Sono stata, come tanti, un’adolescente triste e solitaria. Ricordo che mi sentivo quasi condannata ad essere un’osservatrice silenziosa delle vite degli altri, come il Tonio Kröger di Thomas Mann che ai margini della sala da ballo, nella penombra, osserva i ragazzi e le ragazze “dagli occhi azzurro-acciaio” volteggiare nella loro giovinezza senza pensieri.
Un verso che, in quel capitolo della mia vita, mi ossessionava era la chiusa di Falsetto di Montale: “Ti guardiamo noi, della razza di chi rimane a terra.”
Questa attitudine a osservare, quel vuoto di me, è diventato negli anni la mia più grande ricchezza. Ho lavorato per anni come filmmaker; avvolta nella placenta di una sala di montaggio mi sentivo a mio agio, trascorrevo ore a mettere in relazione fra loro le immagini, a meravigliarmi di quanto potesse mutare il senso del lavoro mutandone la posizione, la durata, il ritmo. Il montaggio, per me, è poesia.
Tuttavia a un certo punto ho sentito la necessità di usare le parole. E’ successo una decina di anni fa. Per caso. Mentre facevo la fila per comprare il pane. Guardando la commessa dietro il banco ho avuto un’intuizione, una piccola luce che si è impressa da qualche parte dentro di me. In quel momento ho capito che la telecamera non sarebbe bastata per raccontare quello che avevo visto e comunque, anche se l’avessi avuta tra le mani, non avrei potuto accenderla e riprendere quella sconosciuta dietro il banco senza violarne l’intimità.
Tornata a casa scrissi questo testo:
La commessa del pane
ha un fisico minuto da ragazza
capelli tinti di biondo raccolti
in una coda di cavallo un po’ svogliata
anelli, orecchini e ciondoli
ad esibire
rituali passaggi della vita
è gentile, veloce, meccanica
la sua presenza sottintesa
in quello spazio stretto
fra il bancone e le ceste
Le rughe
sul suo volto
sono parole involontarie
di dolore, amore e rimpianto
che non tollero guardare
per pudore.
Un testo, non una poesia.
Davvero non avevo idea che quello sarebbe stato l’inizio di un percorso di ricerca che avrebbe coinvolto le parole.
La mia scrittura è fortemente legata alla mia lunga esperienza e dimestichezza con l’universo audiovisivo ed è animata dallo stesso principio che sta alla base del racconto cinematografico: Show, don’t tell. Mostra, non dire.
Non so cosa resterà di quanto ho scritto, di quanto scrivo, ma non è importante per me. L’importante è continuare a ricercare nuove forme di espressione; esercitare la creatività che è cosa viva, materica. Una poesia vive fino a quando entra in relazione con qualcuno, poi, come un corpo, muore e si decompone. Torna alla terra, torna in altri occhi.
Antonella Sica, genovese, è laureata con lode in Lettere Moderne. E’ regista e manager culturale in ambito audiovisivo e cinematografico. Ha fondato e co-diretto il Genova Film Festival dal 1998 al 2015. Ha diretto e realizzato cortometraggi di fiction e documentari selezionati e premiati in diversi Festival. Tra lavori realizzati Ballata Trash, cortometraggio con il poeta Edoardo Sanguineti. Ha curato il libro?intervista Claudio G. Fava – Clandestino in galleria (Le Mani 2003) e collaborato alla realizzazione dei volumi Le Immagini del G8 – Le strade perdute di Genova (Falsopiano 2002), L’immagine plurale – Documentazione filmica, comunicazione e movimenti di massa (AAMOD 2003), Le forme del corto. Rapporto sui corti italiani (Falsopiano 2007). Ha ideato e organizzato festival e rassegne cinematografiche, tra cui X_Science: Cinema tra Scienza e Fantascienza e FIDRA (Festival Internazionale del Reportage Ambientale).
Nel 2014 vince il premio per la miglior silloge del concorso indetto dalla casa editrice Prospero Editore (pubblicata dal medesimo editore nel 2015 col titolo Fragile al mondo).
Nel 2017 vince il Premio Internazionale di Poesia Città di Milano con la silloge La memoria nel corpo, pubblicata l’anno seguente da Rayuela Edizioni.
Nel 2019 vince il Premio come Miglior Silloge al XX° Premio di Scrittura Femminile “Il Paese delle donne” con la silloge L’ira notturna di Penelope uscito nel 2022 per i tipi di Prospero Editore, con la prefazione di Donatella Bisutti.
Suoi testi sono stati selezionati e premiati in diversi festival, fra cui Bologna in Lettere, Concorso Letterario Guido Gozzano, Premio Lorenzo Montano, Premio Arcipelago Itaca e pubblicati su riviste online e blog fra cui Inverso – giornale di poesia, Poesia del nostro tempo, Larosainpiù,Ex-Libris, Cartesensibili, Metaphorica, Menabò, e su Versante Ripido, dove cura la rubrica di videopoesia “Lanterna magica”.
Con la nuova raccolta “Corpi Estranei” ha vinto il premio Premio InediTO – Colline di Torino 2023.


Quasi una confidenza fatta a bassa voce.