Poesie tratte da Odisseas Elitis, È presto ancora… (Donzelli 2000)

a cura di Luca Pizzolitto

Un abisso sembra ergersi fra noi e il mondo, mentre “la vita reca l’obolo della foglia d’ulivo”: leggere Odisseas Elitis significa sperimentare e scandagliare i meandri del vuoto, rimanere altrettanto ancorati alla ricerca del “movimento segreto delle cose. Per Elitis questo inesauribile cercare, manifestare, comprendere, si definisce in poesia, unico spazio di infinita vitalità e divenire, avamposto indiscusso di luce e di speranza.

(…)

“Permettetemi di chiedervi di parlare nel nome della luminosità e della trasparenza. Lo spazio in cui ho vissuto e dove sono stato capace di riempire me stesso è definito da queste due frasi. (…) Non sto parlando della comune e naturale capacità di percepire gli oggetti nei loro dettagli, ma della forza della metafora di trattenere la loro essenza, e di portare loro a uno stato di purezza che il loro significato metafisico appare come una rivelazione”.

Tratto da Francisco Soriano, “Il mistero della luce. Sulla poesia di Odisseas Elitis” (Pangea, 4 novembre 2022)

Laconico

Tanto mi accese la febbre di morte che il mio bagliore si
rifranse nel sole.

Ed ora m’invia la perfetta sintassi della pietra
e dell’aria,

Dunque, quello che cercavo, sono.

Estate di lino, cauto autunno,

Impercettibile inverno,

La vita paga l’obolo della foglia d’olivo

E nella notte degli insensati con un piccolo grillo di nuovo decreta
la legalità dell’Imprevisto.

**

Piango il sole e piango gli anni che verranno
Senza di noi e canto gli altri passati
Se veramente sono

Confidenti i corpi e le barche che sbattevano dolcemente
Le chitarre che accendevano e spegnevano sotto le acque
I <<credimi>> e i <<non>>
Ora nel vento ora nella musica

E le nostre mani, due piccole bestie
Che furtive cercavano di salire l’una sull’altra
Il vaso di basilico negli aperti cortili
E i frammenti di mare che ci seguivano
Fin dietro le siepi e sopra i muri a secco
L’anemone che si depose nella tua mano
tremò tre volte il viola, tre giorni sulle
cascate

Se tutto questo è vero Io canto
La trave di legno e l’arazzo quadrato
Alla parete, la Gorgone con i capelli sciolti
Il gatto che ci guardò nel buio

Bambino con la croce vermiglia e l’incenso
Nell’ora che sull’impervia scogliera scende la sera
Piango la veste che sfiorai e fu il mio mondo.

**

Nel Paradiso ho disegnato un’isola
A te uguale ed una casa sul mare

Con un grande letto e una piccola porta
Ho gettato un’eco nelle acque profonde
Per guardarmi ogni mattina quando mi sveglio

Per vederti a metà passare sull’acqua
E a metà piangerti nel Paradiso.

**

LE VERITÀ IMMAGINARIE si logorano molto più difficilmente. Rimbaud sopravvisse alla Comune come la luna di Saffo sopravviverà a quella di Armstrong. Ci vogliono altri calcoli.

L’orologio che ci riguarda non è quello che conta le ore ma quello che distribuisce la parte di caducità ed eternità delle cose a cui, comunque, partecipiamo, come partecipiamo alla giovinezza o alla vecchiaia. Forse per questo la morte mi aveva sempre fatto meno paura della malattia: e un dolce corpo mi abbagliava più del più dolce sentimento.

Il sole ci scoppia dentro e noi teniamo la mano sulla bocca spaventati.

Si alza il vento. Il divino trionfa.

Odisseas Elitis (1911-1996) è una delle voci più rappresentative della poesia contemporanea. Nel 1940 ha pubblicato la prima raccolta poetica Orientamenti. Nel 1943 esce Sole il Primo e nel 1945 Canto eroico e funebre per il sottotenente caduto in Albania. Dopo un lungo periodo di silenzio e un soggiorno a Parigi, esce nel 1959 Dignum Est, forse la sua opera più significativa. Da allora non ha mai cessato di scrivere e pubblicare: la raccolta di saggi e prose Carte scoperte (1974), le Elegie di Oxòpetra (1991), il secondo volume di saggi e prose Carte bianche (1992), A occidente del dolore (1995), Da presso (1998). Nel 1979 l’Accademia di Svezia gli assegna il premio Nobel per la letteratura. Di Elitis la Donzelli editore ha pubblicato l’antologia dell’intera sua opera È presto ancora (2000, 2011), le prose poetiche La materia leggera. Pittura e purezza nell’arte contemporanea (2005) e Monogramma nel mondo (2006).

[fotografia Emiliano Cribari]

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