La parola ai poeti. Luisa Pianzola

Scrivo poesia dai 18 anni (prima disegnavo, ho disegnato e dipinto per un bel po’). La pubblico più o meno dal 1990. Ovvio che, a 63 anni, non creda più nella poesia. Quando vedo, sui supplementi dei quotidiani, le pagine dedicate ai poeti – quelli vivi, i morti sono quasi sempre più interessanti e dignitosi, se non altro perché non si autopromuovono sui blog come linee di integratori –, solitamente passo oltre. Sulla rete, un filo di interesse in più (anche se leggere un testo poetico online è come avere un rapporto sessuale con il cronometro). Come dicevano i fratelli Coen? Non è un paese per vecchi. Ecco, non mi sembra, questo (questa cosa che se non decidi di isolarti senza connessioni sul monte Ararat ti profila e martella di informazioni per il 99 per cento inutili), un mondo per poeti. Un mondo fatto per riflettere su cose poco gratificanti come la poesia. 

Comunque, ovviamente, continuo a scrivere. O, quantomeno, a tenere la poesia nella mia testa. Anche se di rado si traduce in parole scritte. I pensieri poetici vengono di notte, in quella specie di vita-coscienza parallela. Non so quando e come, dovrà uscirne un nuovo libro. 

Inediti

*
Questo è il bel tempo.
Il tempo che non c’è, che leva le tende e sparisce
si solleva da terra e sfuma nel primo strato
dell’atmosfera. Nessuno va più su
o di lato, o indietro.
Non maturano i gigli e le pesche, acerbe.
Si chiudono temporaneamente orifizi
e fughe prospettiche.
Tutta la folla rimane in attesa. Socchiuse le bocche
mentre altre stanze precipitano,
si abbassano al suolo come un periodare maldestro.
La scrittura non rincorre il fine riga.
Non passa per l’antica meta del cervello
il punto che arriverà.
Questi siete voi, i descritti.
Questi non saremo mai noi.

*
Un lago si è aperto sotto di me,
un vuoto d’aria e acqua. Immersi vi sono
i miei genitori, se ne stanno così
in profondità che tra noi, tra i miei piedi
e le loro teste corrono chilometri di silenzio.
Verticale, opaco.
Filtrato da strati vischiosi.
Solo così li rivedo, da sopra,
ma non sento i dialoghi di casa,
quel tipo di conversazioni.
Si sente solo un sibilo acuto come di cetacei.
Degli esseri viventi, quindi, che si muovono
nello spazio abissale che ci separa.
Non sono sicura che siano morti.

*
Senza indulgenze, ferito per disgrazia
fissi i passanti poi ti ritiri verso il muro.
Svariati interessi del tutto umani, inutili.
Gli stolti e i fanciulli ridono.
Tu, crudele senza gaiezza, per necessità
nel circuito e nel legame.
I tuoi genitori non ti rivogliono
ti è totalmente indifferente.
Gli occhi lattiginosi per guarire,
forse non guarirai.
Ti è indifferente.
Sotto, la verità.
Più sotto, la verità.

*
Le persone perdono fisicità
ridiventano anime, idee prenatali.
Le anime agiscono con difficoltà
non aspirano a rimanere, dopo.
Sono già, dopo.
Dopo il decesso del corpo l’anima continua
il suo lavoro di rendicontista terrena.
Il corpo aspirava a qualcosa di più carnale,
ma l’anima ha avuto il sopravvento.

*
Sono le fini, i commiati, che ci abbracciano
nel buio. Non sapevamo nulla del seguito,
il seguito è venuto nel millennio successivo.
Il passato è qualcosa di cattivo e abnorme.
Il cappotto consegnato al guardarobiere sicuramente
ti verrà restituito sbagliando lo scontrino.
E se poi dovessi cadere, non rialzarti.
Non commettere l’errore di rialzarti.
Lascia che uno spesso strato di polvere si depositi
sulla tua figura atterrata.
Sarai un puntino immobile, non potrai più nulla.
Un traguardo concesso a pochi.
Ai caduti di tutte le guerre, di tutti gli svenimenti
e di tutti gli incidenti mortali.

*
Si parlava ovunque della necessità di riprendersi
la vita, di far ripartire l’economia. Ma la verità era
che le persone non desideravano più nulla
se non il perpetuare l’assenza di azioni e relazioni.
Il consumo degli oggetti, nonché il loro acquisto,
apparve sempre più inopportuno. Riguardo ai viaggi,
se non indispensabili venivano accuratamente
evitati. Gli sport erano sempre meno praticati perché
non si avvertiva il desiderio di apparire in forma.
Molte coppie si orientarono verso un’esistenza
priva di contatti esterni. Gli adolescenti
smisero di impegnarsi nello studio. I giovani aspettavano
la loro occasione davanti a uno schermo luminoso.
La specie umana perse molte delle sue caratteristiche
concernenti la lotta, la supremazia, l’affermazione di sé.
Chi aveva ottenuto riconoscimenti nel lavoro
o si era distinto nei più svariati campi del sapere,
dell’arte e della scienza lentamente fece parte,
per sempre, del passato.

*
Ho combattuto con le armi di un infante
talentuoso. E il nemico, l’avversario bellicoso
non mi risponde più. Non risponde.
Non mi riconosce.
Mi ha nutrito un tempo e mi ha lasciato scappare via
a due passi da casa.
È stato richiesto a noi sbandate figlie
di cercare un cucciolo per rimediare,
ho scavato gesso, bucato terre e acqua
per tornare e imporre il mio, di canto.
Una pietrificata sonatina in re minore.
Ma l’avversario se n’è andato. Ha lasciato cadere
la sciabola e ha fatto dietrofront, è tornato
dalla madre giovanissima. La cantilena di questo nemico
si chiama scomparsa, una canzoncina triste per moribondi.
Il prete si è espresso favorevolmente – un passo
avanti agli altri e un coro perosiano,
per mettere i precedenti a dimora.
Accudimento passò, venne l’età adulta.
La tua è ancora viva, che sorpresa.

Note

Il testo Il bel tempo è stato finalista al Premio Montano 2022.

Luisa Pianzola (Tortona 1960) è poeta e giornalista. Dopo studi di pittura e architettura si è laureata in storia dell’arte contemporanea (Lettere moderne) all’Università di Genova e diplomata in visual design alla Scuola Politecnica di Design di Milano. Ha pubblicato i libri di poesia Il punto di vista della cassiera (LietoColle-Pordenonelegge 2020, collana Gialla Oro); Una specie di abisso portatile (La Vita Felice 2015); Il ragazzo donna (La Vita Felice 2012); Salva la notte (La Vita Felice 2010); La scena era questa (LietoColle 2006); Corpo di G. (LietoColle 2003); Sul Caramba (Sapiens 1992) e due plaquette. Redattrice della rivista “La Mosca di Milano”, ha curato per LietoColle il progetto Serre di Poesia. Su di lei hanno scritto, tra gli altri, Mario Santagostini, Giampiero Neri, Angelo Lumelli, Piera Mattei, Gabriela Fantato, Stefano Raimondi, Piero Marelli, Gianni Turchetta, Stefano Guglielmin, Lorenzo Gattoni. 

 

www.luisapianzola.com

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