Emiliano Cribari: Cronache dalle rovine

di Franca Alaimo

Pregare senza altare

La montagna, il bosco: figure entrate da sempre nel territorio dei simboli e, dal Novecento, in quello psicoanalitico: luoghi del distacco dalla comunità umana, della prossimità, la prima, al divino; dell’immersione nella primitiva felicità e integrità della Natura, il secondo.

Ascesa ed esplorazione del proprio io.

Emiliano Cribari pratica entrambe percorrendo la catena degli Appennini, spina dorsale della penisola italiana, disegnando una mappa insieme storica, botanica, zoologica, catturando epifanie di luce, voli, ombre misteriose, panorami suggestivi, intridendosi di profumi, di colori, di gioie tattili.

Ma, soprattutto cercando sé stesso, come fecero santi, eremiti, poeti e uomini ‘selvatici’. Il suo è  un io che si sparpaglia in mille rivoli, tra ricordi del passato, fuggevolezza dell’istante, trascolorare di stagioni, l’una nell’altra, l’una dopo l’altra, ascolti, immaginazioni.

E con una passione che urge in ogni luogo: la poesia.

Sì possono, infatti, leggere i testi di “Cronache dalle rovine” come un’ininterrotta dichiarazione di poetica, in cui la materia diventa la chiave ispirativa: “poesia delle luci/ delle forme (…) della materia di cui è fatto il visibile”, che non solo attesta l'”opera grande di Dio”, ma si fa tramite di un ammonimento ossessivo ” che ripete:/ lascia stare” poiché “Ogni/ cosa può soltanto sembrare” e ogni cosa nasce e marcisce, come le foglie dell’albero.

Ne consegue che anche la poesia gemma solo dalla marcescenza, ripetendo all’infinito il connubio di morte e vita. La poesia, insomma, riflette, una continua “Erranza” (titolo che il poeta immagina per la sua prossima raccolta), un domandare senza requie.

Nelle lettere all’inquietudine che costituiscono l’ultima sezione del libro, il poeta accenna a una possibile risposta: lasciarsi andare all’oscurità del mistero, perdersi nell’alternanza di tenebre e luce, nella fragilità, poiché niente (la contemplazione, il pensiero, la solitudine, l’amore) offre una risposta definitiva.

Bisognerà affidare la poesia alla musica delle parole per dare vita a un qualche incantamento. Emiliano accumula rime (accostate, lontane, perfette, imperfette), allitterazioni e altre figure di suono, evocando indicibili stati d’animo, ricamando brevi folgorazioni della memoria, quadri descrittivi di bella raffinatezza.

È un Libro che non si può non leggere con una matita in mano, sottolineando più e più volte, incapaci di scegliere, perché ogni testo è una parte essenziale del sacro tempio che viene costruito in onore dell’Assoluto da un poeta consapevole che la cima di ogni monte non è un arrivo, ma un desiderio.

gli abeti non pensano a Dio
asceti nativi vocati al silenzio
al riparo dell’ombra
all’accoglienza
io li ho visti piangere e ho pianto
ridere e ho sorriso
io condannato alla rabbia al peccato
a chiudere gli occhi
a tenere il respiro
fino all’attimo prima di morire
a Vitareta ho avvertito la terra pregare
senza altare
senza necessità di nominare
(io dico Dio perché l’ho deluso)
vengo nei boschi per cercare un’impronta
una visione ora che è spento lo sguardo
pregano anche i tafani quando una mano
li allontana

*

tutte le cose le ho sciupate sempre io
io prima persona sola
e singolare
i rapporti i mestieri gli oggetti
li ho perduti tutti io
sempre io
reo confesso di non essere mai vittima
è mia la decisione di arretrare
di disfare
di partire
di domare l’indomabile impulso a sgretolare
tutte le cose le ho perdute sempre io

*

ha piovuto il sentiero è sparito
spariti gli uomini il bosco
è tornato più prossimo a Dio
se muoio qui di introspezione
verranno a prendermi i cinghiali
eccoli in branco ingrugnire
sotto cieli rovinati dai caccia americani
sotto cieli disumani
sono a un passo
oltre le eriche ritorte
affamate
li ho chiamati
se muoio qui di silenzio o di senso
verranno a prendermi gli uccelli a brevi voli
un canto funebre per echi e lontananze
omelia di foglie accese dai venti
c’è più pace fra i selvaggi
più speranza di pietà
in mezzo ai monti

Emiliano Cribari è poeta, fotografo, camminatore.
Dal 1999 ha iniziato a sperimentare nel contesto di svariati ambiti artistici: dalla poesia al teatro, dalla fotografia all’audiovisivo.
Parallelamente, ha maturato esperienze professionali anche nel campo dell’editoria e del giornalismo.
Dal 2015 ha iniziato a sviluppare progetti fotografici di carattere personale, soprattutto su tematiche sociali.
Nel 2019, come guida ambientale escursionistica, ha dato vita alle “camminate letterarie”, escursioni in ambienti naturali caratterizzate da letture poetiche.
Ha pubblicato La cura degli istanti (Transeuropa, 2019), La vita minima (AnimaMundi, 2020), Errante (AnimaMundi/emuse, 2022), Mar d’Appennino (Edizioni dei Cammini, 2022), Il valore dell’aria (EC, 2022) e I diari del libraio errante (EC, 2023). Ha inoltre curato il riadattamento in lingua italiana della raccolta di poesie La saggezza del condannato a morte e altre poesie di Mahmud Darwish (emuse, 2022).

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *