La parola ai poeti. Andrea Margiotta

[foto di Simona Nobili]

Raccolgo l’invito cortese di Fabrizio Centofanti, e con piacere torno su La poesia e lo spirito forse per la quarta volta. Ho pubblicato un nuovo libro, uscito a giugno nel 2022 (a 22 anni dal primo!) nella collana di Passigli fondata da Mario Luzi. http://www.passiglieditori.it/il-paradiso-allombra-delle-spade. Mi fa piacere, perché Luzi – il candidato italiano al Nobel proposto dall’Accademia dei Lincei per anni – lo frequentai a Firenze, nella sua casa “spartana” e piena di libri sparsi. Io studiavo e abitavo a Bologna (poco distante dalle Due Torri, dunque in pieno centro), ma passavo lunghi soggiorni nella villa sui colli di una mia fidanzata fiorentina, figlia di un architetto persiano. Lei mi portava in macchina a casa del maestro, e mi veniva a prendere puntuale dopo un’ora e mezza; di solito gli incontri duravano quel tempo lì: nella prima ora, io e lui parlavamo dei “massimi sistemi” e di temi legati alla sua poesia, nell’ultima mezz’ora, Luzi leggeva i testi miei che gli portavo, e mi dava  pareri e consigli. Il “format” era sempre quello. Solo l’ultimo incontro durò due ore (ma non sapevo che sarebbe stato tale per questioni mie private): pioveva a dirotto, dovevo fare delle fotocopie e Luzi mi prestò un suo ombrello gigante che gli avevano regalato, ma che non aveva mai usato. Aveva anche un sorrisetto, vedendomi uscire con quell’ombrello-paracadute imbarazzante (ma comodo). Poi tornai, e lui pareva incuriosito da una lampadina che si era accesa, fatto anomalo perché era sempre spenta (forse aveva dimenticato di cambiarla). La luce, nella poesia di Luzi (specie nelle sue ultime stagioni), ha sempre avuto una sua importanza, anche metafisica. Per questo, tra i miei testi che leggerete sotto, ne ho scelti due, diciamo così, in tema.

Conobbi anche Piero Bigongiari, nella sua bella casa sull’Arno, piena di quadri del Barocco fiorentino che lui, tra i primi, aveva studiato (era poeta, traduttore e critico letterario e d’arte). Ci andai insieme al poeta Davide Rondoni (tra di noi, Bigongiari lo chiamavamo “lo zio Piero”). Feci un accostamento tra un quadro che osservavo, e un’Erodiade di Francesco Cairo. E il poeta mi chiese se studiassi al Dams Arte (no: ero a Lettere e filosofia, ma frequentavo il corso di Storia dell’arte moderna e leggevo Roberto Longhi, Zeri, Testori e anche Sgarbi, e coinvolgevo la mia ragazza di allora in spedizioni turistiche alla ricerca di dipinti antichi). Talvolta, incontravo Bigongiari, con la moglie, per le strade di Firenze: e anche io ero sempre in coppia. Ho citato Davide Rondoni, perché lui è stato il mio primo maestro in poesia (io scrivevo canzoni, testo e musica, e suonavo la chitarra con gli amici, suscitando un certo interesse in Francesco Guccini, ma troppo tardi, nel mio tempo interiore; mi è rimasta solo una canzone registrata); Davide mi ha suggerito autori e strade da percorrere, e mi seguiva molto. Luzi e Bigongiari sono due figure storiche della poesia italiana e peccato che il secondo sia morto prima dell’uscita del mio librino d’esordio. Lo stesso potrei dire di altre eminenze della poesia e della critica, quali Carlo Bo e Oreste Macrì, che avrebbero potuto apprezzare un certo clima del mio primo libro (specie il secondo, che era salentino d’origine, come me). Verso la fine degli anni Novanta, incontrai Fernando Bandini, poeta finissimo in tre lingue (italiano, latino e vicentino), come diceva di lui Zanzotto, e “miglior critico stilistico su piazza” secondo Andrea Cortellessa. Bandini ha insegnato stilistica e metrica italiana all’Università di Padova, e tenuto corsi e seminari di letteratura contemporanea all’Università di Ginevra. Infatti, la cosa che lo incuriosì, leggendo un dattiloscritto di mie poesie, fu la presenza di qualche endecasillabo con accenti di 6a e 7a ribattuti, abbastanza insoliti in un poeta giovane; e volle scrivere la presentazione critica del mio primo libro. Bene, non ho voluto scrivere nulla di teorico o critico-letterario sulla mia poetica: circa il libro nuovo, rimando alle recensioni di Giuseppe Conte sul Giornale: https://www.ilgiornale.it/news/spettacoli/poesia-barocca-andrea-margiotta-vita-che-sempre-pi-barocca-2064789.html, di Paolo Lagazzi su Avvenire: http://www.passiglieditori.it/i-bagliori-in-versi-di-andrea-margiotta-avvenire-24-novembre-2022-di-paolo-lagazzi, e al piccolo studio comparato sui miei due libri, scritto da Valentino Fossati – uno dei migliori poeti tra i nati negli anni Settanta – uscito su «Pangea»: https://www.pangea.news/andrea-margiotta-valentino-fossati-poesia/

Da poco, è disponibile, in libreria e su Amazon e altri siti, un annuario poetico di prestigio, intitolato L’anello critico 2022: https://www.amazon.it/Lanello-critico-Annuario-poesia-contemporanea/dp/8885527892 dove si recensisce il mio ultimo libro nei pezzi di Pasquale Di Palmo e di Alessandro Moscè. Per la poetica del mio librino d’esordio, che vorrei ripubblicare in una nuova edizione, si può leggere la presentazione critica scritta da Fernando Bandini, e alcuni testi, qui:   https://lombradelleparole.wordpress.com/2017/05/24/andrea-margiotta-poesie-scelte-da-diario-tra-due-estati-edizioni-lobliquo-brescia-2000-prefazione-di-fernando-bandini-e-un-commento-impolitico-di-giorgio-linguaglossa/                  

 Nulla di troppo teorico o astratto, dicevo: ho gradito, piuttosto, ricordare alcuni incontri importanti, nel mio percorso poetico. Se dovessi proprio definirmi (che è anche un po’ un “finirsi”, poiché penso che l’uomo sia rapporto con l’infinito), mi direi un cristiano dostoevskiano. 

A SATURDAY OF JULY

Forse somiglia alla morte, l’estate,
nel rantolo dei suoi cani afosi,
nelle distese desolate del sud,
distributori di benzina vuoti,
l’odore di cose bruciate
e i tuoi occhi di gelo.
Forse somiglia alla vita, l’estate,
nei monti molto azzurri e poi dorati,
nei disegni che il vento lascia al mare,
le case bianche e ospitali,
le piazze dolci e popolate
e i tuoi occhi verdissimi di fiamme e fiori.
Forse somiglia a tutto e a niente,
l’estate – ma vedi (è commovente):
è tardi, c’è ancora luce tra i rami.

UN FATTO DI LUCE

Dissero che oscuro era il male, poco
più giù del cuore
e che in ospedale forse
ti avrei rivista in pianto.
E la bambina inglese
non annaffiò i suoi fiori.
Nei tuoi occhi si chiusero le banche
e i bar e le stazioni.
Ad una ad una
si spensero le stelle
e i gatti fecero sinuose curve
di commozione.
Ad una ad una
si spensero le foglie
e il vento i semi nascose del cielo.
Il poco lume carezza la foto
sul marmo e gli anni delle feste. Immagino
lo spazio che ci è tolto,
lo spazio che tra il vivo e il morto è un fatto
di luce.

Testi tratti da Il paradiso all’ombra delle spade, Passigli, Firenze 2022. 

 

4 pensieri su “La parola ai poeti. Andrea Margiotta

  1. Andrea Margiotta

    Voglio aggiungere due piccole note: sapete che, nella Storia dell’arte, c’è sempre stata una tradizionale contrapposizione tra i pittori fiorentini, quelli del disegno, e i veneti, quelli del colore.
    Ecco, nemmeno a farlo apposta, i miei due libri pubblicati mescolano le due tendenze, anche attraverso l’uso di sinestesie e di ossimori. E, gli incontri che ho rievocati, quasi per destino, partivano da Firenze e terminavano nel Veneto tanto caro a Fernando Bandini. L’ultimo ricordo che ho di lui è al telefono: mi leggeva, in anteprima, qualche passo delle sue traduzioni di Arnaut Daniel, il poeta provenzale, pubblicate, poco tempo dopo, nella collana “Bianca” di Einaudi. Ciò, fino all’uscita del primo libro, nell’estate del 2000. Nel secondo, pubblicato nel giugno del 2022, gli esterni, giorno o notte, hanno come centro soprattutto Roma; e una fuga amorosa in Portogallo…

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  2. andrea margiotta

    Però il complemento oggetto precede il verbo avere, quindi non sarebbe sbagliato concordarlo, benché suoni più “arcaico”…

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