“Sin tinta no hay vida”
Ottobre porta con sé questo mio post sulla figura della scrittrice, poetessa e cattedratica di Letteratura spagnola, specializzata in letteratura contemporanea, Fanny Rubio. Nata a Linares (Jaén), in Andalusia, alla fine degli anni Quaranta, ha al suo attivo moltissime pubblicazioni sia letterarie sia accademiche e ha insegnato Letteratura spagnola nelle Università di Granada e Fes, poi soprattutto è stata Cattedratica presso la Universidad Complutense di Madrid. Molto presente anche in radio, televisioni, oltre che ovviamente in Università spagnole e internazionali, e in innumerevoli eventi, mediatici e non.
Mi voglio concentrare su tre sue pubblicazioni, emblematiche e significative per parlarne.
Il primo è il volume Poesía española contemporánea (1939 – 1980), corposissima e preziosa antologia (prima edizione del 1981 – con moltissime riedizioni – Alhambra Longman, collana ‘Clásicos’), a sua cura, insieme a J.L. Falcó, con chiara introduzione allo studio della poesia contemporanea spagnola, con ampio apparato di note e anche gli utili strumenti dell’indice onomastico e appendice bio-bibliografica riguardante poeti e poetesse principali presenti nel volume. È un’opera fondamentale, la base per chi vuole conoscere la poesia spagnola del ventesimo secolo, adatta sia a chi ama leggere, sia a chi studia la storia della letteratura spagnola e internazionale, sia davvero indicata e consigliata a poeti e poetesse.
Splendido dettaglio, nonché presentazione molto eloquente del libro stesso, è la copertina della antologia, cioè la stilizzata colomba (della pace!) disegnata dal poeta e artista andaluso Rafael Alberti (che viene, oltre che analizzato e antologizzato, anche ringraziato nel libro). Per inciso, chi volesse immergersi nella bellezza dell’opera poetica e visiva di Alberti e nell’Andalusia profonda, è invitato a visitare la Fondazione, presso El Puerto de Santa María (Cadice), e anche a leggere uno dei post prossimi di LA SPAGNA IN LETTERE, a lui dedicato.
Il secondo è il romanzo storico La casa del halcón (“La casa del falco”), Santillana Editores, prima edizione del 1995, con varie riedizioni successive.
Il terzo libro è El embrujo de amar (“Il fascino dell’amare”), Madrid, Ediciones Temas, prima edizione del 2001, un variegato saggio-intervista su storia, antropologia e ‘forme’ dell’amore umano.
La verve di questa scrittrice, la sua oratoria spigliatissima e dotta, nonché ricca anche di ironia e di una risata argentina contagiosa e davvero memorabile, e di cui ho potuto apprezzare le lezioni universitarie – è stata, a dirla tutta e posso ammettere – oggi – direi con vanto (!), tra l’altro lei la Relatrice della mia tesi di Dottorato, realizzata e discussa presso l’Università Complutense di Madrid: sulla opera della poetessa e scrittrice spagnola Clara Janés (figlia di editore catalano, madre musicista, e madre della artista e scultrice Adriana Veyrat). Un altro interessantissimo ramo di ricerca di Fanny Rubio è anche quello della stampa culturale spagnola. Proprio su questo tema, con analisi di varie riviste culturali, letterarie e poetiche, verteva il corso che avevo seguito e un lavoro di approfondimento realizzato in concomitanza. In tutti i suoi scritti, anche i romanzi, oltre a quelli citati menziono anche El dios dormido. La poesia, citazioni poetiche, menzioni alla poesia spagnola, araba, mistica sono sempre presenti nei suoi scritti, che spesso stanno in equilibrio dinamico tra temi di attualità, main-stream e nicchia, e scandagliano in modo narrativamente vivace accadimenti della storia più o meno recente di Spagna (includendo i territori spagnoli del nord-africa). Uno dei personaggi (il giornalista) del libro La casa del halcón è, come affermato e palesato dalla autrice stessa, ispirato a Sulman Rushdie, che la stessa Rubio ha presentato presso il noto – e splendido! – centro culturale di Madrid el ‘Círculo de Bellas Artes’, che negli anni ha ospitato moltissimi nomi della cultura spagnola, europea e mondiale… ricordo per esempio di aver presenziato anche a un evento in cui Hans Magnus Enzensberger presentava una sua celebre silloge poetica. Questo stesso centro ospita, annualmente, da moltissimi anni anche la lettura collettiva e integrale del Don Chisciotte di Cervantes. Il suo libro sull’amore include moltissime citazioni e riferimenti della letteratura, filosofia antiche e moderne, contemporanee, da Platone a Garcilaso, dalla Pardo Bazán a Goethe, da C. Martín Gaite ai mistici (anche in altri suoi libri Fanny Rubio lascia spazio davvero a molta parte dello scibile umano, soprattutto in termini poetici ed estetici: cita Adonis, Ibn Hamz, Santa Teresa, San Giovanni della Croce, …). Il tutto, come già accennato, incastonato in pagine in cui diverse narrazioni e registri linguistici convivono e, mai ultimi, liberatori aspetti ludici, ironici e a tratti comici. Fanny Rubio ha anche affrontato temi collegati alla religiosità cristiana-cattolica e mistica.
“Senza inchiostro non c’è vita”, felice espressione che sintetizza il modus vivendi della scrittrice, e che può essere cifra e metafora che ispira tutte le scrittrici e gli scrittori, e che leggiamo anche a pagina 46 del suo romanzo storico: un invito a scrivere, scrivere, scrivere (dunque anche a leggere, leggere, leggere).







