L’Atlante dantesco di Gianluca Barbera

Atlante dantesco di Gianluca Barbera
Una guida ai luoghi dell’Alighieri e della Divina Commedia

Intervista all’autore di Guido Michelone

In questi ultimi mesi lo scrittore reggiano Gianluca Barbera (classe 1964), oltre i romanzi in cui indaga le vite di celebri esploratori e i misteri dell’Italia contemporanea, si dedica anche ai due maggiori letterati del nostro Paese – Dante Alighieri e Alessandro Manzoni – analizzandoli secondo una prospettiva insolita almeno per quanto concerne la critica tradizionale, ovvero i posti abitati e gli spazi fisici sia concreti sia immaginati nel caso di Dante, che costruisce il proprio capolavoro – La Divina Commedia – architettando Inferno, Purgatorio e Paradiso mediante paesaggi fantasiosi anche se spesso crudamente realistici. Gianluca Barbera in quest’intervista inedita si rivela disponibile a raccontare il primo dei due volumi.

L’uscita di Atlante dantesco in apparenza o di fatto diverso da tutti gli altri, mi conferma l’idea che tu in fondo sia un vero biografo, come quelli di una volta, un biografo tentato di tradurre le vite dei grandi in romanzi, come appunto accade in altri tuoi testi. Giusto?

Direi che sono un raccontatore di storie, un affabulatore, con l’aggiunta di un temperamento filosofico, contemplativo e vagabondo. Quando m’imbatto in una storia stimolante ed esemplare, mi scatta qualcosa dentro. Anche nella vita sono così. In letteratura, ho raccontato l’avventura tragica di Magellano, il viaggio visionario di Marco Polo, la storia delle grandi esplorazioni ne Il viaggio dei viaggi, ma ho anche ricostruito/decostruito il caso Raul Gardini, la sua vicenda famigliare e dinastica, conclusasi tragicamente. Sono un cantastorie, un moderno aèdo con la vocazione del viaggiatore filosofo. Era inevitabile lasciarsi tentare dalla vicenda esistenziale di Dante Alighieri, che ricostruisco attraverso il racconto dei luoghi, delle amicizie e delle passioni. Atlante dantesco  è un libro che si può leggere come un romanzo, ma anche come una guida di viaggio. Una esperienza di viaggio in compagnia di Dante all’interno di quello che è stato il suo mondo. Il medioevo è un universo sconfinato, che non finisce mai di stupire, di produrre vertigini. I suoi aspetti più oscuri e violenti li conosciamo, ma per dirla con Jacques Le Goff, è stato anche “una grande epoca creatrice”, in ogni campo del sapere e dell’arte.

Una costante della tua opera  – saggistica e fiction – sembra quella di scegliere sempre grandi uomini, ossia eroi, magari con vite sofferte, ma di sicuro individui che il tempo (anche recente) ha consegnato alla Storia. Ti riconosci in questo tipo di scelta?

Potrei cavarmela dicendoti che non sono io a scegliere le storie e i personaggi che racconto, ma sono loro a scegliere me. In parte è vero. Sono come un cercatore d’oro, o come un rabdomante, a caccia di vene d’acqua. E quando le trova si accende in lui una luce, ode un richiamo irresistibile che lo spinge a prendere la parola e a narrare. Il mondo ha bisogno di storie, alle persone piace sentirle raccontare: è come viaggiare, entrare nelle menti di altri, tuffarsi in altre epoche: in una parola vivere, vivere molte vite tutte insieme. Non potrei mai essere uno scrittore minimalista. Non è la mia natura. Come lettore mi piacciono i romanzi incentrati sui piccoli fatti quotidiani, le storie che hanno per protagonisti uomini e donne comuni, sempre che questa espressione abbia un senso, raccontate con parole minime. Ma come autore devo assecondare la mia natura: per esempio, quando mi sono imbattuto in un vecchio libro che raccontava con meraviglia e senso di avventura la vicenda di Magellano, mi sono detto: questa è una tragedia che potrebbe essere uscita dalla penna di Shakespeare. E ho subito sentito il bisogno di riraccontarla attraverso le mie parole, il mio sguardo, i miei orizzonti, la mia visione del mondo.

Detto questo, com’è stato descrivere l’Alighieri mediante i luoghi fisici della sua sofferta esistenza?

Fin da ragazzo sapevo che l’avrei fatto, che avrei raccontato di Dante e Beatrice, di Dante e Guido Cavalcanti, che avrei rivissuto e rielaborato nella mia mente la “Divina commedia”, un’opera infinita, intramontabile, che contiene il mondo intero: “non c’è cosa sulla terra che non sia anche lì. Ciò che fu, ciò che è e ciò che sarà. La storia del passato e quella del futuro, le cose che ho avuto e quelle che avrò”. Sono parole di J.L. Borges, grande appassionato di Dante. Insomma, la Commedia come “opera totale”. Quanto a Dante, schiere di scrittori, intellettuali e lettori di ogni epoca sono stati conquistati dall’opera e dalla sua figura. In ogni parte del mondo, vi sono persone che si sono accostate all’italiano solo per poter leggere il poema dantesco in lingua originale. E c’è chi non smette di leggerlo e rileggerlo, sapendo che continuerà a trovarvi cose nuove. Perché la “Commedia” è davvero un’opera infinita, che ogni generazione di lettori rende più ricca. 

C’è qualcosa di nuovo che hai scoperto su un autore (Dante), di cui sembra essersi detto quasi tutto?

Dopo la Bibbia e William Shakespeare, Dante è l’autore più citato di tutti i tempi. E senza dubbio è ancora oggi uno degli italiani più famosi nel mondo. È ormai un’icona globale, per certi versi un’icona pop. Ogni cosa che reca la sua impronta desta attenzione. Film, libri, musica, fumetti, pubblicità, videogiochi, abbigliamento, turismo: tutto testimonia della sua fama planetaria. Per noi italiani è più facile capire l’origine di tanta centralità: da secoli lo consideriamo il padre spirituale della lingua e della nazione italiana. Più interessante è cercare di spiegare la ragione di tanto apprezzamento nel mondo. Innanzitutto, la grandezza della “Divina commedia”. E poi c’è da considerare che Dante è stato non solo un grande poeta, ma anche un uomo di insuperabile dirittura morale (malgrado le ingiuste accuse che gli furono rivolte). Un esempio per gli uomini del suo tempo e per quelli di oggi. La sua statura morale, dunque, non è secondaria. Il suo prodigarsi per il bene comune, sempre con grande senso di responsabilità. Insomma, un uomo di impegno totale, la cui instancabile ricerca della verità ha toccato molti ambiti. Un punto di riferimento sicuro in un’epoca di confusione generale come la nostra, anche sul piano dei valori. Dante non è attuale perché dice cose che valgono ancora oggi, ma perché si è spinto avanti, e già ci attende nel futuro. La sua arte contiene, per dirne una, tutti i caratteri indicati da Italo Calvino in Lezioni americane come fondamentali “per una letteratura del nuovo millennio”. Nel mio libro credo di essere riuscito a riportare alla luce la sua dimensione umana.

A quale scrittore o intellettuale di epoca moderno-contemporanea avvicineresti Dante dopo questo tuo libro?

No, non c’è nessuno che gli somiglia. Forse, l’unico che in qualche misura si è sforzato di avere la sua statura globale è Pier Paolo Pasolini, il quale tra l’altro nel 1963 intraprese una riscrittura della Commedia dantesca in chiave autobiografica, intitolandola Divina Mimesis (anche se qualcuno sostiene che il titolo sia stato scelto dall’editore). Ma mi accorgo che nel momento stesso in cui l’ho detto già me ne sono pentito e quasi vergognato. È un po’ come paragonare le ombre della caverna platonica alle persone in carne e ossa. La domanda è stimolante, ma rimane senza risposta. Teniamoci Dante, è come se fosse ancora vivo. Non dimentichiamo, tuttavia, che la sua fama ha conosciuto momenti di oscurità. E che tra i suoi detrattori si annoverano filosofi quali Friedrich Nietzsche, che nel Crepuscolo degli idoli si spinse a definire Dante “la iena che fa poesia nelle tombe”. Non pochi furono coloro che lo accusarono, non comprendendolo, di aver scritto la “Commedia” per vendicarsi dei suoi nemici e sdebitarsi con i suoi amici. Tra questi, in parte, lo storico fiorentino suo contemporaneo Giovanni Villani. E il poeta francese Alphonse de Lamartine (1790-1869), che non si peritò di definire la Commedia “un poema dell’odio politico”, una “gazette florentine”, “tenebrosa” e “inesplicabile”. Tuttavia la grandezza di Dante è passata indenne attraverso le molte tempeste e ogni anno milioni di turisti si riversano nelle strade di Firenze anche per il piacere di calpestare lo stesso suolo toccato dai suoi calzari.

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