia della nuova lingua. Cittadini della poesia sono dunque quei poeti in transito per cui la letteratura diventa l’unica patria possibile; sono gli abitatori di un luogo-non luogo dove tempo e spazio si fanno parola, universo vivibile il cui melodico equilibrio di forze tematico strutturali permette di reggere alla terribile pressione del mondo. Ma poiché l’esilio è connaturale ad ogni poeta, in quanto “emigrante – come lo definisce Marina Cvetaeva – de l’immortalità nel tempo”, cittadini della poesia sono ancora gli artefici di una re-intonazione del mondo ad opera del linguaggio, volta a modulare quell’unica realtà in cui il poeta può esistere.
La Compagnia delle poete (www.compagniadellepoete.com) è nata nel 2009. Si tratto di un gruppo poetico-teatrale interamente femminile che si esprime in performance all’insegna della contaminazione di culture, lingue e linguaggi artistici. A comporla sono tutte poete straniere e italo-straniere accomunate dalla scrittura prevalentemente italofona – Prisca Agustoni, Cristina Ali Farah, Anna Belozorovitch, Livia Bazu, Laure Cambau, Adriana Langtry, Mia Lecomte, Vera Lucia de Oliveira, Helene Paraskeva, Brenda Porster, Begonya Pozo, Barbara Pumhösel, Melita Richter, Francisca Paz Rojas, Candelaria Romero, Barbara Serdakowski, Jacqueline Spaccini, Eva Taylor – ciascuna con una storia personale di migranza, affiancate nella realizzazione degli spettacoli da artisti che hanno lavorato in ambito internazionale, muovendosi tra esperienze e linguaggi differenti. L’idea è quella di una sorta di “orchestra” che armonizzi la poesia di ciascuna poeta, influenzata dalle diverse tradizioni linguistiche e culturali, in spettacoli in cui la parola è sostenuta e ampliata da molteplici risonanze artistiche. E secondo una struttura “modulare”, che modifica e adatta di tappa in tappa la formula di base sulla quale è costruito lo spettacolo. Oggetto di studi e di tesi di universitarie, la Compagnia partecipa a workshop di scrittura e traduzione, e a seminari e convegni accademici italiani e internazionali intorno ai transiti letterari plurilingui fra le letterature, cura anche progetti collettivi di traduzione di poesia contemporanea, come la rubrica per la rivista elettronica del Babel Festival «Specimen». Dal 2009, è stata spesso invitata a portare i suoi spettacoli per il mondo, in vari teatri, festival e rassegne.
Vorrei ricordare qui in particolare l’esperienza straordinaria del giugno scorso: lo spettacolo La casa fuori /La maison dehors, da me messo in scena a Kolkata, in India, con quattro poetesse locali, che si sono esibite ognuna nella propria lingua. A home outside è stato ideato e concepito a distanza, in sessioni zoom, e poi provato per una settimana in loco con poetesse e musicisti. Ne è sortito un sorprendente, commovente risultato corale, in quattro lingue – bengali, hindi, inglese e italiano. Una “coralité poétique”, per rifarsi ancora a Sopov: lingue diverse che riescono a dialogare e intendersi nella casa comune della poesia.
L’Agenzia letteraria transnazionale LINGUAFRANCA (www.linguafrancaonline.org), infine, è nata a Parigi nell’ottobre 2017. È composta da un gruppo di scrittori, traduttori e studiosi operanti tra Francia e Italia, tutti formati alle problematiche transculturali e coinvolti da lungo tempo nei percorsi delle letterarie transnazionali. Ad essi si è venuto aggiungendo nel tempo un gruppo internazionale di collaboratori esterni. L’agenzia esplica principalmente quattro tipi di attività: riflessione, animazione, comunicazione ed editing/traduzione, sviluppando al massimo quello che il filosofo francese Pierre Levy chiama “intelligenza collettiva”, al fine di creare uno spazio letterario transnazionale. Le attività di tale struttura concernono ad un tempo l’organizzazione di festival, di letture, di atelier di scrittura, e soprattutto l’attività di editing/traduzione. Con la promozione e la difesa del plurilinguismo e della letteratura transnazionale, LINGUAFRANCA si propone di contribuire alla creazione di una coscienza politica democratica e inclusiva, che sia punto di partenza per una diversità culturale mondializzata. Nella primavera del 2023 l’agenzia ha dato inizio all’omonimo blog collettivo di traduzione poetica per «Il Fatto Quotidiano».
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LA CASA FUORI / THE HOME OUTSIDE:
Lo spettacolo La casa fuori – penultima produzione della Compagnia, prima del recente lezione-respirazione – è costruito intorno alla simbologia della casa come luogo di transito, non-luogo che ci dis/appartiene. La casa perennemente in costruzione che partecipa di un’incessante decostruzione: quella della nostra vicenda privata e collettiva, esistenziale e di specie; lungo le piccole storie che compongono la Storia. Case sempre “fuori”, altre da sé, simbolo di frontiere mobili, identità plurime che si collocano al confine delle geografie, dei destini, dei sentimenti. Case che sono corpi, organismi in mutazione, cellule in cui si combinano all’infinito relazioni e conflitti.
Le scenografie componibili in cartone dell’artista venezuelano Cesare Oliva consentono e interpretano tale costruzione/decostruzione, nel tempo e nello spazio, degli spazi domestici: all’esterno tutto rimane identico, “illuminato”, ma l’interno è perennemente da rifare, da ritentare altrove, altrimenti.
Nel 2022, La casa fuori è diventata A Home Outside e ha raggiunto il continente indiano. Per il festival Kolkata Poetry Confluence (11, 12 giugno) ho collaborato con le poetesse Nishi Pulugratha (inglese), Bitasta Ghosal (bengali), Ghunghru Parmar (hindi), Bitasta Ghosal e Jhelum Tribedi (bengali) nella realizzazione di una performance con le quattro lingue in dialogo nella casa comune della poesia. Con l’occasione, nel sito della Compagnia è stata creata la sezione “Compagne nel mondo” (http://www.compagniadellepoete.com/content/worldwide-companions.html), che accoglierà via via le poetesse che, nei vari paesi, vorranno costruire con la Compagnia altre “case fuori”, sempre aperte.
All’avventura indiana della Compagnia, la regista Antonietta Dicorato ha dedicato il breve documentario Our Indian Home Outside, visibile a questo indirizzo: https://www.youtube.com/watch?v=pqim2oYHSAA&t=194s
IL BLOG LINGUAFRANCA SU «IL FATTO QUOTIDIANO»:
Il blog di traduzione poetica LINGUAFRANCA nasce dall’esigenza di presentare in italiano le voci più interessanti della poesia del mondo, nella traduzione di autorevoli traduttori riuniti in un collettivo, a loro volta disponibili a ospitare altri contributi. Un libero spazio di lettura e riflessione dedicato alle molteplici avventure del transitare poetico. Il blog, come si è detto, è emanazione dell’agenzia letteraria transnazionale omonima, di sede a Parigi. Ne fanno parte: Prisca Agustoni, Annalisa Alleva, Anna Aresi, Vishal Arora, Fabrizio Bajec, Livia Bazu, Martha Canfield, Annalisa Carlevaro, Chiara Catapano, Emilio Coco, Francesca Corrao, Massimiliano Damaggio, Antonio Cosimo De Biasio, Arben Dedja, Antonio Devicienti, Paolo Galvagni, Stefanie Golisch, Mia Lecomte, Michele Obit, Federico Pietrobelli, Begonya Pozo, Anna Ruchat, Stella Sacchini, Andrea Sirotti, Stevka Smitran, Eva Taylor, Jean-Charles Vegliante, Nicola Verderame.
Il blog è consultabile all’indirizzo: https://www.ilfattoquotidiano.it/blog/linguafranca/
Mia Lecomte (Milano, 1966) è una poetessa e scrittrice di nazionalità francese e di lingua italiana che risiede in Svizzera. Tra le sue pubblicazioni più recenti si ricordano: le sillogi poetiche Al museo delle relazioni interrotte (2016) e Lettere da dove (2022); la raccolta di racconti Cronache da un’impossibilità (2015); e il libro per bambini Gli spaesati/Les dépaysés (2019). Le sue poesie sono state tradotte in diverse lingue e pubblicate all’estero e in Italia in numerose riviste e antologie; e nelle raccolte For the Maintenance of Landscape. (2012), Nuda proprietate (2020) e Là où tu as ton corps (2020. Prix Vénus Khoury Ghata 2021). Traduttrice dal francese, svolge attività critica ed editoriale nell’ambito della letteratura transnazionale italofona, a cui ha dedicato alcune antologie e il saggio Di un poetico altrove. Poesia transnazionale italofona (1960-2016) (2018). È redattrice del semestrale di poesia comparata «Semicerchio», del periodico online letterario indiano «The Antonym», de «La Traductière», rivista del festival anglo-francese di poesia, e collabora all’edizione italiana de «Le Monde Diplomatique». Nel 2017, con altri studiosi e scrittori attivi tra Francia e Italia, ha fondato l’agenzia letteraria transnazionale Linguafranca (www.linguafrancaonline.org). È ideatrice e membro della Compagnia delle poete (http://www.compagniadellapoete.com/).
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[1] Blaise Cendrars, Du monde entier au cœur du monde. Poésies complètes, Paris, Gallimard, p.269.
[2] Manuel Bandeira, Profundamente, Quaderno di traduzioni LII, La Dimora del Tempo Sospeso, 2020, p. 41, trad. di Massimiliano Damaggio.
[3] inedita
[4] Cosa c’è di europeo nella letteratura europea?, in «Nazione Indiana», 5 novembre 2009 (www.nazioneindiana.com/2009/11/05/cosa-c%E2%80%99e-di-europeo-nella- letteratura-europea/).
[5] Di un poetico altrove. Poesia transnazionale italofona 1960-2016 (Firenze, Franco Cesati, 2018)
[6] Ai confini del verso. Poesia della migrazione in italiano (Firenze, Le Lettere, 2009); Sempre ai confini del verso. Dispatri poetici in italiano (Paris, Chemind de tr@verse, 2012); A New Map. The Poetry of Migrant Writers (New York, Legas, 2012).


